Toscana
OMICIDIO-SUICIDIO A MONTECATINI
"Nessun litigio prima dello sparo" Licenziato dopo lo schiaffo a un bimbo
Piero Barghigiani
A passi decisi ha raggiunto la porta della dirigente che, nella sua mente sconvolta dall’odio, aveva inserito in una sorta di elenco di persone che avevano decretato il suo allontanamento dal Comune. È entrato e senza un attimo di esitazione ha esploso un colpo in fronte alla dirigente. Poi è uscito ed è fuggito in bici. La cronaca di un omicidio nato dopo lo schiaffo a un bimbo e il licenziamento dell'autista dello scuolabus
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MONTECATINI. L’ha freddata nel suo ufficio con un colpo in testa sparato a meno di un metro di distanza. Alle 15,45 la paranoia omicida ha armato la mano di Silvano Condotti, 55 anni, ex autista di scuolabus. Vittima del delirio di un dipendente licenziato, la dirigente del Comune, settore scuola e servizi al cittadino, Giovanna Piattelli, 59 anni, separata, con un figlio.
Poco più di un’ora dopo Condotti ha messo fine alla caccia all’uomo sparandosi in bocca con la stessa pistola, una Iai calibro 45 di fabbricazione americana detenuta regolarmente, quando ha visto gli agenti della polizia accerchiarlo sotto casa in viale Cadorna.
Come un’esecuzione. Nessuno ha assistito all’uccisione della dirigente. L’ex autista conosceva bene corridoi e angoli del municipio e non ha avuto difficoltà a salire fino al secondo piano. Vederlo girare in Comune, nonostante fosse stato licenziato nel 2004, non era una novità. Non ha preso l’ascensore. Ha preferito le scale. Per nascondere l’arma ha usato un giubbotto verde poi abbandonato su un tavolino. A passi decisi ha raggiunto la porta della dirigente che, nella sua mente sconvolta dall’odio, aveva inserito in una sorta di elenco di persone che avevano decretato il suo allontanamento dal Comune. È entrato e senza un attimo di esitazione ha esploso un colpo in fronte alla dirigente, il cui corpo è stato trovato dai primi soccorritori riverso su un fianco circondato dal sangue. Poi è uscito e percorrendo il corridoio tenendo la pistola ancora in pugno rivolta verso il pavimento ha imboccato le scale ed è uscito dal palazzo.
I primi soccorsi. Le dipendenti dell’ufficio hanno riferito agli inquirenti di non aver sentito urla o litigi prima dello sparo. «Mi è sembrato un petardo - racconta la prima impiegata a mettere piede nella stanza della dottoressa Piattelli - sono uscita e ancora si sentiva nell’aria l’odore della polvere da sparo. Quando sono entrata ho visto la dirigente stesa in terra dietro la scrivania in mezzo al sangue. Ho iniziato a urlare e sono corsa a chiamare il 118».
La psicosi. Dagli uffici del secondo piano sono usciti i dipendenti richiamati dalle grida della collega. In attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine gli impiegati hanno temuto che Condotti fosse ancora in Comune. Sotto choc i colleghi della donna uccisa hanno cominciato a chiamare i familiari e alla polizia sono stati forniti i nomi di chi in passato aveva avuto a che fare con l’omicida. Tutti sono stati raggiunti da poliziotti e carabinieri per una tutela personale poi superata dal suicidio dell’assassino. La storia del licenziamento era nota e più di una persona si era trovata a discutere con l’uomo che rifiutava sia il provvedimento che la proposta di conciliazione avanzata dal Comune per farlo rientrare in organico con una mansione che non fosse quella di autista di scuolabus. In quel ruolo Condotti si era reso protagonista di un episodio di percosse ai danni di un bimbo che gli era costata una condanna. Da lì poi era iniziato l’iter concluso con il licenziamento nel 2004. Un provvedimento contro il quale aveva presentato ricorso a Pistoia e in appello a Firenze. Perdendo sempre. E proprio nelle scorse settimane la notizia del ricorso respinto potrebbe aver innescato quella bomba a orologeria esplosa nella furia omicida di ieri pomeriggio.
Le ricerche. Condotti di solito si spostava con una vecchia bici scassata. E anche ieri pomeriggio non ha abbandonato la sua abitudine. Dopo essere arrivato in Comune e aver ucciso la dirigente, l’ex autista ha inforcato la bicicletta e si è diretto verso casa. Più di un testimone l’ha visto passare in via Leonardo da Vinci, davanti all’ippodromo Sesana, e ha segnalato la presenza alle forze dell’ordine. Mentre diversi poliziotti garantivano la protezione ai potenziali bersagli di un uomo a quel punto disposto a tutto, gli agenti della squadra mobile si sono presentati in viale Cadorna 10, l’abitazione dove Condotti viveva con la moglie e un figlio. Quando l’omicida ha visto i poliziotti si è messo la canna della pistola in bocca e ha premuto il grilletto.
L’autopsia. I corpi di Giovanna Piattelli e Silvano Condotti sono stati trasferiti all’obitorio di Pistoia in attesa dell’autopsia che verrà eseguita dal medico legale Giuliano Piliero tra oggi e domani. Del caso si occupa il sostituto procuratore Francesco Sottosanti. In Comune si sono presentati anche il capo della Procura, Renzo Dell’Anno e il questore Maurizio Manzo. Mentre le indagini sono state condotte dal capo della squadra mobile, Antonio Fusco e dal dirigente de commissariato, Giuseppe Picariello.
Poco più di un’ora dopo Condotti ha messo fine alla caccia all’uomo sparandosi in bocca con la stessa pistola, una Iai calibro 45 di fabbricazione americana detenuta regolarmente, quando ha visto gli agenti della polizia accerchiarlo sotto casa in viale Cadorna.
Come un’esecuzione. Nessuno ha assistito all’uccisione della dirigente. L’ex autista conosceva bene corridoi e angoli del municipio e non ha avuto difficoltà a salire fino al secondo piano. Vederlo girare in Comune, nonostante fosse stato licenziato nel 2004, non era una novità. Non ha preso l’ascensore. Ha preferito le scale. Per nascondere l’arma ha usato un giubbotto verde poi abbandonato su un tavolino. A passi decisi ha raggiunto la porta della dirigente che, nella sua mente sconvolta dall’odio, aveva inserito in una sorta di elenco di persone che avevano decretato il suo allontanamento dal Comune. È entrato e senza un attimo di esitazione ha esploso un colpo in fronte alla dirigente, il cui corpo è stato trovato dai primi soccorritori riverso su un fianco circondato dal sangue. Poi è uscito e percorrendo il corridoio tenendo la pistola ancora in pugno rivolta verso il pavimento ha imboccato le scale ed è uscito dal palazzo.
I primi soccorsi. Le dipendenti dell’ufficio hanno riferito agli inquirenti di non aver sentito urla o litigi prima dello sparo. «Mi è sembrato un petardo - racconta la prima impiegata a mettere piede nella stanza della dottoressa Piattelli - sono uscita e ancora si sentiva nell’aria l’odore della polvere da sparo. Quando sono entrata ho visto la dirigente stesa in terra dietro la scrivania in mezzo al sangue. Ho iniziato a urlare e sono corsa a chiamare il 118».
La psicosi. Dagli uffici del secondo piano sono usciti i dipendenti richiamati dalle grida della collega. In attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine gli impiegati hanno temuto che Condotti fosse ancora in Comune. Sotto choc i colleghi della donna uccisa hanno cominciato a chiamare i familiari e alla polizia sono stati forniti i nomi di chi in passato aveva avuto a che fare con l’omicida. Tutti sono stati raggiunti da poliziotti e carabinieri per una tutela personale poi superata dal suicidio dell’assassino. La storia del licenziamento era nota e più di una persona si era trovata a discutere con l’uomo che rifiutava sia il provvedimento che la proposta di conciliazione avanzata dal Comune per farlo rientrare in organico con una mansione che non fosse quella di autista di scuolabus. In quel ruolo Condotti si era reso protagonista di un episodio di percosse ai danni di un bimbo che gli era costata una condanna. Da lì poi era iniziato l’iter concluso con il licenziamento nel 2004. Un provvedimento contro il quale aveva presentato ricorso a Pistoia e in appello a Firenze. Perdendo sempre. E proprio nelle scorse settimane la notizia del ricorso respinto potrebbe aver innescato quella bomba a orologeria esplosa nella furia omicida di ieri pomeriggio.
Le ricerche. Condotti di solito si spostava con una vecchia bici scassata. E anche ieri pomeriggio non ha abbandonato la sua abitudine. Dopo essere arrivato in Comune e aver ucciso la dirigente, l’ex autista ha inforcato la bicicletta e si è diretto verso casa. Più di un testimone l’ha visto passare in via Leonardo da Vinci, davanti all’ippodromo Sesana, e ha segnalato la presenza alle forze dell’ordine. Mentre diversi poliziotti garantivano la protezione ai potenziali bersagli di un uomo a quel punto disposto a tutto, gli agenti della squadra mobile si sono presentati in viale Cadorna 10, l’abitazione dove Condotti viveva con la moglie e un figlio. Quando l’omicida ha visto i poliziotti si è messo la canna della pistola in bocca e ha premuto il grilletto.
L’autopsia. I corpi di Giovanna Piattelli e Silvano Condotti sono stati trasferiti all’obitorio di Pistoia in attesa dell’autopsia che verrà eseguita dal medico legale Giuliano Piliero tra oggi e domani. Del caso si occupa il sostituto procuratore Francesco Sottosanti. In Comune si sono presentati anche il capo della Procura, Renzo Dell’Anno e il questore Maurizio Manzo. Mentre le indagini sono state condotte dal capo della squadra mobile, Antonio Fusco e dal dirigente de commissariato, Giuseppe Picariello.
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