Il dolore
business
Auto con truffa, nove patteggiano
Pietro Barghigiani
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La conferenza stampa della polizia stradale per illustrare l’operazione “Rain man”Trentadue sono stati rinviati a giudizio, nove hanno patteggiato, due sono stati assolti e uno è uscito dal processo con la formula del non luogo a procedere. Passata dal filtro del gup, Luciano Costantini, l'inchiesta "Rain man" sulla truffa delle auto di lusso comincia a incanalarsi nei suoi risvolti processuali
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MONTECATINI. Trentadue sono stati rinviati a giudizio, nove hanno patteggiato, due sono stati assolti e uno è uscito dal processo con la formula del non luogo a procedere. Passata dal filtro del gup, Luciano Costantini, l'inchiesta "Rain man" sulla truffa delle auto di lusso comincia a incanalarsi nei suoi risvolti processuali.
Condotta dalla polizia stradale di Firenze, nell'ottobre 2008 l'indagine portò all'arresto di 14 persone e a 38 denunce per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, appropriazione indebita e simulazione di reato.
Un primo troncone vede numerosi imputati rispondere della sola associazione a delinquere. L'altro, nel quale ci sono gli stessi personaggi coinvolti, riguarda gli altri reati.
Ma con l'inizio del processo davanti al tribunale di Pistoia, in sessione collegiale, fissato per l'11 febbraio 2010, i due procedimenti verranno riunificati.
Il "fatturato". Il business delle auto di lusso esportate all'estero rendeva bene. Oltre due milioni di euro il volume d'affari registrato da quella che la Procura della Repubblica di Pistoia ha ritenuto essere un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'appropriazione indebita attiva su scala internazionale. Un albergo in centro veniva utilizzato come base per ricevere i compratori stranieri e riunirsi per decidere le strategie della banda.
Il sistema. I modi per mettere le mani sulle auto, dalle Bmw X5 alle Porsche Cayenne, da trasferire all'estero erano due: attraverso un contratto di leasing o rivolgendosi a una società di noleggio. Nel caso del leasing dopo aver pagato una rata il locatario insolvente, d'accordo con la gang, cedeva la macchina agli organizzatori della truffa, i quali dotava la vettura di una documentazione falsa e la portavano oltre confine. Le rotte identificate dagli investigatori portano tutte in Russia passando quando dalla Lituania o dalla Bielorussia, quando dall'Ucraina o dalla Polonia. Per il noleggio i tempi erano anche più brevi.
Stipulato un contratto per una o due settimane, magari dando come caparra assegni scoperti, la macchina prendeva il volo verso l'Est Europa. A questo punto scattava la fase due, quella della denuncia.
Le false denunce. Il titolare del contratto di leasing o quello del noleggio si presentavano alla polizia dichiarando il furto dell'auto. E qui scattava il duplice guadagno.
Secondo gli inquirenti il lucro di arrestati e denunciati era duplice. Chi aveva preso in leasing il veicolo incassava i soldi per la cessione alla banda e poi l'assicurazione copriva con l'indennizzo i soldi da restituire alla società.
La gang, invece, guadagnava rivendendo l'auto acquistata, si fa per dire, in Italia.
Condotta dalla polizia stradale di Firenze, nell'ottobre 2008 l'indagine portò all'arresto di 14 persone e a 38 denunce per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, appropriazione indebita e simulazione di reato.
Un primo troncone vede numerosi imputati rispondere della sola associazione a delinquere. L'altro, nel quale ci sono gli stessi personaggi coinvolti, riguarda gli altri reati.
Ma con l'inizio del processo davanti al tribunale di Pistoia, in sessione collegiale, fissato per l'11 febbraio 2010, i due procedimenti verranno riunificati.
Il "fatturato". Il business delle auto di lusso esportate all'estero rendeva bene. Oltre due milioni di euro il volume d'affari registrato da quella che la Procura della Repubblica di Pistoia ha ritenuto essere un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'appropriazione indebita attiva su scala internazionale. Un albergo in centro veniva utilizzato come base per ricevere i compratori stranieri e riunirsi per decidere le strategie della banda.
Il sistema. I modi per mettere le mani sulle auto, dalle Bmw X5 alle Porsche Cayenne, da trasferire all'estero erano due: attraverso un contratto di leasing o rivolgendosi a una società di noleggio. Nel caso del leasing dopo aver pagato una rata il locatario insolvente, d'accordo con la gang, cedeva la macchina agli organizzatori della truffa, i quali dotava la vettura di una documentazione falsa e la portavano oltre confine. Le rotte identificate dagli investigatori portano tutte in Russia passando quando dalla Lituania o dalla Bielorussia, quando dall'Ucraina o dalla Polonia. Per il noleggio i tempi erano anche più brevi.
Stipulato un contratto per una o due settimane, magari dando come caparra assegni scoperti, la macchina prendeva il volo verso l'Est Europa. A questo punto scattava la fase due, quella della denuncia.
Le false denunce. Il titolare del contratto di leasing o quello del noleggio si presentavano alla polizia dichiarando il furto dell'auto. E qui scattava il duplice guadagno.
Secondo gli inquirenti il lucro di arrestati e denunciati era duplice. Chi aveva preso in leasing il veicolo incassava i soldi per la cessione alla banda e poi l'assicurazione copriva con l'indennizzo i soldi da restituire alla società.
La gang, invece, guadagnava rivendendo l'auto acquistata, si fa per dire, in Italia.
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