La protesta
Furto
Quadri spariti all’AccademiaComune chiamato in causa
Un primo patteggiamento a 2 anni e 2 mesi e un secondo da definire nell’udienza di gennaio. Ma con i tribunali avrà ancora a che fare l’ex direttore dell’Accademia d’Arte Scalabrino, Valerio Linzi Biscalchin, 69 anni, nato a Milano e residente a Firenze
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MONTECATINI. Un primo patteggiamento a 2 anni e 2 mesi e un secondo da definire nell’udienza di gennaio. Ma con i tribunali avrà ancora a che fare l’ex direttore dell’Accademia d’Arte Scalabrino, Valerio Linzi Biscalchin, 69 anni, nato a Milano e residente a Firenze. Quasi chiuso quello di Pistoia, si è aperto anche un fronte romano per l’ex curatore dell’Accademia.
Nella capitale Biscalchin è sotto processo per truffa e una parte offesa nel procedimento penale ha tirato in ballo anche il Comune sostenendone la responsabilità oggettiva nella gestione dell’istituzione culturale vittima di una spoliazione silenziosa di quadri imputabile al 69enne esperto d’arte. Un privato a cui Biscalchin aveva venduto dei quadri, poi sequestrati e rientrati in possesso dell’Accademia, ha citato in giudizio anche l’amministrazione ritenendola in qualche modo legata all’ente gestito in passato dall’ex direttore. «Siamo stati chiamati in causa da una parte lesa in un processo contro Biscalchin - spiega il sindaco, Giuseppe Bellandi -. Il Comune non c’entra niente. Ma abbiamo dovuto lo stesso nominare un legale». La scelta della giunta è caduta sull’avvocato Roberto Martire di Roma. Sarà lui il domiciliatario a cui si appoggerà il legale del Comune, Rossana Parlanti, per dimostrare l’estraneità dell’ente dalle contestazioni mosse dal privato che si ritiene truffato. «Il Comune nomina solo un componente nel consiglio dell’Accademia d’arte - aggiunge il vice sindaco, Edoardo Fanucci -. Non può, quindi, essere considerato responsabile della gestione». L’ex curatore della Scalabrino ha patteggiato, senza la condizionale, 2 anni e 2 mesi per appropriazione indebita e calunnia. L’episodio riguarda la vendita di un quadro di cui poi Biscalchin denunciò lo smarrimento.
A fine gennaio, in tribunale a Monsummano, l’imputato sarà chiamato a rispondere di altri episodi riferiti sempre alla gestione della Scalabrino per i quali è stata chiesta la riunificazione dei procedimenti penali. Si sono costituite parti civili due privati e l’Accademia nella persona del presidente, Alberto Scalabrino. Il commercio di quadri altrui incassando per sé i soldi delle vendite sarebbe andato avanti almeno dal 2005 ai primi mesi del 2007. Gli investigatori stimano in almeno due milioni gli introiti accumulati da Biscalchin. Dopo la denuncia dell’Accademia vennero recuperate dai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico 166 opere sulle 190 sparite.
Nella capitale Biscalchin è sotto processo per truffa e una parte offesa nel procedimento penale ha tirato in ballo anche il Comune sostenendone la responsabilità oggettiva nella gestione dell’istituzione culturale vittima di una spoliazione silenziosa di quadri imputabile al 69enne esperto d’arte. Un privato a cui Biscalchin aveva venduto dei quadri, poi sequestrati e rientrati in possesso dell’Accademia, ha citato in giudizio anche l’amministrazione ritenendola in qualche modo legata all’ente gestito in passato dall’ex direttore. «Siamo stati chiamati in causa da una parte lesa in un processo contro Biscalchin - spiega il sindaco, Giuseppe Bellandi -. Il Comune non c’entra niente. Ma abbiamo dovuto lo stesso nominare un legale». La scelta della giunta è caduta sull’avvocato Roberto Martire di Roma. Sarà lui il domiciliatario a cui si appoggerà il legale del Comune, Rossana Parlanti, per dimostrare l’estraneità dell’ente dalle contestazioni mosse dal privato che si ritiene truffato. «Il Comune nomina solo un componente nel consiglio dell’Accademia d’arte - aggiunge il vice sindaco, Edoardo Fanucci -. Non può, quindi, essere considerato responsabile della gestione». L’ex curatore della Scalabrino ha patteggiato, senza la condizionale, 2 anni e 2 mesi per appropriazione indebita e calunnia. L’episodio riguarda la vendita di un quadro di cui poi Biscalchin denunciò lo smarrimento.
A fine gennaio, in tribunale a Monsummano, l’imputato sarà chiamato a rispondere di altri episodi riferiti sempre alla gestione della Scalabrino per i quali è stata chiesta la riunificazione dei procedimenti penali. Si sono costituite parti civili due privati e l’Accademia nella persona del presidente, Alberto Scalabrino. Il commercio di quadri altrui incassando per sé i soldi delle vendite sarebbe andato avanti almeno dal 2005 ai primi mesi del 2007. Gli investigatori stimano in almeno due milioni gli introiti accumulati da Biscalchin. Dopo la denuncia dell’Accademia vennero recuperate dai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico 166 opere sulle 190 sparite.
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