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Coniugi uccisi dal gastecnico patteggiaun anno e 4 mesi

Pietro Barghigiani
L’abitazione dei coniugi Giori in via Francesca
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L’abitazione dei coniugi Giori in via Francesca

Un patteggiamento e la trasmissione degli atti al pm per approfondire la posizione degli altri due indagati.
È un primo pronunciamento quello del gup Roberto Tredici nel processo per la morte dei coniugi Giori, uccisi dalle esalazioni di monossido di carbonio di una caldaia la sera del 5 dicembre 2008

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LARCIANO. Un patteggiamento e la trasmissione degli atti al pm per approfondire la posizione degli altri due indagati.
È un primo pronunciamento quello del gup Roberto Tredici nel processo per la morte dei coniugi Giori, uccisi dalle esalazioni di monossido di carbonio di una caldaia la sera del 5 dicembre 2008.

Patteggiamento e nuove indagini. Matteo Bazzicalupi, 25 anni, di Lamporecchio, assistito dagli avvocati Alessandro Giuliani e Sandra Bendinelli, ha patteggiato un anno e 4 mesi con la sospensione condizionale per il reato di omicidio colposo plurimo.

Il rito alternativo scelto dal giovane non prevede il ricorso in appello.
Tra i due installatori lui era ritenuto il più esperto, anche in virtù dell'età, rispetto al giovanissimo Juri Razzoli per il quale, insieme al titolare dell'impresa Gino Meini, il giudice dell'udienza preliminare ha chiesto al pubblico ministero un supplemento di indagine.

Saranno sentiti, oltre a Bazzicalupi e Meini, anche altre due dipendenti della ditta. La Procura dovrà stabilire con esattezza il ruolo e le mansioni degli indagati nell'attività di installazione degli impianti. L'udienza per Meini e Razzoli è stata fissata per il 26 febbraio.
Le vittime. A perdere la vita a causa del gas killer furono Bernardo Giori, 78 anni, e la moglie Regina Medeghini, di 73, deceduti nella loro casa in via Francesca dopo aver respirato monossido di carbonio sprigionato da una caldaia finita di installare il giorno stesso della tragedia.
L'accusa. Escluso il difetto di fabbricazione, secondo la Procura della Repubblica a determinare la diffusione del gas venefico sarebbe stata l'errata installazione della caldaia con evidenti errori umani.
Nei mesi scorsi si era tenuto in casa Giori quello che in gergo tecnico viene definito esperimento giudiziale.
L'esito del sopralluogo con la messa in funzione della caldaia aveva portato alla conclusione che lo scarico della canna fumaria sarebbe stato collegato a quello della presa d'aria. Stando all'accusa, quindi, una negligenza nell'installazione capace di ammorbare l'aria di gas nel giro di pochi minuti.
Le parti civili. Il figlio della coppia deceduta è assistito dall'avvocato Vito Di Berardino, le altre due figlie sono rappresentate dagli avvocati Enrico Panelli e Federica Francesconi.

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