Il Tirreno

Montecatini

“commercianti” virtuali

Griffe false vendute sul web

Pietro Barghigiani
Tra i capi sequestrati nei negozi virtuali scarpe, magliette, cappellini e pantaloni
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Tra i capi sequestrati nei negozi virtuali scarpe, magliette, cappellini e pantaloni

La merce taroccata arrivava da Cina e Turchia, veniva stoccata in Valdinievole e venduta in tutta Italia attraverso il sito e-Bay. Centinaia di operazioni sconosciute al fisco, ma scoperte dalla Guardia di Finanza. Due persone hanno patteggiato i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione

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MONTECATINI. La merce taroccata arrivava da Cina e Turchia, veniva stoccata in Valdinievole e venduta in tutta Italia attraverso il sito e-Bay. Centinaia di operazioni sconosciute al fisco, ma scoperte dalla Guardia di Finanza. Due persone hanno patteggiato i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione.

Sono Davide Ghelarducci, 36 anni, di Pieve a Nievole e Francesco Ghelarducci, 32 anni, di Monsummano: entrambi hanno patteggiato una pena di 11 mesi e 10 giorni di reclusione e 600 euro di multa.

Il giudice del tribunale di Monsummano, Valeria Marino ha disposto anche la confisca dei beni (centinaia di capi di abbigliamento) sequestrati dalle Fiamme Gialle il 24 gennaio 2007.

Avevano messo su un commercio da vu' cumprà on line, ma con transazioni e soldi reali, i due imputati che hanno chiuso la vicenda processuale con un patteggiamento.

Un negozio virtuale al posto dei tappetini stesi sull'asfalto. La vendita al dettaglio declinata al tempo di Internet.

Il sistema. Ognuno si muoveva per conto proprio anche se ciascuno sapeva dell'attività dell'altro.
Il business andava avanti da almeno un paio d'anni. Il sistema era semplice. Dopo essersi registrati sul sito e-Bay (estraneo all'attività illecita) e aver creato il proprio negozio virtuale, i "commercianti" ordinavano via Internet la merce da siti cinesi e turchi e più in generale dove avevano la possibilità di reperire borse, scarpe, cappellini, pantaloni e altri accessori a prezzi convenienti.
Pagavano la fornitura, sempre con transazioni elettroniche, e poi stoccavano in garage e altri depositi di proprietà la merce in attesa di trovare i compratori. Che sul sito e-Bay non mancavano di certo.
Quando il navigatore-acquirente si trovava davanti la foto del prodotto accompagnato a prezzi stracciati, ma comunque superiori a quelli pagati dai due imputati ai fornitori, per articoli di Prada, Armani, Dolce & Gabbana, Ralph Lauren, Dior e altri ancora, effettuava l'ordine e riceveva la merce che gli veniva spedita e saldata in contrassegno o attraverso pagamenti anticipati con carte di credito.

Le indagini. Le vendite irregolari sul web furono scoperte navigando su Internet.
I finanzieri termali si imbatterono in siti che lasciavano intendere un'attività poco lecita.
Iniziò la consultazione di provider, account e transazioni e-commerce che portarono alla scoperta dei due giovani che alimentavano il business dei marchi taroccati.
Fu così monitorato il sito e-Bay, il più importante tra quelli che si occupano di vendite all'asta, e vennero individuate centinaia di transazioni sospette.
A quel punto furono selezionati alcuni nickname, nomi in codice usati nella rete, e attraverso la verifica con i provider si materializzarono nomi e volti acquisendo i dati inseriti per la registrazione degli account.

I sequestri. Conclusa l'indagine a tavolino davanti a un computer le Fiamme Gialle, coordinate dalla Procura della Repubblica, eseguirono perquisizioni domiciliari nelle residenze degli allora indagati. Le visite, tra Pieve e Monsummano, si conclusero con il sequestro di oltre 500 capi di abbigliamento con griffe false per un valore commerciale di 10mila euro.

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