Il dolore
IL CASO DEI QUADRI SPARITI
Biscalchin patteggia due anni
Pietro Barghigiani
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Valerio Linzi Biscalchin e alcuni quadri recuperati dai carabinieriPrima vicenda giudiziaria per l'ex direttore dell'Accademia d'Arte Scalabrino, Valerio Linzi Biscalchin, 69 anni, nato a Milano e residente a Firenze, rinviato a giudizio con l'accusa di aver venduto oltre 190 opere dell'istituzione culturale intascando almeno 2 milioni
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MONTECATINI. Prima vicenda giudiziaria per l'ex direttore dell'Accademia d'Arte Scalabrino, Valerio Linzi Biscalchin, 69 anni, nato a Milano e residente a Firenze, rinviato a giudizio con l'accusa di aver venduto oltre 190 opere dell'istituzione culturale intascando almeno 2 milioni. Davanti al gup Roberto Tredici, l'ex curatore delle opere della Scalabrino ha patteggiato, senza la condizionale, 2 anni e 2 mesi per appropriazione indebita e calunnia.
L'episodio riguarda la vendita di un quadro di cui poi Biscalchin denunciò lo smarrimento.
Nuovo processo. Ma i guai giudiziari del 69enne esperto d'arte non si fermano con il pronunciamento del gup. Ieri mattina in tribunale a Monsummano (giudice Laura Bonelli, pubblico ministero, Francesco Sottosanti), l'imputato, difeso dall'avvocato Giuseppe Petrocchi, è stato chiamato a rispondere di altri episodi riferiti sempre alla gestione della Scalabrino per i quali è stata chiesta la riunificazione dei procedimenti penali. Il giudice ha fissato l'udienza a gennaio nel corso della quale la difesa chiederà un secondo patteggiamento in continuazione con i 2 anni e i 2 mesi già inflitti in sede di udienza preliminare a Pistoia per un episodio stralciato dalle numerose compravendite realizzate dall'imputato. L'udienza è servita anche per le costituzioni di parti civili, due privati e l'Accademia nella persona del presidente, Alberto Scalabrino, assistito dall'avvocato Claudio Casciani che in aula è stato sostituito dal legale Erio Cecchini.
L'accusa. Per gli investigatori proponeva l'acquisto di opere d'arte a privati e gallerie esibendo il certificato dell'Accademia d'arte dicendo che i soldi sarebbero serviti a finanziare l'attività dell'istituzione. Ma gli assegni staccati dai compratori non finivano sul conto corrente dell'accademia, ma su quello intestato a una sua società. Il commercio di quadri altrui incassando per sé i soldi delle vendite è andato avanti almeno dal 2005 ai primi mesi del 2007 quando Valerio Linzi Biscalchin, curatore di mostre ed eventi alla Scalabrino, non ha saputo fornire spiegazioni sulla sparizione di almeno una trentina di dipinti. Di qui la denuncia alla procura della Repubblica che, nel giro di quattro mesi, si è conclusa con il recupero di 166 opere (sulle 190 mancanti dalla collezione nella sede di viale Diaz) da parte dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Firenze.
La scoperta. L'imputato era giunto alla Scalabrino con la fama di abile organizzatore di eventi culturali e nei primi tempi aveva saputo rianimare un'istituzione che da anni languiva in uno stato comatoso. Poi nell'estate del 2006 un'opera della Scalabrino venne trovata a un'asta a Firenze. Furono chiesti chiarimenti a Biscalchin e dopo qualche giorno il quadro tornò al suo posto. Ma da quel giorno i sospetti cominciarono a trovare altri riscontri.
L'azione legale. La denuncia del 6 febbraio 2007 della scomparsa di un quadro di Renato Guttuso "Donna sotto la doccia" e di un'altra trentina di dipinti per un valore complessivo che si aggirava intorno al milione di euro impose l'avvio delle indagini. Poi l'inventario accurato del patrimonio artistico finito nel mirino dell'ex direttore alzò il velo su numeri ben più drammatici fino al conto finale di 190 opere, di Galileo Chini e Lorenzo Viani, ma anche di Guzzi, Levy, Adami e Tadini.
Risarcimenti. Per le parti civili il percorso di recupero dei soldi persi si presenta in forte salita. L'imputato non risulta proprietario di beni da colpire per rifondere i danni. E allora qualche legale sta valutando l'ipotesi di una causa civile contro l'Accademia Scalabrino presumendo una responsabilità oggettiva.
L'episodio riguarda la vendita di un quadro di cui poi Biscalchin denunciò lo smarrimento.
Nuovo processo. Ma i guai giudiziari del 69enne esperto d'arte non si fermano con il pronunciamento del gup. Ieri mattina in tribunale a Monsummano (giudice Laura Bonelli, pubblico ministero, Francesco Sottosanti), l'imputato, difeso dall'avvocato Giuseppe Petrocchi, è stato chiamato a rispondere di altri episodi riferiti sempre alla gestione della Scalabrino per i quali è stata chiesta la riunificazione dei procedimenti penali. Il giudice ha fissato l'udienza a gennaio nel corso della quale la difesa chiederà un secondo patteggiamento in continuazione con i 2 anni e i 2 mesi già inflitti in sede di udienza preliminare a Pistoia per un episodio stralciato dalle numerose compravendite realizzate dall'imputato. L'udienza è servita anche per le costituzioni di parti civili, due privati e l'Accademia nella persona del presidente, Alberto Scalabrino, assistito dall'avvocato Claudio Casciani che in aula è stato sostituito dal legale Erio Cecchini.
L'accusa. Per gli investigatori proponeva l'acquisto di opere d'arte a privati e gallerie esibendo il certificato dell'Accademia d'arte dicendo che i soldi sarebbero serviti a finanziare l'attività dell'istituzione. Ma gli assegni staccati dai compratori non finivano sul conto corrente dell'accademia, ma su quello intestato a una sua società. Il commercio di quadri altrui incassando per sé i soldi delle vendite è andato avanti almeno dal 2005 ai primi mesi del 2007 quando Valerio Linzi Biscalchin, curatore di mostre ed eventi alla Scalabrino, non ha saputo fornire spiegazioni sulla sparizione di almeno una trentina di dipinti. Di qui la denuncia alla procura della Repubblica che, nel giro di quattro mesi, si è conclusa con il recupero di 166 opere (sulle 190 mancanti dalla collezione nella sede di viale Diaz) da parte dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Firenze.
La scoperta. L'imputato era giunto alla Scalabrino con la fama di abile organizzatore di eventi culturali e nei primi tempi aveva saputo rianimare un'istituzione che da anni languiva in uno stato comatoso. Poi nell'estate del 2006 un'opera della Scalabrino venne trovata a un'asta a Firenze. Furono chiesti chiarimenti a Biscalchin e dopo qualche giorno il quadro tornò al suo posto. Ma da quel giorno i sospetti cominciarono a trovare altri riscontri.
L'azione legale. La denuncia del 6 febbraio 2007 della scomparsa di un quadro di Renato Guttuso "Donna sotto la doccia" e di un'altra trentina di dipinti per un valore complessivo che si aggirava intorno al milione di euro impose l'avvio delle indagini. Poi l'inventario accurato del patrimonio artistico finito nel mirino dell'ex direttore alzò il velo su numeri ben più drammatici fino al conto finale di 190 opere, di Galileo Chini e Lorenzo Viani, ma anche di Guzzi, Levy, Adami e Tadini.
Risarcimenti. Per le parti civili il percorso di recupero dei soldi persi si presenta in forte salita. L'imputato non risulta proprietario di beni da colpire per rifondere i danni. E allora qualche legale sta valutando l'ipotesi di una causa civile contro l'Accademia Scalabrino presumendo una responsabilità oggettiva.
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