Sicurezza
Confessa un uomo di 36 anni
Una lite finita in tragedia
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Il balcone da cui è precipitato il 40enneNé suicidio, né solitaria caduta accidentale: per la morte di Alessio Paolini, precipitato dal balcone della sua abitazione di via Imbriani, la scorsa notte è stati fermato un amico della vittima. Si tratta di un uomo di 36 anni di Montecatini
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MONTECATINI. Al momento della caduta, secondo gli accertamenti dei carabinieri, i due si trovavano insieme sul balcone e stavano litigando tra loro.
Sulle generalità del 36enne, che attualmente si trova nel carcere di Pistoia, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. L'uomo, al momento, è indiziato di omicidio preterintenzionale.
Da subito gli amici di Paolini avevano escluso con forza l'ipotesi del suicidio, un'ipotesi che non combaciava con la personalità dell'uomo. Ma anche quella dell'incidente solitario era una possibilità che non convinceva: restava difficile, infatti, immaginare una dinamica che spiegasse il salto del muro del balcone.
Dubbi che erano anche degli inquirenti. I carabinieri di Montecatini, intervenuti sul posto, hanno iniziato a interrogare i vicini. Dalle testimonianze è emerso che Alessio sarebbe salito nel suo appartamento in compagnia di un'altra persona.
Le indagini hanno portato a dare un'identità a quella persona: un amico che il Paolini conosceva da tempo. Sottoposto all'interrogatorio lo stesso ha confessato: era stato lui a spigere Alessio dal balcone. Un incidente ha sostenuto l'amico. Tutto ha avuto origine da una discussione scoppiata tra i due, mentre si trovavano nell'appartamento di Paolini, discussione poi proseguita sul balcone. Il 36enne ha ammesso di aver dato una spinta a Paolini durante la lite, causando la caduta fatale di Alessio Paolini, ma di non averlo fatto con l'intenzione di farlo precipitare.
Fin qui la prima ricostruzione della vicenda, sulla quale proseguono comunque le indagini condotte dal sostituto procuratore Giuseppe Griego. Si tratta infatti di ricostruire l'esatta dinamica dell'episodio, e di comprendere i motivi di quella discussione poi degenerata.
Intanto davanti all'abitazione di Paolini, teatro della tragedia di domenica, gli amici hanno lasciato una serie di testimonianze del loro affetto: due rose bianche dentro due bottiglie e un biglietto attaccato al portone, con un messaggio di affetto.
Paolini, 40 anni, collaborava con un'impresa di pulizie, dopo una gioventù difficile, si era sposato e aveva avuto un figlio. Da quando si era separato dalla moglie viveva da solo nell'appartamento di via Imbriani.
Resta ancora da decidere la data dei funerali: prima, infatti, è stata disposta l'autopsia, in programma domani mattina all'ospedale di Pistoia e che sarà eseguita da Walter Calugi ed Edoardo Franchi.
Sulle generalità del 36enne, che attualmente si trova nel carcere di Pistoia, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. L'uomo, al momento, è indiziato di omicidio preterintenzionale.
Da subito gli amici di Paolini avevano escluso con forza l'ipotesi del suicidio, un'ipotesi che non combaciava con la personalità dell'uomo. Ma anche quella dell'incidente solitario era una possibilità che non convinceva: restava difficile, infatti, immaginare una dinamica che spiegasse il salto del muro del balcone.
Dubbi che erano anche degli inquirenti. I carabinieri di Montecatini, intervenuti sul posto, hanno iniziato a interrogare i vicini. Dalle testimonianze è emerso che Alessio sarebbe salito nel suo appartamento in compagnia di un'altra persona.
Le indagini hanno portato a dare un'identità a quella persona: un amico che il Paolini conosceva da tempo. Sottoposto all'interrogatorio lo stesso ha confessato: era stato lui a spigere Alessio dal balcone. Un incidente ha sostenuto l'amico. Tutto ha avuto origine da una discussione scoppiata tra i due, mentre si trovavano nell'appartamento di Paolini, discussione poi proseguita sul balcone. Il 36enne ha ammesso di aver dato una spinta a Paolini durante la lite, causando la caduta fatale di Alessio Paolini, ma di non averlo fatto con l'intenzione di farlo precipitare.
Fin qui la prima ricostruzione della vicenda, sulla quale proseguono comunque le indagini condotte dal sostituto procuratore Giuseppe Griego. Si tratta infatti di ricostruire l'esatta dinamica dell'episodio, e di comprendere i motivi di quella discussione poi degenerata.
Intanto davanti all'abitazione di Paolini, teatro della tragedia di domenica, gli amici hanno lasciato una serie di testimonianze del loro affetto: due rose bianche dentro due bottiglie e un biglietto attaccato al portone, con un messaggio di affetto.
Paolini, 40 anni, collaborava con un'impresa di pulizie, dopo una gioventù difficile, si era sposato e aveva avuto un figlio. Da quando si era separato dalla moglie viveva da solo nell'appartamento di via Imbriani.
Resta ancora da decidere la data dei funerali: prima, infatti, è stata disposta l'autopsia, in programma domani mattina all'ospedale di Pistoia e che sarà eseguita da Walter Calugi ed Edoardo Franchi.
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