Italia
Montecatini truffa
Maxitruffa ai danni di Franco Biondiin banca il raggiro come in un film
Pietro Barghigiani
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L’Hotel Biondi è stato al centro di una presunta vendita conclusa con la truffa ai danni dei proprietariEra tutto falso, tranne i soldi passati di mano e spariti in un amen. C'erano le telecamere nella location in cui si è consumato un raggiro da manuale della truffa. Non era, però, un film quello in cui si è ritrovato nel ruolo di vittima l'albergatore Franco Biondi, 79 anni, ex presidente di Apam e Intersindacale e membro del cda delle Terme
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MONTECATINI. Era tutto falso, tranne i soldi passati di mano e spariti in un amen. C'erano le telecamere nella location in cui si è consumato un raggiro da manuale della truffa. Non era, però, un film quello in cui si è ritrovato nel ruolo di vittima l'albergatore Franco Biondi, 79 anni, ex presidente di Apam e Intersindacale e membro del cda delle Terme.
Anche se gli elementi per un remake de "La stangata" c'erano tutti. Solo che al posto degli occhi azzurri di Paul Newman e Robert Redford, protagonisti del cult movie simbolo degli imbrogli, l'imprenditore si è trovato davanti presunti uomini d'affari in grisaglia che hanno, comunque, recitato alla perfezione la parte di businessman al punto da scucirgli un milione e 300mila euro. Soldi in contanti che dalla valigetta di Biondi sono finiti nelle tasche di una banda che aveva allestito il set della stangata in un ufficio ovattato di una banca di Piacenza.
Il processo. La vicenda risale al 2003 e quattro persone sono state rinviate a giudizio con l'accusa di truffa. Si tratta di Vincenzo Auteri, 63 anni, Orlando Maiolo 41 anni, Amerigo Francisci, 71 anni, e Francesco Luongo. La famiglia Biondi si è costituita parte civile. E proprio Biondi e la moglie sono stati sentiti in tribunale a Piacenza. Hanno ripercorso le tappe di una vicenda che, se non fosse finita in un'aula giudiziaria, avrebbe potuto essere relegata nella schiera delle leggende metropolitane o del chiacchiericcio cittadino. Tra le deposizioni anche quella dell'ispettore della polizia giudiziaria della Procura piacentina che ha condotto le complesse indagini. Spazio pure ai riconoscimenti fotografici degli attori-imputati della stangata.
Albergo in vendita. All'origine delle vicissitudini della famiglia Biondi la decisione, maturata all'epoca dei fatti, di vendere l'albergo di viale IV Novembre, un quattro stelle che sarebbe stato valutato sui 12 milioni di euro. Nell'ambiente immobiliare e alberghiero la voce si diffonde e sulla scena appaiono alcune persone che si presentano come mediatori.
Sostengono di rappresentare compratori interessati all'affare. Dopo gli incontri iniziali tra le parti, i protagonisti della compravendita scendono nei particolari. Viene redatta anche una sorta di bozza di contratto e stabilita soprattutto la somma di un milione e 300mila euro che la famiglia Biondi avrebbe dovuto versare come una sorta di mediazione. Soldi cash da depositare su un conto corrente di un istituto di credito e che avrebbe dovuto essere consegnata ai "consulenti" ad affare ultimato.
Ospiti in banca. Dopo l'ipotesi di utilizzare una banca a Roma, scartata perché ritenuta troppo grande, su indicazione di quelli che in seguito si sono dimostrati i presunti autori del colpo, viene scelta la filiale di Piacenza della Banca Regionale Europea. Questo anche perché, secondo gli investigatori, è stabilita la possibilità di avere a disposizione un salottino interno agli uffici per discutere l'affare. Un ambiente discreto. Un paio di giorni prima nella filiale viene attivato un conto corrente e vengono presi moduli per il versamento. Nella prima fase delle indagini era scattata l'accusa di concorso in truffa anche per la direttrice della filiale della banca, ma la sua posizione era stata archiviata dal pubblico ministero.
La stangata. La truffa sotto l'albero di Natale viene confezionata il 23 dicembre 2003. Il film dell'imbroglio vede Biondi e consorte arrivare a Piacenza accompagnati da una guardia giurata che ha con sé il milione e 300mila euro in contanti, ma che rimane all'esterno della banca. All'interno del salottino i soldi vengono consegnati dai Biondi a una persona che si presenta come il vice direttore della filiale. Secondo l'accusa di tratta di Vincenzo Auteri. Questi, una volta avuta la busta con il denaro, esce dal locale e raggiunge la zona interna delle casse dove dovrebbe effettuare il versamento e, invece, fa sparire i soldi.
Poi torna con una distinta dell'istituto di credito e tutto sembra a posto. Passano alcuni giorni e i Biondi si rendono conto di essere stati turlupinati: sul conto ci sono solo 110 euro. Sono i soldi utilizzati per aprire la posizione bancaria. Del milione e 300mila euro neanche l'ombra. In mano hanno solo la distinta contabile dell'operazione. Carta straccia.
La denuncia. Scatta la denuncia alla Procura della Repubblica di Piacenza e le indagini vengono affidate alla polizia giudiziaria. Il compito non è facile.
Si tratta di scoprire l'identità di persone partendo dalle registrazioni effettuate dal video della banca che non coprono il salottino dove è avvenuta la messa in scena. Lo scambio dei soldi, di fatto, non viene filmato. Alla fine gli inquirenti individuano quattro presunti responsabili, anche se quello che viene ritenuto la mente del raggiro è uccel di bosco. Prossima puntata a gennaio.
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