Proteste
il caso
«Condannato con prove false»
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Fabrizio Frizzi intervista Katia Anedda durante “Cominciamo bene”Arriva dagli schermi di Raitre, nel corso del programma "Cominciamo bene" andato in onda ieri alle 10,30, l'appello di Katia Anedda, la compagna di Carlo Parlanti, il manager informatico di 45 anni, montecatinese di via Baragiola, condannato a 9 anni per stupro sulla base di una denuncia presentata dalla sua ex convivente un mese dopo essere stata lasciata
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MONTECATINI. «Quello che Carlo ha subìto è un processo fondato su prove false che deve essere rivisto. E l'Italia deve intervenire, non può lasciarci soli».
Intervistata da Fabrizio Frizzi, Katia ha rievocato le vicissitudini giudiziarie di Parlanti. Dall'arresto nel 2004 a Düsseldorf su mandato di cattura internazionale emessa dalla procura di Ventura in California all'estradizione negli Stati Uniti nel giugno 2005, fino alla condanna che sta scontando nel carcere di Avenal. E come corollario le spese ingenti in avvocati americani, non sempre puntuali nella difesa e nella ricerca della verità.
«Gli avevano offerto un patteggiamento, ma ha rifiutato perché è innocente - ha ricordato la compagna -. Si è fidato della giustizia americana. Sul sito (www.parlanti.it) ci sono gli atti del processo e le nostre perizie che smontano le accuse della procura di Ventura e soprattutto denunciano la falsità delle prove portate dalla sua accusatrice ritenuta inattendibile da una psicologa in un vecchio procedimento che aveva intentato contro il suo ex marito».
Parlanti ha contratto l'epatite C, soffre di asma e le sue condizioni di salute si stanno progressivamente deteriorando. L'idea è quella di fare un appello a livello federale e non di contea. Ma le resistenze incontrate nella giustizia Usa sono scoraggianti.
«Sembra un vecchio di 80 anni - ha aggiunto Katia Anedda -. L'ultima volta che sono andata a trovarlo non riusciva a stare seduto. Rischia di tornare in Italia dentro una bara».
In studio anche il funzionario del ministero degli Esteri, Tommaso Marchegiani secondo il quale il caso è complesso e delicato.
«Resta da valutare l'ipotesi di trasferimento in Italia - ha spiegato - ma questo implica la rinuncia a difendersi. La Farnesina non ha mai mollato e mai mollerà su questo come su altri casi, sono circa 3mila, di italiani detenuti all'estero».
P.B.
Intervistata da Fabrizio Frizzi, Katia ha rievocato le vicissitudini giudiziarie di Parlanti. Dall'arresto nel 2004 a Düsseldorf su mandato di cattura internazionale emessa dalla procura di Ventura in California all'estradizione negli Stati Uniti nel giugno 2005, fino alla condanna che sta scontando nel carcere di Avenal. E come corollario le spese ingenti in avvocati americani, non sempre puntuali nella difesa e nella ricerca della verità.
«Gli avevano offerto un patteggiamento, ma ha rifiutato perché è innocente - ha ricordato la compagna -. Si è fidato della giustizia americana. Sul sito (www.parlanti.it) ci sono gli atti del processo e le nostre perizie che smontano le accuse della procura di Ventura e soprattutto denunciano la falsità delle prove portate dalla sua accusatrice ritenuta inattendibile da una psicologa in un vecchio procedimento che aveva intentato contro il suo ex marito».
Parlanti ha contratto l'epatite C, soffre di asma e le sue condizioni di salute si stanno progressivamente deteriorando. L'idea è quella di fare un appello a livello federale e non di contea. Ma le resistenze incontrate nella giustizia Usa sono scoraggianti.
«Sembra un vecchio di 80 anni - ha aggiunto Katia Anedda -. L'ultima volta che sono andata a trovarlo non riusciva a stare seduto. Rischia di tornare in Italia dentro una bara».
In studio anche il funzionario del ministero degli Esteri, Tommaso Marchegiani secondo il quale il caso è complesso e delicato.
«Resta da valutare l'ipotesi di trasferimento in Italia - ha spiegato - ma questo implica la rinuncia a difendersi. La Farnesina non ha mai mollato e mai mollerà su questo come su altri casi, sono circa 3mila, di italiani detenuti all'estero».
P.B.
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