Toscana
discriminazione
Scuolabus negato a disabileGenitori fanno causa al Comune
Pietro Barghigiani
◗
Un pulmino per il trasporto dei bimbi a scuolaVede passare il pulmino, ma non può salirci sopra. Manca l'accompagnatore e allora i genitori sono costretti a portare la loro bimba disabile a scuola. Un servizio che, a loro dire, dovrebbe, invece, essere garantito per legge dal Comune
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UZZANO. E per questo si sono rivolti al tribunale civile per chiedere al giudice di obbligare l'ente, commissariato da giugno, a realizzare un trasporto assistito finora negato alla bambina.
Assistiti dall'avvocato Tamara Corazza di Pistoia, i genitori della piccola di 6 anni iscritta alla prima elementare, dopo sei mesi di incontri, lettere e richieste di impegni senza seguito, si sono rivolti alla magistratura per vedersi riconosciuto il diritto a un'assistenza sullo scuolabus.
«Vede passare il pulmino che porta i compagni a scuola e capisce, ormai da più di due mesi, che non può salire - spiega la mamma -. A volte le dico che salirà sullo scuolabus più avanti oppure chiudo la finestra».
Diritto negato. Il ricorso è stato depositato alla cancelleria del tribunale civile in attesa della convocazione delle parti. Spiega l'avvocato Corazza: «Il rifiuto del Comune di Uzzano di istituire il servizio per la bimba è una discriminazione. Lei soffre del fatto di non poter salire sul pulmino e questa privazione, stando anche ad operatori e insegnanti, la porta a un'esclusione che è proprio l'opposto di quello che le servirebbe. Il costo poi sarebbe minimo».
Il legale, sottolineando il sacrificio dei genitori che portano la bambina a scuola e la vanno a riprendere, mette in evidenza anche quella che a suo giudizio è la negazione di un diritto.
«Non è un favore o una concessione quella che viene chiesta al Comune - precisa l'avvocato Corazza -. A fronte di un dovere sancito dalla legge l'istituzione comunale si dimostra inadempiente».
Le proposte. Il commissario prefettizio Vittorio De Cristoforo ha proposto alla famiglia due soluzioni: la prima, quella che fosse un genitore ad accompagnare la bambina sullo scuolabus; la seconda, che il servizio venisse svolto dalla Pubblica Assistenza che già porta la bimba a Pistoia.
«Quanto sopra in considerazione del fatto che questo ente non è nelle condizioni di poter garantire altre alternative» scrive il commissario. Insomma, non ci sono soldi per dedicare un dipendente comunale alla mansione di accompagnatore sullo scuolabus.
Gli incontri. Da maggio i genitori avevano fatto presente al Comune il problema che si sarebbe posto a settembre con l'iscrizione della piccola alla scuola elementare. All'epoca a Uzzano c'era ancora una giunta in carica. Poi a giugno è arrivato il commissario prefettizio.
«Sapevano del grave disagio di nostra figlia - affermano i genitori -. Era seguita alla materna e anche nei campi estivi. Ma prima l'amministrazione e poi il commissario non hanno risolto alcunché».
Dal 15 settembre lo scuolabus passa davanti alla casa della bimba senza fermarsi.
Meno di un chilometro separa l'abitazione dalla scuola.
Neanche mille metri che la bimba non può condividere con i compagni che poi ritrova in classe. E di cui, secondo l'avvocato, si fanno carico i genitori quando, al contrario, dovrebbe essere il Comune a fornire il servizio di accompagnamento.
«Vogliamo che il giudice si pronunci - conclude la coppia - perché non si ripeta l'anno prossimo quello che stiamo sopportando da settembre e per evitare che altre famiglie nella nostra situazione subiscano la stessa discriminazione».
Assistiti dall'avvocato Tamara Corazza di Pistoia, i genitori della piccola di 6 anni iscritta alla prima elementare, dopo sei mesi di incontri, lettere e richieste di impegni senza seguito, si sono rivolti alla magistratura per vedersi riconosciuto il diritto a un'assistenza sullo scuolabus.
«Vede passare il pulmino che porta i compagni a scuola e capisce, ormai da più di due mesi, che non può salire - spiega la mamma -. A volte le dico che salirà sullo scuolabus più avanti oppure chiudo la finestra».
Diritto negato. Il ricorso è stato depositato alla cancelleria del tribunale civile in attesa della convocazione delle parti. Spiega l'avvocato Corazza: «Il rifiuto del Comune di Uzzano di istituire il servizio per la bimba è una discriminazione. Lei soffre del fatto di non poter salire sul pulmino e questa privazione, stando anche ad operatori e insegnanti, la porta a un'esclusione che è proprio l'opposto di quello che le servirebbe. Il costo poi sarebbe minimo».
Il legale, sottolineando il sacrificio dei genitori che portano la bambina a scuola e la vanno a riprendere, mette in evidenza anche quella che a suo giudizio è la negazione di un diritto.
«Non è un favore o una concessione quella che viene chiesta al Comune - precisa l'avvocato Corazza -. A fronte di un dovere sancito dalla legge l'istituzione comunale si dimostra inadempiente».
Le proposte. Il commissario prefettizio Vittorio De Cristoforo ha proposto alla famiglia due soluzioni: la prima, quella che fosse un genitore ad accompagnare la bambina sullo scuolabus; la seconda, che il servizio venisse svolto dalla Pubblica Assistenza che già porta la bimba a Pistoia.
«Quanto sopra in considerazione del fatto che questo ente non è nelle condizioni di poter garantire altre alternative» scrive il commissario. Insomma, non ci sono soldi per dedicare un dipendente comunale alla mansione di accompagnatore sullo scuolabus.
Gli incontri. Da maggio i genitori avevano fatto presente al Comune il problema che si sarebbe posto a settembre con l'iscrizione della piccola alla scuola elementare. All'epoca a Uzzano c'era ancora una giunta in carica. Poi a giugno è arrivato il commissario prefettizio.
«Sapevano del grave disagio di nostra figlia - affermano i genitori -. Era seguita alla materna e anche nei campi estivi. Ma prima l'amministrazione e poi il commissario non hanno risolto alcunché».
Dal 15 settembre lo scuolabus passa davanti alla casa della bimba senza fermarsi.
Meno di un chilometro separa l'abitazione dalla scuola.
Neanche mille metri che la bimba non può condividere con i compagni che poi ritrova in classe. E di cui, secondo l'avvocato, si fanno carico i genitori quando, al contrario, dovrebbe essere il Comune a fornire il servizio di accompagnamento.
«Vogliamo che il giudice si pronunci - conclude la coppia - perché non si ripeta l'anno prossimo quello che stiamo sopportando da settembre e per evitare che altre famiglie nella nostra situazione subiscano la stessa discriminazione».
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