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Massa Cozzile

Poste risarciscono l'ammanco

Pietro Barghigiani
L’ufficio postale di Massa dove si è verificato un ammanco di almeno 350mila euro
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L’ufficio postale di Massa dove si è verificato un ammanco di almeno 350mila euro

Poste Italiane Spa paga per gli ammanchi dell'impiegata infedele. Dopo l'annuncio di un primo rimborso avvenuto ai primi di ottobre, la società è in procinto di staccare un altro assegno per un importo di circa 55mila euro.  Si tratta di un risarcimento per i risparmi fatti sparire dalla dipendente dell'ufficio postale di Massa

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MASSA COZZILE. Poste Italiane Spa paga per gli ammanchi dell'impiegata infedele. Dopo l'annuncio di un primo rimborso avvenuto ai primi di ottobre, la società è in procinto di staccare un altro assegno per un importo di circa 55mila euro.
Si tratta di un risarcimento per i risparmi fatti sparire dalla dipendente dell'ufficio postale di Massa.
Lo ha comunicato il legale che segue la vertenza per conto delle Poste all'avvocato Marco Viti che assiste madre e figlio. I due correntisti avevano chiesto e ottenuto dal tribunale di Monsummano l'emissione di un decreto ingiuntivo contro la società postale. Non seguirà alcun contenzioso tra atti di precetto e pignoramenti da impugnare. Poste Italiane hanno riconosciuto la fondatezza delle ragioni dei due risparmiatori cointestatari di un conto, lei una pensionata di Massa, il figlio residente a Montecatini. E il risultato è stato il pagamento della somma richiesta che evita cause dall'esito scontato e sfavorevole per l'azienda.
La storia, esplosa nella scorsa estate, è quella dell'impiegata di 55 anni residente in Valdinievole sotto inchiesta per truffa e appropriazione indebita. Per un paio di mesi è stata anche agli arresti domiciliari, ma ora non ha alcun obbligo a livello di misure cautelari. La donna, sospesa dal servizio, è accusata di aver fatto sparire non meno di 350mila euro dai conti di decine di risparmiatori sottraendo i soldi dai libretti o proponendo polizze e investimenti fittizi per poi mettersi in tasca il denaro. In casa i carabinieri le hanno sequestrato centinaia di capi firmati ancora con l'etichetta. Dal canto suo l'impiegata ha riferito di essere in cura da una psichiatra e ha presentato alcune perizie. Cosa l'abbia portata a compiere i numerosi raggiri ancora va chiarito nel dettaglio. L'ipotesi dello shopping compulsivo a cui ricorreva drenando la liquidità dei risparmiatori si alterna a quella della creazione di una sorta di boutique casalinga per la vendita degli abiti griffati.
Sul fronte del recupero dei soldi spariti le verifiche interne su chi è stato defraudato dei propri risparmi vengono portate avanti e, nei casi più cristallini, l'ente non pone ostacoli alla restituzione del maltolto. Ma non tutte le pratiche, a giudizio di Poste Italiane, presentano la necessaria chiarezza capace di far scattare il rimborso automatico. E allora restano in campo altre cause civili in attesa degli accertamenti della magistratura.

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