Il dolore
LA CITTÀ E I SUOI PERSONAGGI: I GIOVANI CUOCHI
Dall'Alberghiero a star della tivù
Simona Peselli
◗
NOMADE DELLA CUCINA. Simone Rugiati è giovanissimo e già famosoL'istituto alberghiero di Montecatini è una delle scuole più importanti d'Italia, nel settore. Negli anni ha sfornato dei veri talenti che hanno fatto conoscere la nostra città in tutto il mondo
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MONTECATINI. Iniziamo i ritratti di giovani cuochi con Simone Rugiati, che in questi giorni occupa anche le pagine di cronaca rosa per il fidanzamento con la conduttrice de "La prova del cuoco", Elisa Isoardi.
Un cuoco senza ristorante? Sembra un paradosso, ma Simone Rugiati, il nomade della cucina, giovanissimo è già famoso soprattutto in video. Ha scritto più di trecento libri sulla cucina, l'ultimo nato è "Il gusto di sedurre" (Rizzoli) naturalmente in cucina, dove insegna come catturare le prede prendendole per la gola. Firma anche una linea di catering per eventi vip, e poi, per i vippissimi, c'è la possibilità di averlo nella propria cucina per una serata speciale per stupire gli amici. Attori, imprenditori, stilisti, fra i suoi clienti anche il fiorentino Roberto Cavalli.
Diplomato a pieni voti all'Istituto Alberghiero nel duemila il santacrocese Simone Rugiati, 29 anni, ormai è un cuoco a cinque canali. Alto, bello, biondo riesce a far sembrare semplice tutto quello che fa. Buca il video e svela i trucchi giusti anche a chi al massimo sa fare un uovo al tegamino o scongelare un piatto surgelato al microonde. E che Rugiati sia un cuoco "piacione" se ne sono accorti anche i produttori tivù, che per il quarto anno consecutivo lo hanno confermato alla Prova del Cuoco, senza contare le sue trasmissioni quotidiane al Gambero Rosso su Sky, dove presto sarà impegnato in una sorta di reality della cucina in cui, ripreso dalle telecamere 24 ore su 24, cucinerà e abiterà nel suo loft-food di Milano.
Chi è il tuo cliente vip preferito?
«Mi piace tantissimo cucinare per Roberto Cavalli. Chi non vorrebbe preparare piatti speciali e per gli avanzi avere le bocche voraci di scimmiette e pappagalli? La prima volta che ci siamo conosciuti lui mi ha invitato a cena e io mi sono presentato con pentole e ingredienti per cucinare il "peposo", manzo stracotto nel vino rosso e pepe. Ma per secondo c'erano già pronti gamberoni e aragoste, io avevo portato un Sassicaia. Roberto fra una telefonata a Sharon Stone e un'altra a Madonna mi ha detto "tranquillo Simone, il rosso è come il grigio nella moda, va su tutto...". È andata a finire che ci siamo mangiati il pesce bevendo vino rosso, io dei gamberoni non ho sentito neppure il sapore, ma mi sono rifatto le volte dopo: Cavalli ama la cucina semplice e va matto per la Fiorentina».
Qual è il piatto che avresti voluto inventare?
«Nessuno, non mi sento il professor padella, mi presento in jeans e maglietta, il mio fare cucina è divertimento, scherzo. Voglio avvicinare tutti a questo mondo. Non mi importa dei critici gastronomici, è per questo che non ho un ristorante, non sono invidioso dei colleghi e soprattutto non propongo mai un piatto che ho già fatto».
Il piatto che ti riporta ai tuoi ricordi d'infanzia?
«Il pranzo della domenica, mia nonna che cucinava al camino l'arrosto girato e la cacciagione, il piccione e gli uccellini con i crostini. Oppure l'odore della lepre in umido».
Quando hai capito che saresti diventato un cuoco?
«L'ho sempre saputo. Avevo quattro anni e per mano alla nonna andavo a fare la spesa e la vedevo scegliere gli ingredienti migliori, i salumi più buoni dal norcino, l'olio extravergine di oliva. Gli altri bimbi mangiavano le merendine, io pane e pomodoro. Per farmi stare buono mi facevano cucinare, io già sperimentavo le fette biscottate all'aceto balsamico o la torta di sabbia, farcita di pinoli...».
Se non fossi diventato un cuoco quale altro lavoro avresti scelto?
«Senza dubbio, qualcosa nel campo della moda, sono una fashion victim».
Cavalli è avvisato, per ora l'ha scampata bella... Speriamo che Simone Rugiati continui a fare il cuoco.
Un cuoco senza ristorante? Sembra un paradosso, ma Simone Rugiati, il nomade della cucina, giovanissimo è già famoso soprattutto in video. Ha scritto più di trecento libri sulla cucina, l'ultimo nato è "Il gusto di sedurre" (Rizzoli) naturalmente in cucina, dove insegna come catturare le prede prendendole per la gola. Firma anche una linea di catering per eventi vip, e poi, per i vippissimi, c'è la possibilità di averlo nella propria cucina per una serata speciale per stupire gli amici. Attori, imprenditori, stilisti, fra i suoi clienti anche il fiorentino Roberto Cavalli.
Diplomato a pieni voti all'Istituto Alberghiero nel duemila il santacrocese Simone Rugiati, 29 anni, ormai è un cuoco a cinque canali. Alto, bello, biondo riesce a far sembrare semplice tutto quello che fa. Buca il video e svela i trucchi giusti anche a chi al massimo sa fare un uovo al tegamino o scongelare un piatto surgelato al microonde. E che Rugiati sia un cuoco "piacione" se ne sono accorti anche i produttori tivù, che per il quarto anno consecutivo lo hanno confermato alla Prova del Cuoco, senza contare le sue trasmissioni quotidiane al Gambero Rosso su Sky, dove presto sarà impegnato in una sorta di reality della cucina in cui, ripreso dalle telecamere 24 ore su 24, cucinerà e abiterà nel suo loft-food di Milano.
Chi è il tuo cliente vip preferito?
«Mi piace tantissimo cucinare per Roberto Cavalli. Chi non vorrebbe preparare piatti speciali e per gli avanzi avere le bocche voraci di scimmiette e pappagalli? La prima volta che ci siamo conosciuti lui mi ha invitato a cena e io mi sono presentato con pentole e ingredienti per cucinare il "peposo", manzo stracotto nel vino rosso e pepe. Ma per secondo c'erano già pronti gamberoni e aragoste, io avevo portato un Sassicaia. Roberto fra una telefonata a Sharon Stone e un'altra a Madonna mi ha detto "tranquillo Simone, il rosso è come il grigio nella moda, va su tutto...". È andata a finire che ci siamo mangiati il pesce bevendo vino rosso, io dei gamberoni non ho sentito neppure il sapore, ma mi sono rifatto le volte dopo: Cavalli ama la cucina semplice e va matto per la Fiorentina».
Qual è il piatto che avresti voluto inventare?
«Nessuno, non mi sento il professor padella, mi presento in jeans e maglietta, il mio fare cucina è divertimento, scherzo. Voglio avvicinare tutti a questo mondo. Non mi importa dei critici gastronomici, è per questo che non ho un ristorante, non sono invidioso dei colleghi e soprattutto non propongo mai un piatto che ho già fatto».
Il piatto che ti riporta ai tuoi ricordi d'infanzia?
«Il pranzo della domenica, mia nonna che cucinava al camino l'arrosto girato e la cacciagione, il piccione e gli uccellini con i crostini. Oppure l'odore della lepre in umido».
Quando hai capito che saresti diventato un cuoco?
«L'ho sempre saputo. Avevo quattro anni e per mano alla nonna andavo a fare la spesa e la vedevo scegliere gli ingredienti migliori, i salumi più buoni dal norcino, l'olio extravergine di oliva. Gli altri bimbi mangiavano le merendine, io pane e pomodoro. Per farmi stare buono mi facevano cucinare, io già sperimentavo le fette biscottate all'aceto balsamico o la torta di sabbia, farcita di pinoli...».
Se non fossi diventato un cuoco quale altro lavoro avresti scelto?
«Senza dubbio, qualcosa nel campo della moda, sono una fashion victim».
Cavalli è avvisato, per ora l'ha scampata bella... Speriamo che Simone Rugiati continui a fare il cuoco.
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