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Montecatini

affittavano a trans e prostitute clandestine

Condannate per le case squillo

Condannate per le case squillo

Tre anni e 10 mesi per quella che era considerata la promotrice dell'associazione a delinquere, tre anni alla sua principale collaboratrice, 2 anni e 10 mesi all'agente immobiliare che aveva il compito di reperire gli alloggi da affittare

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MONTECATINI. Ma soprattutto il gup Alessandro Buzzegoli ha disposto la confisca dei 12 appartamenti sequestrati a giugno nell'operazione "Big mama" su un giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e dell'immigrazione clandestina.
È bastata un'udienza per definire la posizione delle tre imputate per le quali la Procura della Repubblica aveva ottenuto l'arresto in carcere. Per gli altri 13 indagati ancora è presto per parlare di processi.

Condanne e patteggiamento. Patrizia Berti, 64 anni, di Montecatini, assistita dall'avvocato Renzo Ventura, ha scelto l'abbreviato (riduzione di un terzo e possibilità di fare appello). Il giudice le ha inflitto 3 anni e 10 mesi di reclusione con la confisca dei 12 appartamenti. Stesso rito alternativo per Morena Fanucci, ritenuta il suo braccio destro, 69 anni, di Montecatini, rappresentata dall'avvocato Alessandro Giuliani, che ha preso 3 anni. Entrambe erano accusate di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I legali hanno annunciato il ricorso in appello.
Della sola associazione a delinquere per il favoreggiamento doveva rispondere l'agente immobiliare Isabel Gonzales Furones, 37 anni, di Massa Cozzile, difesa dall'avvocato Giannitalo Papa, la quale ha patteggiato 2 anni e 10 mesi.

L'accusa. Per la Procura, che aveva chiesto il giudizio immediato, imputate e indagati avevano messo in piedi un sistema che per anni ha funzionato senza incrinature. Dalle intercettazioni telefoniche e con le testimonianze delle inquiline messe a verbale, sarebbe emerso un contesto nel quale era pacifico che il contratto d'affitto venisse intestato a un prestanome, mentre la disponibilità dell'alloggio era assegnata prostitute e trans clandestini. Contratti registrati per un importo che poi, in contanti, lievitava al momento di saldare la mensilità alla proprietaria. Non potevano non sapere è l'accusa mossa dalla Procura alle tre imputate.
Decine le pagine di conversazioni tra la Berti e gli inquilini, molti dei quali trans brasiliani clandestini, ma anche tra la proprietaria degli immobili e le altre arrestate, professionisti e prestanome a cui erano stati intestati i contratti d'affitto. Dopo ogni controllo dei carabinieri in uno dei suoi alloggi in cui abitavano prostitute o viados, la donna al telefono chiedeva consigli, anche legali, sul business delle locazioni riservate alle signorine o ai trans. Furono gli inquilini a svelare agli investigatori il modus operandi di quella che per il giudice era un'associazione finalizzata a lucrare sugli affitti di chi doveva restare nell'ombra per la sua condizione di clandestinità.

Case sequestrate. Patrizia Berti è un personaggio in vista in città finora mai sfiorato da inchieste o inciampi giudiziari. Vedova del noto medico, Gino Iacopini, il suo patrimonio immobiliare è notevole.
Solo a Montecatini è proprietaria di 24 appartamenti, di cui 12 sequestrati (tra via Cavour, via Mazzini, vicolo dell'Arancio, via Boccherini e via Veneto) nel corso del blitz di fine giugno. A questi immobili ne vanno aggiunti altri 15 in provincia di Lucca, tra cui due alberghi a Lucca e Viareggio, e uno a Firenze. La confisca disposta dal gup diventerà esecutiva solo nel caso di condanna con sentenza passata in giudicato. E i 12 appartamenti sigillati alla Berti potrebbero passare al patrimonio pubblico o essere messi all'asta.

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