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Virus mortale dai cinghialia rischio i cani dei cacciatori

Una coppia di cinghiali e cacciatori coi loro cani durante una battuta di caccia al cinghiale
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Una coppia di cinghiali e cacciatori coi loro cani durante una battuta di caccia al cinghiale

Mencarelli (Atc): «Si trasmette mangiando visceri crudi: per questo consigliamo alle squadre di tenere a freno gli animali»

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PISTOIA. La malattia di Aujeszky, chiamata anche pseudo-rabbia, è un virus che si trasmette dai cinghiali ai cani, uccidendoli in pochi giorni. L'allarme è stato lanciato in questi giorni dalla Federcaccia pisana e da un'equipe della facoltà di veterinaria dell'Università di Pisa, che sta studiando il fenomeno, nell'area abbastanza diffuso. Nella nostra provincia, non esiste attualmente un vero e proprio allarme, ma solo un attento monitoraggio e qualche consiglio rivolto alle squadre di cinghialai, in particolare dall'Atc, l'ambito territoriale di caccia.
«In effetti è una malattia che i cacciatori conoscono da qualche anno - dice Moreno Mencarelli, presidente dell'Atc - e che ha avuto qualche focolaio anche qui. La malattia si trasmette dai cinghiali, spesso portatori sani, ai cani attraverso le frattaglie che le bestiole mangiano quando si avventano sui cinghiali una volta colpiti dai cacciatori. E' una sorta di rabbia, per questo si chiama pseudo-rabbia, che attacca il sistema nervoso e non c'è scampo per i cani. Il cinghiale non ha alcun problema e neppure la carne che per l'uomo è perfettamente commestibile».
Non c'è allarme, ma attenzione. «L'anno scorso si sono verificati alcuni casi - prosegue Mencarelli - due cani, mi sembra, sono stati colpiti dalla malattia. Va a periodi, i cinghiali si spostano e se adesso il fenomeno è più presente nel Pisano, non è detto che entro breve tempo non si ripresenti anche nelle nostre zone. Sappiamo che c'è qualche focolaio anche nella zona emiliana, per cui potrebbe esserci un rischio per i cani dei cinghialai che cacciano sul confine con la regione vicina. Quello che abbiamo fatto è di avvisare i cacciatori di non permettere ai cani di avventarsi sulla preda come fanno spesso, una volta che il cinghiale viene ferito dal cacciatore. E' in quel modo che strappano la carne dell'ungulato e possono essere contagiati dal virus».
Più che prudenziale il parere del servizio veterinario dell'Asl 3, il cui responsabile Pietro Gabbrielli getta acqua sul fuoco, affermando che attualmente nel Pistoiese per un cane essere contagiato dal virus della pseudo-rabbia è come per un uomo ricevere un meteorite sulla testa. L'unico mezzo di contagio per gli animali è quello di mangiare visceri crudi dei cinghiali. Insomma, una problematica che, al momento, non tiene affatto in apprensione il nostro servizio veterinario. Altri due elementi importanti: un cane infetto non trasmette il virus e la vaccinazione sarebbe del tutto inutile perché funziona soltanto con i maiali, animali affini ai cinghiali.
L'Università di Pisa ha verificato che la malattia è più diffusa dove maggiore è la popolazione dei cinghiali, cioé nel Pisano e nel Grossetano. Da quando è iniziata la stagione venatoria, nel Pisano è stata avviata una vera e propria campagna di prevenzione per ridurre il rischio di infezione.

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