La manifestazione
Montcatini
L'acqua non usata? Si paga
Pietro Barghigiani
◗
Tecnico al lavoro su una condotta dell’acquaRicordarsi di chiudere il rubinetto o in genere di non sprecare l'acqua serve a poco. Anche i virtuosi che risparmiano la risorsa idrica per un personale conto economico e per un senso civico d'impronta ambientalista, forse non lo sanno ma i loro sforzi sono inutili
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MONTECATINI. Ricordarsi di chiudere il rubinetto o in genere di non sprecare l'acqua serve a poco. Anche i virtuosi che risparmiano la risorsa idrica per un personale conto economico e per un senso civico d'impronta ambientalista, forse non lo sanno ma i loro sforzi sono inutili.
Colpa di un articolo della convenzione che regola i rapporti tra Comune e Acque Toscane (società di proprietà della Ondeo Spa, holding italiana del colosso francese Gdf Suez) riguardo ai consumi. Un documento che, in vigore dal 2005, avrà efficacia fino al 2019.
Si tratta di un codicillo, ispirato a una bozza preparata dalla Regione e utilizzata dalla maggior parte delle società, secondo il quale il gestore deve sempre e comunque raggiungere l'obiettivo che si è dato nella vendita dell'acqua. O con le buone, vedi consumi alti degli utenti, o con le "cattive", riprendendo quei soldi con aggravi onerosi sulle fatture dell'anno successivo.
Tradotto: se non raggiunge la somma preventivata all'inizio dell'anno a livello di metri cubi venduti a cittadini e imprese, la differenza viene richiesta nell'annualità seguente in due tranche per recuperare l'importo mancante.
Come? Spalmando sull'utenza il conguaglio in proporzione ai consumi effettuati.
Se i cittadini usano l'acqua nelle quantità previste dal gestore nei suoi piani di investimento nessun problema. Ma anche se i rubinetti non vengono lasciati aperti troppo spesso Acque Toscane dorme sonni tranquilli tra quattro guanciali. Quello che serve per arrivare alla quota d'incasso fissata a priori viene ripresa con un paio di fatturazioni che di solito arrivano a luglio e novembre.
E proprio in questi giorni le settemila utenze cittadine stanno pagando la seconda parte del recupero tariffario del 2008.
Rispetto ai 3 milioni e 300mila euro che Acque Toscane avrebbe dovuto avere in cassa con la vendita dell'acqua, alla prova dei conti sono mancati circa 700mila euro avendo introitato solo 2 milioni e 600mila euro.
In concreto sono 700mila euro di metri cubi di acqua non venduta nel 2008 che ora il gestore fa pagare lo stesso all'utenza. La stessa magari che si è dimostrata diligente e rispettosa delle ordinanze comunali con le quali in estate viene vietato l'uso dell'acqua per riempire piscine, lavare auto o innaffiare i giardini. Sarà così anche per i prossimi dieci anni.
Colpa di un articolo della convenzione che regola i rapporti tra Comune e Acque Toscane (società di proprietà della Ondeo Spa, holding italiana del colosso francese Gdf Suez) riguardo ai consumi. Un documento che, in vigore dal 2005, avrà efficacia fino al 2019.
Si tratta di un codicillo, ispirato a una bozza preparata dalla Regione e utilizzata dalla maggior parte delle società, secondo il quale il gestore deve sempre e comunque raggiungere l'obiettivo che si è dato nella vendita dell'acqua. O con le buone, vedi consumi alti degli utenti, o con le "cattive", riprendendo quei soldi con aggravi onerosi sulle fatture dell'anno successivo.
Tradotto: se non raggiunge la somma preventivata all'inizio dell'anno a livello di metri cubi venduti a cittadini e imprese, la differenza viene richiesta nell'annualità seguente in due tranche per recuperare l'importo mancante.
Come? Spalmando sull'utenza il conguaglio in proporzione ai consumi effettuati.
Se i cittadini usano l'acqua nelle quantità previste dal gestore nei suoi piani di investimento nessun problema. Ma anche se i rubinetti non vengono lasciati aperti troppo spesso Acque Toscane dorme sonni tranquilli tra quattro guanciali. Quello che serve per arrivare alla quota d'incasso fissata a priori viene ripresa con un paio di fatturazioni che di solito arrivano a luglio e novembre.
E proprio in questi giorni le settemila utenze cittadine stanno pagando la seconda parte del recupero tariffario del 2008.
Rispetto ai 3 milioni e 300mila euro che Acque Toscane avrebbe dovuto avere in cassa con la vendita dell'acqua, alla prova dei conti sono mancati circa 700mila euro avendo introitato solo 2 milioni e 600mila euro.
In concreto sono 700mila euro di metri cubi di acqua non venduta nel 2008 che ora il gestore fa pagare lo stesso all'utenza. La stessa magari che si è dimostrata diligente e rispettosa delle ordinanze comunali con le quali in estate viene vietato l'uso dell'acqua per riempire piscine, lavare auto o innaffiare i giardini. Sarà così anche per i prossimi dieci anni.
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