La manifestazione
MONTECATINI
Azione legale contro Poste Spa
Pietro Barghigiani
◗
L’ufficio postale di Massa dove si è verificato l’ammancoSono due risparmiatori vittime del raggiro all'ufficio di Massa
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MASSA COZZILE. C'è chi si vede riaccreditare i soldi sul conto dopo aver perso i risparmi nei raggiri dell'impiegata infedele. E c'è chi si rivolge al tribunale per vedersi riconosciuto il diritto al rimborso.
È quello che hanno fatto una pensionata di Massa e il figlio di Montecatini, cointestatari di un conto, i quali, attraverso lo studio legale Viti-Castelli, hanno chiesto e ottenuto dal giudice del tribunale civile di Monsummano l'emissione di un decreto ingiuntivo per circa 55mila euro nei confronti di Poste Italiane.
La storia è quella dell'impiegata sotto inchiesta per truffa e appropriazione indebita. La donna, sospesa dal servizio, è accusata di aver fatto sparire non meno di 350mila euro dai conti di decine di risparmiatori sottraendo i soldi dai libretti o proponendo polizze e investimenti fittizi per poi mettersi in tasca il denaro.
Se da un lato Poste Italiane ha iniziato a riconoscere ai clienti il danno subìto a causa del comportamento dell'impiegata con il conseguente versamento degli importi spariti, dall'altro ci sono diverse posizioni alle quali la società ritiene di non dover dare seguito con un risarcimento diretto. E allora scendono i campi gli avvocati e le azioni di recupero chiamando in causa direttamente Poste Italiane più che la donna ritenuta la responsabile materiale della truffa.
Nei giorni scorsi la società ha annunciato il rimborso a un cliente e la conferma di accertamenti per altre situazioni. Dunque, le verifiche interne su chi è stato defraudato dei propri risparmi vengono portate avanti e, nei casi più cristallini, l'ente non pone ostacoli alla restituzione del maltolto.
Ma non tutte le pratiche, a giudizio delle Poste, presentano la necessaria chiarezza capace di far scattare il rimborso automatico. Di qui il ricorso da parte dei truffati ai giudici che hanno accolto la richiesta del decreto ingiuntivo.
Un atto che Poste impugnerà per non far scattare il pignoramento.
È quello che hanno fatto una pensionata di Massa e il figlio di Montecatini, cointestatari di un conto, i quali, attraverso lo studio legale Viti-Castelli, hanno chiesto e ottenuto dal giudice del tribunale civile di Monsummano l'emissione di un decreto ingiuntivo per circa 55mila euro nei confronti di Poste Italiane.
La storia è quella dell'impiegata sotto inchiesta per truffa e appropriazione indebita. La donna, sospesa dal servizio, è accusata di aver fatto sparire non meno di 350mila euro dai conti di decine di risparmiatori sottraendo i soldi dai libretti o proponendo polizze e investimenti fittizi per poi mettersi in tasca il denaro.
Se da un lato Poste Italiane ha iniziato a riconoscere ai clienti il danno subìto a causa del comportamento dell'impiegata con il conseguente versamento degli importi spariti, dall'altro ci sono diverse posizioni alle quali la società ritiene di non dover dare seguito con un risarcimento diretto. E allora scendono i campi gli avvocati e le azioni di recupero chiamando in causa direttamente Poste Italiane più che la donna ritenuta la responsabile materiale della truffa.
Nei giorni scorsi la società ha annunciato il rimborso a un cliente e la conferma di accertamenti per altre situazioni. Dunque, le verifiche interne su chi è stato defraudato dei propri risparmi vengono portate avanti e, nei casi più cristallini, l'ente non pone ostacoli alla restituzione del maltolto.
Ma non tutte le pratiche, a giudizio delle Poste, presentano la necessaria chiarezza capace di far scattare il rimborso automatico. Di qui il ricorso da parte dei truffati ai giudici che hanno accolto la richiesta del decreto ingiuntivo.
Un atto che Poste impugnerà per non far scattare il pignoramento.
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