Sicurezza
Condannato a 4 anniper estorsionea un imprenditore
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La conferenza stampa dei carabinieri per l’arresto dell’operaioSentenza confermata, ma con uno sconto che per l'imputato potrebbe significare non rimettere più piede in carcere. La Corte d'Appello ha condannato a 4 anni Luciano Zucconi, 59 anni, di Montecatini, per estorsione.
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MONTECATINI. Sentenza confermata, ma con uno sconto che per l'imputato potrebbe significare non rimettere più piede in carcere. La Corte d'Appello ha condannato a 4 anni Luciano Zucconi, 59 anni, di Montecatini, per estorsione.
In primo grado, nel settembre scorso, l'uomo, operaio in un'azienda di Calcinaia, con il rito abbreviato ebbe una pena di 5 anni. Assistito dall'avvocato Simone Puccini, l'imputato, ora agli arresti domiciliari per motivi di salute, si è visto riconoscere una riduzione di pena che potrebbe riavvicinarlo presto alla completa libertà.
Ai quattro anni, infatti, va detratto l'anno di carcerazione già scontato (l'arresto risale all'agosto 2008) e quindi scendendo sotto i tre anni di pena residua Zucconi può chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali. Problemi economici e uno sfratto imminente avevano spinto l'operaio a cercare di risolvere i suoi guai in un modo che si è rivelato ben peggiore dei debiti accumulati. Convinto di poter spillare soldi con facilità al vecchio amico titolare di un ingrosso di carni a Borgo a Buggiano e residente a Marliana, l'uomo inizia a tempestare di lettere e telefonate anonime l'imprenditore al quale chiede un milione di euro minacciandolo di morte in caso di mancato pagamento.
Della corrispondenza vengono informati i carabinieri che agiscono su due fronti: vigilano sull'incolumità della famiglia minacciata e iniziano a tessere la tela attorno all'estorsore. Dopo l'ennesima chiamata in piena notte l'imprenditore viene convocato per la consegna dei soldi. Nella borsa i carabinieri mettono una parte di soldi falsi e un localizzatore Gps per seguire le tracce del bottino-esca. Quando Zucconi nei boschi di Maresca arraffa la borsa dalle mani dell'imprenditore sono le 4,30. È buio e non si accorge che le banconote sono false. Non fa in tempo a mettere i soldi nel sacco nero che i militari lo bloccano.
E il rimedio per saldare i debiti si trasforma in una condanna prima a 5 e ora a 4 anni che, con ogni probabilità, non finirà di scontare in carcere.
P.B.
In primo grado, nel settembre scorso, l'uomo, operaio in un'azienda di Calcinaia, con il rito abbreviato ebbe una pena di 5 anni. Assistito dall'avvocato Simone Puccini, l'imputato, ora agli arresti domiciliari per motivi di salute, si è visto riconoscere una riduzione di pena che potrebbe riavvicinarlo presto alla completa libertà.
Ai quattro anni, infatti, va detratto l'anno di carcerazione già scontato (l'arresto risale all'agosto 2008) e quindi scendendo sotto i tre anni di pena residua Zucconi può chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali. Problemi economici e uno sfratto imminente avevano spinto l'operaio a cercare di risolvere i suoi guai in un modo che si è rivelato ben peggiore dei debiti accumulati. Convinto di poter spillare soldi con facilità al vecchio amico titolare di un ingrosso di carni a Borgo a Buggiano e residente a Marliana, l'uomo inizia a tempestare di lettere e telefonate anonime l'imprenditore al quale chiede un milione di euro minacciandolo di morte in caso di mancato pagamento.
Della corrispondenza vengono informati i carabinieri che agiscono su due fronti: vigilano sull'incolumità della famiglia minacciata e iniziano a tessere la tela attorno all'estorsore. Dopo l'ennesima chiamata in piena notte l'imprenditore viene convocato per la consegna dei soldi. Nella borsa i carabinieri mettono una parte di soldi falsi e un localizzatore Gps per seguire le tracce del bottino-esca. Quando Zucconi nei boschi di Maresca arraffa la borsa dalle mani dell'imprenditore sono le 4,30. È buio e non si accorge che le banconote sono false. Non fa in tempo a mettere i soldi nel sacco nero che i militari lo bloccano.
E il rimedio per saldare i debiti si trasforma in una condanna prima a 5 e ora a 4 anni che, con ogni probabilità, non finirà di scontare in carcere.
P.B.
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