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IN CONSIGLIO COMUNALE
I fantasmi del passatoriportano l'allarme alla cartiera Magnani
Francesca Maltagliati
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L’antica cartiera Magnani in località CalamariÈ iniziato con un richiamo alla crisi che sta mettendo in ginocchio tante aziende della zona il consiglio comunale di lunedì. Dopo il minuto di silenzio per i sei soldati caduti in Afghanistan, il sindaco Roberta Marchi ha, infatti, parlato dell'incontro in Provincia sulla situazione della Cartiera Magnani, oggi a rischio chiusura
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PESCIA. È iniziato con un richiamo alla crisi che sta mettendo in ginocchio tante aziende della zona il consiglio comunale di lunedì. Dopo il minuto di silenzio per i sei soldati caduti in Afghanistan, il sindaco Roberta Marchi ha, infatti, parlato dell'incontro in Provincia sulla situazione della Cartiera Magnani, oggi a rischio chiusura.
La società proprietaria dell'azienda storica pesciatina, la Magnani 2000 Spa in liquidazione dal 2007, è ufficialmente fallita alla fine del 2008. Nel 2007 però una nuova società, costituita da un gruppo d'imprenditori locali (la Magnani Srl) ha preso in affitto l'azienda con l'intento di rilanciare la produzione. Cosa che pare esser riuscita poiché la cartiera sta riuscendo a conquistare nuove fette di mercato di nicchia. Il problema è che la procedura fallimentare della Magnani 2000 deve ancora concludersi e, per soddisfare i creditori, il curatore fallimentare potrebbe decidere di vendere gli immobili e i macchinari, anche separatamente, decretando in questo modo la cessazione dell'attività.
«Oggi (ieri per chi legge ndr) si è svolto - ha detto la Marchi - un incontro fra le parti per trovare delle soluzioni per salvare l'azienda».
La volontà delle parti in causa (sindacati, istituzioni, affittuari) è quella di evitare la disgregazione del complesso aziendale e la vendita dei singoli beni. È stato chiesto al curatore fallimentare di valutare, anche attraverso delle perizie, la possibilità di vendita in blocco dell'azienda, così da salvare l'attività e i lavoratori. La stessa legge fallimentare stabilisce che la vendita dei singoli beni sia disposta solo quando risulti prevedibile che la vendita dell'intera azienda, dei suoi rami, cioè dei beni o rapporti giuridici individuali in blocco, non consenta un maggior soddisfacimento dei creditori. Gli stessi imprenditori che oggi gestiscono la cartiera garantiscono che c'è una ripresa delle attività, e sono disposti a fare un'offerta per la compravendita della società. Il Comune di Pescia, dal canto suo, ha firmato un documento in cui si è impegnato a non cambiare la destinazione urbanistica dell'area, che rimarrà area d'interesse cartario, in modo da scongiurare qualsiasi ipotesi di speculazioni edilizie sull'area.
Soddisfatti, di questo primo incontro, anche i sindacati: «C'è stato un passaggio istituzionale - dice Michele Gargini della Cgil - in cui si sono verificate le condizioni per salvare l'azienda. L'attività è in ripresa e gli imprenditori affittuari hanno mostrato la volontà di fare un'offerta per acquisire la proprietà».
Ci sono quindi, per adesso, buone speranze per i ventisei dipendenti, di cui quindici donne, della storica azienda di Pescia, anche se si tratta solo di un primo passo e sarà quindi indispensabile attendere ulteriori sviluppi.
La società proprietaria dell'azienda storica pesciatina, la Magnani 2000 Spa in liquidazione dal 2007, è ufficialmente fallita alla fine del 2008. Nel 2007 però una nuova società, costituita da un gruppo d'imprenditori locali (la Magnani Srl) ha preso in affitto l'azienda con l'intento di rilanciare la produzione. Cosa che pare esser riuscita poiché la cartiera sta riuscendo a conquistare nuove fette di mercato di nicchia. Il problema è che la procedura fallimentare della Magnani 2000 deve ancora concludersi e, per soddisfare i creditori, il curatore fallimentare potrebbe decidere di vendere gli immobili e i macchinari, anche separatamente, decretando in questo modo la cessazione dell'attività.
«Oggi (ieri per chi legge ndr) si è svolto - ha detto la Marchi - un incontro fra le parti per trovare delle soluzioni per salvare l'azienda».
La volontà delle parti in causa (sindacati, istituzioni, affittuari) è quella di evitare la disgregazione del complesso aziendale e la vendita dei singoli beni. È stato chiesto al curatore fallimentare di valutare, anche attraverso delle perizie, la possibilità di vendita in blocco dell'azienda, così da salvare l'attività e i lavoratori. La stessa legge fallimentare stabilisce che la vendita dei singoli beni sia disposta solo quando risulti prevedibile che la vendita dell'intera azienda, dei suoi rami, cioè dei beni o rapporti giuridici individuali in blocco, non consenta un maggior soddisfacimento dei creditori. Gli stessi imprenditori che oggi gestiscono la cartiera garantiscono che c'è una ripresa delle attività, e sono disposti a fare un'offerta per la compravendita della società. Il Comune di Pescia, dal canto suo, ha firmato un documento in cui si è impegnato a non cambiare la destinazione urbanistica dell'area, che rimarrà area d'interesse cartario, in modo da scongiurare qualsiasi ipotesi di speculazioni edilizie sull'area.
Soddisfatti, di questo primo incontro, anche i sindacati: «C'è stato un passaggio istituzionale - dice Michele Gargini della Cgil - in cui si sono verificate le condizioni per salvare l'azienda. L'attività è in ripresa e gli imprenditori affittuari hanno mostrato la volontà di fare un'offerta per acquisire la proprietà».
Ci sono quindi, per adesso, buone speranze per i ventisei dipendenti, di cui quindici donne, della storica azienda di Pescia, anche se si tratta solo di un primo passo e sarà quindi indispensabile attendere ulteriori sviluppi.
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