Il Tirreno

Montecatini

LA “ GUERRA”  DELLA RISTORAZIONE

Sagre sì, ma con moderazione

Il presidente provinciale della Fipe Confcommercio Renzo Bertini e gli stand di una delle tante sagre in svolgimento in Valdinievole
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Il presidente provinciale della Fipe Confcommercio Renzo Bertini e gli stand di una delle tante sagre in svolgimento in Valdinievole

Via libera alle sagre, ma che dietro l'evento non si nasconda una concorrenza sleale. E a supporto di queste tesi, la Fipe Confcommercio rende noto uno studio in cui emerge che è proprio Pistoia la provincia che, a livello regionale, ha il numero più alto di sagre in un anno

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MONTECATINI. Via libera alle sagre, ma che dietro l'evento non si nasconda una concorrenza sleale. E a supporto di queste tesi, la Fipe Confcommercio rende noto uno studio ("Impatto della somministrazione parallela sull'economia dei pubblici esercizi") in cui emerge che è proprio Pistoia la provincia che, a livello regionale, ha il numero più alto di sagre in un anno.
«Spazio alle sagre - dice il presidente provinciale della Fipe, Renzo Bertini - come evento di promozione turistica del territorio e di valorizzazione delle tipicità, ma nell'ambito di una programmazione annuale nel rispetto della tradizione del territorio e con regole uguali per tutti. Siamo disposti a sostenere le sagre, come qualsiasi manifestazione autentica del territorio, se queste hanno come fine la promozione del piccolo centro, la valorizzazione del piatto tipico cucinato con prodotti locali. Questo tipo di sagre ha un valore non solo turistico, ma anche di identità e socializzazione».

Il problema, spiega la Fipe, è che negli ultimi anni sagre, feste paesane, cene in piazza e feste della birra proliferano in maniera spropositata. «E non certo all'insegna delle tipicità - spiega Marco Baldasseroni, responsabile delle categorie per Confcommercio - quanto piuttosto di un business fuori dalle regole e dalla corretta concorrenza. Per non parlare dei paradossi come le innumerevoli sagre del pesce in un territorio non bagnato dal mare. Molte di queste feste non vantano alcun legame con la tradizione e, quando non servono a finanziare un gruppo locale, sono il pretesto per organizzare un tipo di ristorazione che sfugge alle rigide normative, anche fiscali, a cui sono sottoposti tutto l'anno bar e ristoranti. Le sagre e le feste paesane, infatti, godono di molte agevolazioni: l'occupazione del suolo pubblico e la spazzatura si pagano meno, il personale figura come volontario e quindi non viene regolarizzato, l'aspetto fiscale viene facilmente eluso non rilasciando scontrini e i controlli in materia di igiene e sicurezza non sono sistematici». L'altro aspetto che segnala la Fipe è che, malgrado il Codice del commercio lo preveda da anni, i comuni non hanno ancora realizzato il calendario annuale delle sagre. Sulla base di un'indagine effettuata su un campione di 969 pubblici esercizi toscani, sono stati stimati 1.000 eventi all'anno sul territorio regionale con una perdita media di fatturato per i ristoranti che sfiora il 27% e che si aggira intorno ai 43 milioni di euro.

Per ciò che riguarda la Valdinievole, la Fipe segnala situazioni particolarmente gravi a Buggiano e a Larciano che, secondo l'associazione, concedono spazi attrezzati che non vengono mai smantellati e che ospitano sagre e fiere a rotazione per tutta la primavera-estate. «Servono regolamentazione e programmazione - conclude Baldasseroni - e soprattutto regole uguali per tutti. Sì alle sagre di prodotti tipici, no a quelle che si trasformano in veri e propri ristoranti stagionali e in attività commerciali a tutti gli effetti».

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