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Montecatini

IL CASO

Piccioni in piazza:invasione nei locali tra briciole e salatini

Matteo Baccellini
La sequenza fotografica dei piccioni che prendono d’assedio il bar Biondi
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La sequenza fotografica dei piccioni che prendono d’assedio il bar Biondi

Ci ha provato la giunta Severi con i falchi, ma senza riscuotere grande successo. Liberando in volo i predatori, era la scorsa primavera, per impaurire colombi e volatili. Ci sta pensando adesso la giunta Bellandi con varie ipotesi, tra cui i nidi artificiali e le reti sulle grondaie

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MONTECATINI. Ci ha provato la giunta Severi con i falchi, ma senza riscuotere grande successo. Liberando in volo i predatori, era la scorsa primavera, per impaurire colombi e volatili. Ci sta pensando adesso la giunta Bellandi con varie ipotesi, tra cui i nidi artificiali e le reti sulle grondaie. La sostanza è che il problema dei piccioni indesiderati a Montecatini resta: non è questione di colori politici. Il tempo passa ma loro restano, anzi si moltiplicano.
Specialmente dove la presenza dei turisti è maggiore, ovvero nei caffè all'aperto della piazza. Nidificano in alto, molto in alto, i piccioni: come sui tetti dell'Hotel Corona d'Italia o in Municipio. E scendono in basso per mangiare, all'ora di pranzo o dell'aperitivo.

Sfogo. «Basta gettare in terra poche briciole o una nocciolina - dice uno dei titolari del Bar Biondi - per vederne arrivare tantissimi in picchiata, dai tetti dei palazzi. I clienti si sono lamentati spesso per la loro presenza sui tavolini». Stesso discorso alla Cascina, di fronte al Comune.
Il piccione è una specie protetta e va rispettata: sono fuori norma tentativi estemporanei come spari di carabine e petardi. Quando entrarono in azione i rapaci dell'associazione "I falconieri del Re" di Poggibonsi, volatili in grado di raggiungere e superare la velocità di 300 chilometri orari, sembrava fatta. Montecatini è stato il primo Comune in Toscana a utilizzare il sistema dei rapaci. Ma per risolvere il problema, alla fine l'unico rimedio potrebbe essere l'assist che arriva dall'Enpa (protezione animali). «Una pillola anticoncezionale - spiega il vice presidente nazionale, Marco Innocenti, di San Giovanni Valdarno - che è una specie di mais modificato. Impedisce alla femmina la fecondazione dell'uovo. E così le colonie dei piccioni possono ridursi del 20% all'anno».

Soluzioni. Che le soluzioni al disagio siano complicate ormai è palese. «Ci sono protocolli rigidissimi da seguire - spiega l'assessore Monica Galluzzi - che prevedono la sterilizzazione di alcune specie, la separazione degli esemplari sani da quelli malati e poi la loro ricollocazione, oppure in alcune città sono state installate delle reti all'altezza delle grondaie che evitano il volo in picchiata degli uccelli». Altre realtà hanno adottato stratagemmi non riusciti come i falchi o i nidi finti, o ancora i dissuasori acustici. Ma in ogni caso, o non convincono o non risolvono.

Via Ricasoli. Non è centralissima come Piazza del Popolo, ma è un altro esempio vivente del problema piccioni. Un marciapiede della stretta via che collega il Duomo con via Manin è praticamente inutilizzabile a causa degli escrementi quasi calcificati in terra, residui della vita di uccelli e piccioni. Finchè ci saranno loro da quel pezzo di strada non si può passare. Non è colpa loro, ma non c'è modo di conviverci serenamente.

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