Italia
I PERSONAGGI DEL PALIO
«Il rione è una seconda casa»
Francesca Maltagliati
Tre fratelli, tre arcieri. Rozart, Schelzen e Reget Malaj sono i tre ragazzi albanesi che domenica hanno gareggiato per il Rione Santa Maria e conquistato la vittoria. Grazie alla loro bravura, e a quella di David Ercolini, capitano della squadra, il rione della chiave d'argento è riuscito ad aggiudicarsi il trentaduesimo cencio nella storia del Palio di Pescia, a 23 anni dall'ultima vittoria
3 MINUTI DI LETTURA
PESCIA. Tre fratelli, tre arcieri. Rozart, Schelzen e Reget Malaj sono i tre ragazzi albanesi che domenica hanno gareggiato per il Rione Santa Maria e conquistato la vittoria. Grazie alla loro bravura, e a quella di David Ercolini, capitano della squadra, il rione della chiave d'argento è riuscito ad aggiudicarsi il trentaduesimo cencio nella storia del Palio di Pescia, a 23 anni dall'ultima vittoria.
Si deve tornare indietro fino al lontano 1986 per ricordare l'ultima volta che il popolo dei domaioli era riuscito nell'impresa.
Rozart Malaj, 31 anni, è il più grande dei tre. In Italia dal 1995, il giovane ha saputo rimboccarsi le maniche e oggi, insieme al fratello più piccolo, Schelzen (21 anni), gestisce a Pescia una ditta per il montaggio degli ascensori.
Anche Reget lavora nello stesso settore ma in un'altra ditta. La passione per l'arco nasce per tutti e tre all'interno del Rione Santa Maria.
«Da piccoli giocavamo con finti archi fatti in casa - spiega Rozart -. Qui, una volta entrato nel rione, chiesi al capitano se potevo provare a tirare con l'arco. Da allora è diventata per me una gran passione».
Anche gli altri due fratelli, in Italia dal '98, hanno voluto seguire l'esempio del maggiore, scoprendo così di avere un vero e proprio talento in comune. Anche l'anno passato riuscirono a dimostrare la loro bravura facendo sfiorare la vittoria al Santa Maria, che poi si aggiudicò il secondo posto in una combattutissima gara con il San Michele.
Una storia d'integrazione come poche la loro. Una storia in cui per una volta lo straniero non soltanto viene accettato e tollerato dalla comunità, ma ne diviene parte integrante, ne porta alte le bandiere, ne vive le tradizioni.
«Sono stato fortunato - prosegue Rozart - perché ho incontrato una persona che mi ha fatto entrare nel Rione che per me è diventato una seconda casa. Devo ringraziare tutti perché hanno accolto me e la mia famiglia. Ho trovato le persone giuste, senza pregiudizi».
Racconta di esser scoppiato a piangere, alla fine: «Quando sei lassù e stai tirando sei sordo a qualsiasi rumore e teso come una corda. Dopo, tutta la tensione si è liberata e non ho potuto trattenere le lacrime».
Anche il sindaco di Pescia, Roberta Marchi, ha voluto conoscere i giovani fratelli e parla della loro storia come di un bell'esempio da seguire.
«Questa è la vera integrazione - dice il primo cittadino - e di questo successo bisogna ringraziare i rioni e il loro importante ruolo di aggregazione. In questi giorni mi sono resa conto di quanti giovani facciano parte delle contrade. Si tratta di un modo per avvicinare e far lavorare insieme le persone per uno scopo comune. È per questo che voglio dare il più grande aiuto possibile ai rioni. Non si tratta dell'importanza e della bellezza della manifestazione che riescono a organizzare, ma più di tutto, del ruolo sociale che svolgono».
Si deve tornare indietro fino al lontano 1986 per ricordare l'ultima volta che il popolo dei domaioli era riuscito nell'impresa.
Rozart Malaj, 31 anni, è il più grande dei tre. In Italia dal 1995, il giovane ha saputo rimboccarsi le maniche e oggi, insieme al fratello più piccolo, Schelzen (21 anni), gestisce a Pescia una ditta per il montaggio degli ascensori.
Anche Reget lavora nello stesso settore ma in un'altra ditta. La passione per l'arco nasce per tutti e tre all'interno del Rione Santa Maria.
«Da piccoli giocavamo con finti archi fatti in casa - spiega Rozart -. Qui, una volta entrato nel rione, chiesi al capitano se potevo provare a tirare con l'arco. Da allora è diventata per me una gran passione».
Anche gli altri due fratelli, in Italia dal '98, hanno voluto seguire l'esempio del maggiore, scoprendo così di avere un vero e proprio talento in comune. Anche l'anno passato riuscirono a dimostrare la loro bravura facendo sfiorare la vittoria al Santa Maria, che poi si aggiudicò il secondo posto in una combattutissima gara con il San Michele.
Una storia d'integrazione come poche la loro. Una storia in cui per una volta lo straniero non soltanto viene accettato e tollerato dalla comunità, ma ne diviene parte integrante, ne porta alte le bandiere, ne vive le tradizioni.
«Sono stato fortunato - prosegue Rozart - perché ho incontrato una persona che mi ha fatto entrare nel Rione che per me è diventato una seconda casa. Devo ringraziare tutti perché hanno accolto me e la mia famiglia. Ho trovato le persone giuste, senza pregiudizi».
Racconta di esser scoppiato a piangere, alla fine: «Quando sei lassù e stai tirando sei sordo a qualsiasi rumore e teso come una corda. Dopo, tutta la tensione si è liberata e non ho potuto trattenere le lacrime».
Anche il sindaco di Pescia, Roberta Marchi, ha voluto conoscere i giovani fratelli e parla della loro storia come di un bell'esempio da seguire.
«Questa è la vera integrazione - dice il primo cittadino - e di questo successo bisogna ringraziare i rioni e il loro importante ruolo di aggregazione. In questi giorni mi sono resa conto di quanti giovani facciano parte delle contrade. Si tratta di un modo per avvicinare e far lavorare insieme le persone per uno scopo comune. È per questo che voglio dare il più grande aiuto possibile ai rioni. Non si tratta dell'importanza e della bellezza della manifestazione che riescono a organizzare, ma più di tutto, del ruolo sociale che svolgono».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
