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Guerra dei prezzi tra le bancarelle

Serena Giusti
Un banco di abbigliamento al mercato gestito da cinesi: il ribasso dei prezzi praticato dagli orientali preoccupa gli operatori
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Un banco di abbigliamento al mercato gestito da cinesi: il ribasso dei prezzi praticato dagli orientali preoccupa gli operatori

Calo dei ricavi per gli ambulanti del mercato del giovedì. La crisi colpisce anche loro e non aiutano le tasse da pagare per il suolo pubblico, le più care di tutta la provincia. Inoltre, l'invasione di cinesi e indiani ha fatto sì che l'offerta aumentasse e i prezzi scendessero vertiginosamente

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MONTECATINI. Calo dei ricavi per gli ambulanti del mercato del giovedì. La crisi colpisce anche loro e non aiutano le tasse da pagare per il suolo pubblico, le più care di tutta la provincia.
Inoltre, l'invasione di cinesi e indiani ha fatto sì che l'offerta aumentasse e i prezzi scendessero vertiginosamente. Su 200 rivendite, ben 35 (il 16%) sono gestite da cinesi. Spiega una venditrice di abbigliamento: «Il banco accanto al mio è di alcuni cinesi, che vendendo maglie a 3 euro, vestiti a 5 euro, pantaloni a 6 euro. Siamo stati costretti a dimezzare i prezzi e comprare prodotti a costi ribassati».

Camminando per il mercato si incontrano anche bancarelle di cinesi con la scritta: "Tutto a 1 euro". Gli ambulanti stanieri vendono biancheria a prezzi stracciati: mutande a 1 euro, reggiseni a 2, pigiami da 2 a 5 euro. Così i "vicini" italiani hanno dovuto abbassare i prezzi per combattere la concorrenza. «Non ci preoccupa solo l'incremento di cinesi - racconta il titolare di un banco di scarpe - ma anche l'arrivo degli indiani». Sembra impossibile competere con i loro prezzi, visto che un paio di scarpe made in Italy costano dai 20 ai 50 euro, mentre sia gli ambulanti cinesi che quelli indiani propongono calzature a 5 o 10 euro.
«Sono d'accordo che all'interno di un mercato non vendano solo italiani, è interessante per i consumatori - dice Maurizio Innocenti, presidente regionale dell'Anva (Associazione nazionale venditori ambulanti) Confesercenti - ma la qualità è diventata medio/bassa e vorremmo riportarla a livelli più alti».

Esente dalla crsi i prodotti alimentari: «Ma che calo di vendite - esclama Natalino Biondi, proprietario di una rivendita di alimentari - la gente compra ed è bene che ci siano tutti questi stranieri ad abbassare i prezzi». Non della stessa opinione gli ambulanti che si trovano a mettere cartelloni con su scritto "Svendita totale". «Abbiamo dovuto scontare i prodotti di abbigliamento al 50% e anche al 70%. I nostri articoli a stock non reggono più la concorrenza straniera», racconta una commerciante di abbigliamento.
Uno dei problemi principali è che i clienti spendono poco e, abituati a comprare prodotti a bassi costi, non richiedono più articoli di alta qualità.
Il presidente regionale dell'Anva propone una soluzione: «Vorremmo riqualificare i mercati e gli operatori. L' effetto crisi fa abbassare i prezzi, il mercato tende ad appiattirsi e gli ambulanti pensano solo a incassare. Inoltre sarebbe un'ottima idea poter fare il mercato pure di sabato e domenca. Stiamo rivedendo anche le fasce orarie: dalle 7 alle 13 non sono ore buone per coloro che lavorano, impossibilitati ad aggirarsi tra le bancarelle».

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