Proteste
EMERGENZA-OCCUPAZIONE
Cassa integrazioneper 150 lavoratori della Nuovaedart
David Meccoli
Centocinquanta dipendenti in cassa integrazione a rotazione da oltre tre mesi, ma anche undici lavoranti a domicilio senza stipendio (e nessuna copertura o indennità) da quattro mesi
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA COZZILE. Centocinquanta dipendenti in cassa integrazione a rotazione da oltre tre mesi, ma anche undici lavoranti a domicilio senza stipendio (e nessuna copertura o indennità) da quattro mesi. Sono i (tristi) numeri di una delle aziende più importanti dell'intera Valdinievole, la Nuovaedart di Traversagna, cartotecnica specializzata in biglietti d'auguri, partecipazioni, annunci di nascita e diplomi.
L'azienda. La Nuovaedart è un gruppo con due stabilimenti produttivi (una trentina di dipendenti lavora nella sede distaccata di Como) e rappresenta uno dei maggiori produttori di partecipazioni di nozze e biglietti augurali. L'intero ciclo produttivo (salvo alcuni collaboratori esterni) si svolge internamente, dalla progettazione grafica alla stampa.
I cassaintegrati. «Tutti i 150 dipendenti, compresi i 30 lavoratori della sede di Como - dice Michele Gargini, Slc Cgil - sono stati messi in cassa integrazione a rotazione da tre mesi. In altre parole: circa la metà dei dipendenti è al lavoro, gli altri restano a casa. L'azienda ha infatti risentito della crisi economica internazionale, essendo legata soprattutto al mercato estero».
Le "esterne". La situazione più grave è però quella di undici lavoranti a domicilio. «Si tratta di donne che non percepiscono lo stipendio da quattro mesi - prosegue Gargini - in quanto, pur essendo assunte dall'azienda, riscuotono sulla base del lavoro che viene di volta in volta loro assegnato, ma che, come si è detto, attualmente manca. Per loro, normalmente impegnate in lavori di rifinitura manuali a casa, purtroppo non esiste alcuna copertura. Abbiamo posto il problema alla direzione della Nuovaedart, che ci ha detto che a settembre proverà a distribuire nuovamente qualche lavoro». Il problema degli impieghi a domicilio riguarda molte altre aziende del territorio. «Questa tipologia di lavoro - dice Vincenzo Scotellaro, coordinatore Cgil Valdinievole - non gode della possibilità di usufruire né della cassa integrazione ordinaria, né di quella in deroga, né, dopo una recente legge, della sospensione di 90 giorni lavorativi (serve un'iscrizione a un ente bilaterale, che però per un'azienda industriale come la Nuovaedart non è consentita)».
Soluzioni. «Ci sono margini di trattativa - dice Gargini - ma la preoccupazione resta alta. La speranza è che la crisi possa terminare presto. Nel frattempo proseguono gli incontri con l'azienda per limitare al massimo i disagi per i lavoratori».
L'azienda. La Nuovaedart è un gruppo con due stabilimenti produttivi (una trentina di dipendenti lavora nella sede distaccata di Como) e rappresenta uno dei maggiori produttori di partecipazioni di nozze e biglietti augurali. L'intero ciclo produttivo (salvo alcuni collaboratori esterni) si svolge internamente, dalla progettazione grafica alla stampa.
I cassaintegrati. «Tutti i 150 dipendenti, compresi i 30 lavoratori della sede di Como - dice Michele Gargini, Slc Cgil - sono stati messi in cassa integrazione a rotazione da tre mesi. In altre parole: circa la metà dei dipendenti è al lavoro, gli altri restano a casa. L'azienda ha infatti risentito della crisi economica internazionale, essendo legata soprattutto al mercato estero».
Le "esterne". La situazione più grave è però quella di undici lavoranti a domicilio. «Si tratta di donne che non percepiscono lo stipendio da quattro mesi - prosegue Gargini - in quanto, pur essendo assunte dall'azienda, riscuotono sulla base del lavoro che viene di volta in volta loro assegnato, ma che, come si è detto, attualmente manca. Per loro, normalmente impegnate in lavori di rifinitura manuali a casa, purtroppo non esiste alcuna copertura. Abbiamo posto il problema alla direzione della Nuovaedart, che ci ha detto che a settembre proverà a distribuire nuovamente qualche lavoro». Il problema degli impieghi a domicilio riguarda molte altre aziende del territorio. «Questa tipologia di lavoro - dice Vincenzo Scotellaro, coordinatore Cgil Valdinievole - non gode della possibilità di usufruire né della cassa integrazione ordinaria, né di quella in deroga, né, dopo una recente legge, della sospensione di 90 giorni lavorativi (serve un'iscrizione a un ente bilaterale, che però per un'azienda industriale come la Nuovaedart non è consentita)».
Soluzioni. «Ci sono margini di trattativa - dice Gargini - ma la preoccupazione resta alta. La speranza è che la crisi possa terminare presto. Nel frattempo proseguono gli incontri con l'azienda per limitare al massimo i disagi per i lavoratori».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
