La manifestazione
montecatini
I 9 martiri dimenticati dalla storia
Luigi Spinosi
Niente retorica. La cerimonia, anzi, le cerimonie che si sono svolte ieri non hanno avuto niente di retorico, di atto dovuto perché così vuole il calendario degli eventi. Del resto retorica la commemorazione per le vittime dell'eccidio del Padule di Fucecchio non lo è mai stata, e il tempo non ha mai cancellato il ricordo di quella mattina di agosto di 65 anni fa, nonostante che in questo lungo periodo di tempo si sia inevitabilmente andato riducendo il numero di testimoni diretti. Ma proprio per questo, per non perdere il ricordo insieme a chi aveva vissuto quei tragici giorni, la ricorrenza assume un'importanza fondamentale.
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LARCIANO. Niente retorica. La cerimonia, anzi, le cerimonie che si sono svolte ieri non hanno avuto niente di retorico, di atto dovuto perché così vuole il calendario degli eventi. Del resto retorica la commemorazione per le vittime dell'eccidio del Padule di Fucecchio non lo è mai stata, e il tempo non ha mai cancellato il ricordo di quella mattina di agosto di 65 anni fa, nonostante che in questo lungo periodo di tempo si sia inevitabilmente andato riducendo il numero di testimoni diretti. Ma proprio per questo, per non perdere il ricordo insieme a chi aveva vissuto quei tragici giorni, la ricorrenza assume un'importanza fondamentale.
Ma se la retorica qui non è mai stata di casa, ieri, se possibile, lo è stata ancor di meno. Ieri è stato il giorno della giustizia che comincia a riprendere il suo cammino. Questo grazie soprattutto all'impegno di uomo, ospite d'onore alla cerimonia unitaria di Castelmartini, Antonino Intelisano. Fu lui ha scoprire il cosiddetto "armadio della vergogna", in cui erano stati nascosti documenti importanti per risalire alle responsabilità di tante stragi che insanguinarono l'Italia durante l'occupazione nazifascista. Ed è lui che, come procuratore al tribunale militare di Roma, che ha condotto le indagini sull'Eccidio del Padule. E queste indagini non hanno portato solo a scoprire nuove possibili responsabilità (con 4 ex ufficiali e sottoufficiali dell'esercito tedesco indagati), ma anche a rimediare a un atto di ingiustizia nei confronti di nove vittime di quella strage. Vittime dimenticate, le cui storie (e la cui fine) è stata riscoperta proprio grazie alle nuove indagini.
«L'11 giugno c'è stato l'avviso di chiusura delle indagini - ha spiegato Intelisano - e dopo il 15 settembre sarà possibile chiedere il rinvio a giudizio per 4 militari tedeschi. Si tratta di un maresciallo, di un capitano, di un sergente e di un terzo ufficiale di ordinanza cui si attribuisce la morte di 184 persone». Lo sbigottimento, a questo punto, era evidente: Intelisano aveva detto 184 persone, e non 175 come la storia e l'elenco vittime sul monumento alle spalle del procuratore ci avevano fatto conoscere. Nessun errore, almeno da parte del magistrato: «Le vittime - ha proseguito Intelisano - non sono state 175, ma 184. I nostri accertamenti ci hanno portato a dare un'identità, nome per nome, a tutti martiri di quella strage».
Non è una questione numerica, non è che uccidendo "solo" 175 persone si è meno criminali rispetto ad ammazzarne 184. È una questione di giustizia nei confronti di chi è stato dimenticato: «Tutti i morti - ha proseguito infatti Intelisano, citando anche l'Antologia di Spoon River - andrebbero citati nome per nome e scolpiti sul monumento alle mie spalle».
Il ricordo è fondamentale, su questo ha insistito il procuratore, che ha citato un pisodio accaduto un paio di sere prima mentre si trovava in Valdinievole: «Un signore che stava leggendo un articolo su questa strage - ha detto Intelisano - ha commentato che non aveva senso, dopo tutto questo tempo, continuare a parlare di certe storie. Questo è l'effetto della giustizia negata. Bisogna parlarne, bisogna ricordare, perché la banalità del male è sempre in agguato».
Ma se la retorica qui non è mai stata di casa, ieri, se possibile, lo è stata ancor di meno. Ieri è stato il giorno della giustizia che comincia a riprendere il suo cammino. Questo grazie soprattutto all'impegno di uomo, ospite d'onore alla cerimonia unitaria di Castelmartini, Antonino Intelisano. Fu lui ha scoprire il cosiddetto "armadio della vergogna", in cui erano stati nascosti documenti importanti per risalire alle responsabilità di tante stragi che insanguinarono l'Italia durante l'occupazione nazifascista. Ed è lui che, come procuratore al tribunale militare di Roma, che ha condotto le indagini sull'Eccidio del Padule. E queste indagini non hanno portato solo a scoprire nuove possibili responsabilità (con 4 ex ufficiali e sottoufficiali dell'esercito tedesco indagati), ma anche a rimediare a un atto di ingiustizia nei confronti di nove vittime di quella strage. Vittime dimenticate, le cui storie (e la cui fine) è stata riscoperta proprio grazie alle nuove indagini.
«L'11 giugno c'è stato l'avviso di chiusura delle indagini - ha spiegato Intelisano - e dopo il 15 settembre sarà possibile chiedere il rinvio a giudizio per 4 militari tedeschi. Si tratta di un maresciallo, di un capitano, di un sergente e di un terzo ufficiale di ordinanza cui si attribuisce la morte di 184 persone». Lo sbigottimento, a questo punto, era evidente: Intelisano aveva detto 184 persone, e non 175 come la storia e l'elenco vittime sul monumento alle spalle del procuratore ci avevano fatto conoscere. Nessun errore, almeno da parte del magistrato: «Le vittime - ha proseguito Intelisano - non sono state 175, ma 184. I nostri accertamenti ci hanno portato a dare un'identità, nome per nome, a tutti martiri di quella strage».
Non è una questione numerica, non è che uccidendo "solo" 175 persone si è meno criminali rispetto ad ammazzarne 184. È una questione di giustizia nei confronti di chi è stato dimenticato: «Tutti i morti - ha proseguito infatti Intelisano, citando anche l'Antologia di Spoon River - andrebbero citati nome per nome e scolpiti sul monumento alle mie spalle».
Il ricordo è fondamentale, su questo ha insistito il procuratore, che ha citato un pisodio accaduto un paio di sere prima mentre si trovava in Valdinievole: «Un signore che stava leggendo un articolo su questa strage - ha detto Intelisano - ha commentato che non aveva senso, dopo tutto questo tempo, continuare a parlare di certe storie. Questo è l'effetto della giustizia negata. Bisogna parlarne, bisogna ricordare, perché la banalità del male è sempre in agguato».
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