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Montecatini

CULTURA: PERICOLO DI SCIPPO

Fontana di Buren a rischio

La fontana-scultura di Pol Bury nel parco termale
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La fontana-scultura di Pol Bury nel parco termale

La città rischia di perdere la fontana di Daniel Buren (forse destinata a Quarrata), fortemente voluta dalla Fondazione Caripit e il cui posizionamento nel parco termale fu annunciato come "imminente" dall'amministrazione Severi nel febbraio 2007. L'allarme viene da Valdemaro Pellegrini, ex assessore di Messeri

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MONTECATINI. La città rischia di perdere la fontana di Daniel Buren (forse destinata a Quarrata), fortemente voluta dalla Fondazione Caripit e il cui posizionamento nel parco termale fu annunciato come "imminente" dall'amministrazione Severi nel febbraio 2007. L'allarme viene da Valdemaro Pellegrini, ex assessore di Messeri.

«La notizia circa la destinazione dei locali ex poste nel Municipio ad accogliere arte contemporanea - si legge in una lettera firmata dagli architetti Valdemaro Pellegrini e Manola Bonari - tranquillizza parzialmente la forte preoccupazione scaturita da un'altra notizia appresa da fonte attendibile circa la scultura/fontana di Buren già offerta alla città dalla Fondazione Caripit, che sta migrando silenziosa verso altri lidi (il parco della Villa La Magia a Quarrata)».

L'opera è stata pensata da Buren in marmo e vetro: sei grandi blocchi a forma di parallelepipedo con inserimenti verticali di vetro policromo alternati da strisce d'acqua, con pannelli sistemati a forma esagonale e spazi aperti che consentirebbero di vedere un panorama sempre diverso.

«Pensiamo che la rinuncia, se non smentita - proseguono i due architetti - dovrebbe essere quantomeno argomentata dalle Terme, ente di riferimento della Fondazione, e dagli amministratori vecchi e nuovi del Comune, titolare della politica culturale. Il silenzio rende gravissima la di per sé grave rinuncia. Visto che l'iniziativa della nuova giunta scongiura il pericolo di trovarsi di fronte a una cosciente capitolazione del contemporaneo operata da pochi in nome di tutti, vorremmo capire se si è trattato di un'avversione dei soliti pochi per la particolare opera proposta o di una giravolta della Fondazione, stufa dei tentennamenti comunali».

«Siamo certi, peraltro, che l'assessore Bruno Ialuna - si legge nella lettera - non vorrà rassegnarsi alla situazione di fatto saltando un turno nell'azione di inserimento nel parco di opere contemporanee offerte dalla Fondazione. Il Severi bis non è riuscito a sistemare neanche una scultura, mentre qualcosa di valido aveva sortito Bonvicini a conclusione del primo mandato, in qualche modo realizzando un'esposizione temporanea la cui fattibilità era stata prospettata come parte integrante e permanente del progetto di arredo urbano della giunta Messeri (un'opera per ogni lunetta). Ma visto che le scelte incalzano, intendiamo stimolare la nuova giunta a recuperare le posizioni perdute, e anche a riaprire un dibattito non solo sulla presenza del nuovo in città, ma in generale sulla necessità di una presenza d'arte senza pregiudizi».

«Pur accantonando le strane vicende dell'accademia - concludono - la città non può continuare a disconoscere ogni tipo di cultura: il nuovo di Shingu, Bury, Buren, Aldo Rossi (ma anche l'antico di Casa Rastelli), e far fuori tutto. Addirittura in silenzio. Per adesso siamo fermi ai Macchiaioli (riproposti a distanza di decenni dalla prima all'Apt), ad Annigoni, a Leonardo, avendo come magno gaudio Mirò centenario. Valori condivisibili ma non sufficienti a una città vitale».

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