Il Tirreno

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RISPARMI SPARITI ALLE POSTE

Soldi in fumo, cresce il buco

Pietro Barghigiani
I carabinieri indagano su un ammanco da centinaia di migliaia di euro
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I carabinieri indagano su un ammanco da centinaia di migliaia di euro

È una voragine di cui non si intravede ancora il fondo quella scavata all'ufficio postale di Massa dove decine di risparmiatori avevano depositato i loro risparmi di cui da settimane si sono perse le tracce

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MASSA COZZILE. È una voragine di cui non si intravede ancora il fondo quella scavata all'ufficio postale di Massa dove decine di risparmiatori avevano depositato i loro risparmi di cui da settimane si sono perse le tracce.
Non passa giorno che i carabinieri della stazione di Buggiano non ricevano querele da parte di clienti che vogliono sapere dove sono finiti i loro soldi e, soprattutto, rimetterseli in tasca. Dall'inizio della settimana almeno altri quattro risparmiatori si sono presentati in caserma, dopo aver consultato un avvocato, per querelare un'impiegata dell'ufficio, residente in Valdinievole, nel frattempo sostituita da Poste Italiane da almeno una quindicina di giorni.
L'ammanco. La cifra iniziale di 200mila euro che sarebbe sparita dai conti è già stata superata. È sufficiente mettendo in fila gli importi di almeno una cinquantina di clienti turlupinati. Numeri precisi ancora non ce ne sono. I carabinieri stanno procedendo a un rendiconto in continuo aggiornamento. Di sicuro solo gli ultimi quattro risparmiatori che hanno denunciato la donna lamentano una perdita di circa 100mila euro.
Anche se non è possibile fare una proiezione sulla cinquantina di risparmiatori traditi, di sicuro la somma iniziale dei 200mila euro non corrisponde, per difetto, al fiume di denaro andato a sfociare chissà dove.
Le tecniche. Sono almeno tre le tipologie con le quali come un gioco di prestigio i soldi prima appaiono e poi scompaiono. Le raccontano nelle querele i cittadini raggirati. L'esempio classico e ricorrente è quello del libretto al portatore svuotato. Al titolare del conto i soldi risultano, ma solo sulla carta. In realtà il contante è stato prelevato senza registrare le operazioni. C'è poi la polizza fasulla. Proponendo un investimento redditizio l'impiegata, secondo le denunce dei clienti, avrebbe convinto i risparmiatori a sottoscrivere polizze che di fatto non esistevano. Bastava firmare qualche foglio e versare il denaro. Salvo poi rendersi conto che la polizza in questione valeva quanto il foglio di carta rimasto in mano agli investitori. Infine, il terzo modus operandi, quello che potrebbe dare qualche difficoltà nel recupero del maltolto.
Ad alcuni clienti l'impiegata avrebbe consigliato di liquidare i buoni fruttiferi postali ventilando una migliore opportunità di rendimento con altri titoli. Il guaio, però, è che una volta smobilizzato l'investimento i soldi non sono stati reinvestiti.
Le azioni legali. Un capitolo della vicenda vede i carabinieri impegnati a mettere a fuoco quanto è sparito e in che modo. L'altro riguarda i privati che, a livello di causa civile, stanno cercando di recuperare i soldi coinvolgendo l'impiegata e Poste Italiane.

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