Il dolore
«Processate quei bancari»
Pietro Barghigiani
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La Guardia di Finanza ha acquisito decine di assegni e cambiali firmate dal piccolo imprenditore poi fallitoVanno processati gli undici tra consiglieri di amministrazione, funzionari in servizio e ora in pensione, accusati di concorso in usura aggravata ai danni di un piccolo imprenditore finito nelle mani di strozzini a Udine già usciti dal processo con un patteggiamento
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MONTECATINI. Vanno processati gli undici tra consiglieri di amministrazione, funzionari in servizio e ora in pensione, accusati di concorso in usura aggravata ai danni di un piccolo imprenditore finito nelle mani di strozzini a Udine già usciti dal processo con un patteggiamento. La richiesta di rinvio a giudizio è stata presentata dal sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice al gip: udienza il 28 luglio.
In quella sede verrà deciso il processo o l'archiviazione.
Verso il processo. Nella richiesta di rinvio a giudizio si sintetizzano origine e sviluppo dell'inchiesta nella quale sarebbe stato commesso il reato di usura aggravata ai danni di Giuseppe Paoli, 51 anni, di Segromigno in Piano, residente in città e poi costretto lasciare Montecatini dopo aver ricevuto serie minacce.
Le accuse. Secondo la ricostruzione degli investigatori gli undici indagati sapevano che il loro cliente era in mano agli strozzini, ma anziché segnalare la situazione alle forze dell'ordine ne avevano compromesso il già pesante stato di dissesto finanziario continuando a concedergli soldi spingendolo a uno stato di insolvenza senza ritorno il cui epilogo fu il fallimento dell'attività e la conseguente messa all'asta di immobili e terreni edificabili. Una vicenda che si svolse tra l'ottobre 2000 e il settembre 2002.
Banche e usura. Indagando sul caso di un'esecuzione immobiliare di un terreno di proprietà, per una quota, del Paoli, la Guardia di Finanza di Udine avviò le indagini poi sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio. In sostanza dalle ipotesi investigative degli inquirenti friulani emergeva all'epoca un disegno per appropriarsi dei beni montecatinesi dell'uomo facendo leva su un debito di una società di capitali di cui era socio. A Paoli, stando sempre all'ipotesi della Procura, erano stati concessi dai dirigenti e funzionari bancari indagati finanziamenti e crediti sempre più importanti, fino al milione di euro, in modo da condurlo a un punto di non ritorno, per poter poi colpire i suoi beni mettendoli all'asta. La tesi è che i dirigenti sapevano delle gravissime difficoltà del Paoli e dei suoi rapporti con alcuni usurai e nonostante ciò non ebbero remore a finanziarlo.
«Erano consapevoli». A proposito dei funzionari di banca scrive il pm: «Nella piena consapevolezza della natura usuraia dei pagamenti effettuati dal Paoli, favorivano e non impedivano la dazione di somme di denaro ad interessi usurai in favore degli "usurai" da loro conosciuti come tali, omettendo, in violazione di legge, delle norme di prassi bancaria, e delle norme regolamentari ogni doveroso intervento atto a impedire le predette transazioni illecite in essere sui conti bancari gestiti dai rispettivi istituti».
In quella sede verrà deciso il processo o l'archiviazione.
Verso il processo. Nella richiesta di rinvio a giudizio si sintetizzano origine e sviluppo dell'inchiesta nella quale sarebbe stato commesso il reato di usura aggravata ai danni di Giuseppe Paoli, 51 anni, di Segromigno in Piano, residente in città e poi costretto lasciare Montecatini dopo aver ricevuto serie minacce.
Le accuse. Secondo la ricostruzione degli investigatori gli undici indagati sapevano che il loro cliente era in mano agli strozzini, ma anziché segnalare la situazione alle forze dell'ordine ne avevano compromesso il già pesante stato di dissesto finanziario continuando a concedergli soldi spingendolo a uno stato di insolvenza senza ritorno il cui epilogo fu il fallimento dell'attività e la conseguente messa all'asta di immobili e terreni edificabili. Una vicenda che si svolse tra l'ottobre 2000 e il settembre 2002.
Banche e usura. Indagando sul caso di un'esecuzione immobiliare di un terreno di proprietà, per una quota, del Paoli, la Guardia di Finanza di Udine avviò le indagini poi sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio. In sostanza dalle ipotesi investigative degli inquirenti friulani emergeva all'epoca un disegno per appropriarsi dei beni montecatinesi dell'uomo facendo leva su un debito di una società di capitali di cui era socio. A Paoli, stando sempre all'ipotesi della Procura, erano stati concessi dai dirigenti e funzionari bancari indagati finanziamenti e crediti sempre più importanti, fino al milione di euro, in modo da condurlo a un punto di non ritorno, per poter poi colpire i suoi beni mettendoli all'asta. La tesi è che i dirigenti sapevano delle gravissime difficoltà del Paoli e dei suoi rapporti con alcuni usurai e nonostante ciò non ebbero remore a finanziarlo.
«Erano consapevoli». A proposito dei funzionari di banca scrive il pm: «Nella piena consapevolezza della natura usuraia dei pagamenti effettuati dal Paoli, favorivano e non impedivano la dazione di somme di denaro ad interessi usurai in favore degli "usurai" da loro conosciuti come tali, omettendo, in violazione di legge, delle norme di prassi bancaria, e delle norme regolamentari ogni doveroso intervento atto a impedire le predette transazioni illecite in essere sui conti bancari gestiti dai rispettivi istituti».
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