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Soldi dallo Stato con truffa

Pietro Barghigiani
La società poi fallita avrebbe dovuto fabbricare caldaie
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La società poi fallita avrebbe dovuto fabbricare caldaie

Sentenza della Corte dei conti L'azienda, poi fallita, avrebbe dovuto produrre caldaie

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MONTECATINI. Doveva produrre scaldabagni. Al massimo ha confezionato delle fatture. False. È il caso della International Boiler Srl, il cui amministratore aveva presentato documenti fiscali fasulli per gonfiare i costi dell'investimento e incassare contributi regionali con cui avrebbe dovuto avviare un'attività industriale in un'area economicamente depressa della Sardegna. L'azienda non è mai entrata a regime ed è fallita.

Ora la Corte dei conti sarda, dopo un primo pronunciamento della magistratura, ha condannato l'amministratore dell'epoca, Franco Niccoli, e la curatela fallimentare della società, a restituire 931mila euro.

Montecatinese, 62 anni, commercialista conosciuto in Valdinievole non solo nell'ambiente professionale, Niccoli è anche presidente della società calcistica del Margine Coperta.

Finanziamenti. I guai per il professionista arrivano dall'avventura iniziata una decina di anni fa nella zona industriale di Assemini in provincia di Cagliari. Il commercialista è l'amministratore unico della International Boiler Srl, dai cui capannoni sarebbero dovuti uscire radiatori e caldaie.
La società nasce il 26 agosto 1999 e il 30 maggio 2000 usufruisce di un contributo da parte della Regione di 834mila euro su una richiesta complessiva di 2 milioni e 783mila euro. Altri soldi, per 681mila euro, sono concessi il 31 gennaio 2002. Una parte delle somme vengono restituite dalla International Boiler Srl, ma l'inchiesta della Guardia di Finanza porta alla luce una realtà diversa da quella di un'impresa nata e finanziata con soldi pubblici per portare lavoro in un'area in crisi a livello occupazionale.

L'accusa. Le indagini condotte dal Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari accertano, tra l'altro, l'indebita percezione di contributi pubblici ottenuti, stando all'accusa, attraverso l'emissione e l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti, da parte di imprese costituite nell'isola al fine di poter accedere, ai contributi previsti dalla legge a sostegno delle imprese operanti nelle zone economicamente depresse.

Alla revoca del contributo la Regione arriva nel 2006 sulla scorta dei risultati investigativi delle Fiamme Gialle. Nel frattempo Niccoli (pena di 2 anni 2 mesi e 10 giorni) e altri, per un procedimento simile alla vicenda International Boiler, patteggiano per associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
In quel caso era stata aperta una cartiera, la Oran. E anche per quel finanziamento la Corte dei conti ha condannato il professionista e una coppia di imprenditori a restituire i soldi ottenuti irregolarmente.

False fatture. Alla banca sarda che istruiva le pratiche di finanziamento e alla Regione, Niccoli presenta sei fatture per un importo di 3 milioni e 692mila euro. Per la Procura della Repubblica sono riferite a operazioni inesistenti, prodotte dalla società per far vedere costi sostenuti che in realtà non si è mai accollata.

Addirittura viene fuori che la società che avrebbe venduto un macchinario alla International Boiler non aveva mai intrattenuto alcun rapporto con l'azienda. L'apparecchio era stato venduto a un socio della Srl poi fallita.
Nel guazzabuglio di fatture e soldi presi e restituiti col contagocce si staglia sullo sfondo un'azienda finanziata e mai nata. E il conto dei contributi ottenuti con l'inganno viene presentato all'amministratore.

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