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Lapenna mette in campo Rattazzi

Giovanna La Porta
Manlio Rattazzi
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Manlio Rattazzi

Va già duro sul candidato del centrosinistra Bellandi: «Un ex amico. In 35 anni non sono mai stato denigrato tanto»

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MONTECATINI. L'asso che Alberto Lapenna tira fuori dalla manica all'ultima conferenza stampa prima del ballottaggio si chiama Manlio Rattazzi. 71 anni, ginecologo, acceso tifoso RB, un passato da giocatore di basket, in caso di vittoria del centrodestra entrerà nella sua squadra. Rattazzi è l'antitesi di Beppe Bellandi.
Per diversi lustri ha esercitato la professione all'ospedale fiorentino di Torregalli (di recente è andato in pensione) dove ha fatto nascere decine e decine di montecatinesi.
«Gli elettori - analizza Lapenna - con il loro voto hanno dato un segnale preciso. Li ringrazio. Dobbiamo variare musica e musicanti, coniugando voglia di cambiare e consenso popolare. Se sarò eletto nominerò due tecnici al termalismo e all'urbanistica. Lì si gioca il futuro della città e servono figure fuori dalla nomenklature. Il secondo nome? Lo avrete a giorni. Non farò costruire alla Cava Maona o nella zona dei Musicisti. Dico no alle cementificazioni selvagge, sì agli svincoli alberghieri. Sono pronto a tagliare previsioni urbanistiche del piano strutturale».
Riguardo ai tre assessori annunciati in apertura di campagna elettorale, ovvero Giovannelli, Casoli e Mencarelli, Lapenna specifica: «Dipenderà dal risultato elettorale».
E lancia un altro segnale: «Il 21 e il 22, nell'urna, avremo di fronte due progetti antitetici. Da una parte il centrodestra, dove mi riconosco senza rinnegare i simboli, a differenza di quanto fa Bellandi che ha fatto sparire il logo del Pd. Ci sono i valori: famiglia, sicurezza, lotta al crimine, tutela delle fasce deboli che non arrivano alla terza settimana. Di là, nel centrosinistra, ci sono i disvalori. C'è Martini che difende gli extracomunitari con una legge indecente. La gente deve riflettere e non rinunciare a votare. A proposito della Destra, non c'è stato nessun ricorso o riconteggio per l'assegnazione dei seggi. Spero di trovare in Fiore un alleato, una volta che entrerà in consiglio: abbiamo gli stessi valori». Poi si leva un sassolino: «Il voto disgiunto è frutto di una normativa assurda che spinge gli elettori a contraddirsi. Ma il problema è l'uso vergognoso che ne viene fatto. Bellandi? Un ex amico. Mai mi ero ritrovato, in 35 anni di politica, ad essere tanto denigrato come persona. Mi ha fatto male. Sono arrivato qui, nel 1969, perché avevo vinto senza spinte un concorso come maestro elementare. Poi, per un anno, ho fatto il velinaro al ministro Mariotti. Quindi sono entrato in Comune a Pistoia come addetto stampa. Sono andato in pensione da funzionario, senza mai una promozione. Non mi sono arricchito, possiedo solo casa mia. Quando ero sindaco, la città era viva, con 2 milioni di presenze. Fortuna o capacità? Direi proprio entrambe».

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