Il Tirreno

Montecatini

montecatini

«I momenti di depressione sono i più creativi»

Simona Peselli
«I momenti di depressione sono i più creativi»

Il talent scout di pittori condensò in diversi libri i suoi pensieri: «Le opere false ai ricchi, quelle autentiche nei musei»

3 MINUTI DI LETTURA





MONTECATINI. «I momenti di profonda depressione sono quelli di maggiore creatività».
Inizia così un opuscolo dal titolo "Premiata Falseria d'arte", edizioni Alben Firenze, dove Franco Riccomi riassume la sua opinione sul mondo delle opere false. «Cercando di risalire alle origini i primi grandi falsari furono proprio gli stessi pittori che si circondavano degli allievi tanto che anche oggi nutriamo dei dubbi su chi sia il vero autore di alcune opere» si legge nel testo -. Un falsario può essere in grado di realizzare un'opera falsa con una tale perfezione da rendere difficoltosa la distinzione tra l'originale e la copia. Una volta Chagall messo di fronte ad un suo dipinto autentico e alla copia dello stesso rimase scioccato, continuando a ripetere "diabolico, semplicemente diabolico". Intendeva dire che soltanto la mano del diavolo poteva aver osato tanto. Naturalmente lui aveva subito riconosciuto l'opera autentica, perché soltanto lui gli aveva trasmesso l'anima, la sua vita, le sue sensazioni. Perciò mentre un dipinto era vivo e vibrava per luce e forza, l'altro era sordo, freddo e senza vita. Il diavolo non aveva potuto dare l'anima alla copia». E ancora "Van Gogh e Modigliani non hanno dipinto per vedere attaccate le opere nei salotti buoni dei vari Agnelli, Gardini o Pirelli. Peggio ancora quando queste opere finiscono nelle case dei bifolchi arricchiti. Il ricco deve avere la copia, ma pagata in modo enorme. Solo così potrà godersela mostrandola agli amici che sono ancora più ignoranti di lui. Ai poveri che amano l'arte: copie anche a loro, ma pagate a poco prezzo. Perché il dramma, l'angoscia, il dolore la disperazione il fuoco l'ardore e la vita saranno loro a trasmetterle alla tela. E il patto col diavolo sarà scongiurato. Le opere autentiche invece le lascerei ai musei così che tutti coloro che lo desiderano senza alcuna costrizione scolastica possano avvicinarsi di propria volontà, orgoglio e vanto di ogni opera civile».
E ancora dal suo libro "Dieci dolcissime storie d'amore" edizioni Parin del 1994 una poesia che recita «Verrà la notte verrà il domani. E poi la notte e poi il domani. E poi la notte e poi la notte e poi la notte...»
Nel catalogo di una sua personale a Portofino presentata da Achille Bonito Oliva e da Gianni Dova, Franco Riccomi scrive: «A volte penso a quei pini di Antignano così cari a Fattori e ai Tommaso che il libeccio ha piegato fino a far toccare le chiome per terra. Ecco io mi sento come uno di quelli, uno di quei pini che vivono storti, con la differenza che non posso attribuire a forze naturali il mio stato d'animo. Così ci sono nato. Credo fermamente in Dio, in un Dio ganzo che si diverte con gli uomini, a certi dà tutto poi se lo riprende. A chi vuole vivere manda un tumore fulminante, a chi vorrebbe morire lo tortura lasciandolo in vita. Caro Dio io ti chiedo pace, cala un velo pietoso e passa ad un'altra vita, con me hai giocato abbastanza».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze