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Mistero sulla morte di Franco Riccomi

Il recupero del corpo del 60enne montecatinese, ieri a Lerici
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Il recupero del corpo del 60enne montecatinese, ieri a Lerici

Il compito più difficile è toccato al fratello Roberto e alla figlia Benedetta: sono stati loro a sciogliere gli ultimi dubbi sull'identità di quel cadavere

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MONTECATINI. Il compito più difficile è toccato al fratello Roberto e alla figlia Benedetta: sono stati loro a sciogliere gli ultimi dubbi sull'identità di quel cadavere. Il corpo che era stato trovato in acqua, spinto dalla risacca contro gli scogli, nel mare del golfo di Lerici era proprio quello di Franco Riccomi. Sessant'anni anni compiuti da un paio di mesi, esperto d'arte e e figlio dell'ex sindaco, se ne è andato lasciando un mistero attorno alla sua morte.
Quando lo hanno trovato, attorno alle 16, era cadavere già da alcune ore, e indossava solo una maglietta. A scoprire il corpo due giovani in pedalò, che hanno subito dato l'allarme. L'operazione di soccorso è stata resa particolarmente difficile a causa del luogo del ritrovamento, un angolo di mare assai difficile da raggiungere via terra, e per riportare a riva il corpo vigili del fuoco e soccorritori sono dovuti intervenire via mare.
Riccomi, come detto, addosso aveva solo la maglietta, ma in acqua sono stati ritrovati anche i suoi calzoni e un giubbino. Non sono stati invece trovati documenti, e all'identità della vittima si è giunti attraverso un bigliettino trovato tra i vestiti, prima di avere la drammatica conferma dell'identità da parte dei familiari chiamati dai carabinieri di Sarzana.
Adesso resta il giallo della causa. Gli inquirenti propendono per l'incidente, fornendo almeno due possibili spiegazioni: quella di un malore (ieri era una giornata caldissima) che avrebbe colto Riccomi mentre, con i vestiti in mano, stava passeggiando sulla scogliera o mentre era già in acqua; oppure quella, considerata ancor più plausibile, di una perdita di equilibrio mentre si stava spogliando per indossare il costume. Le ferite riscontrate alla testa di Riccomi potrebbero essere state provocate da un urto contro la roccia, in caso di caduta in mare, oppure dalle onde che lo spingevano verso la scogliera.
Ma tra chi lo conosceva bene, e a Montecatini erano in tanti, resta un forte dubbio di fondo, quello che l'uomo possa aver scelto di togliersi la vita. Negli ultimi anni lo spirito di Riccomi era stato duramente provato da alcune vicissitudini giudiziarie, legate alle sue attività di gallerista e di esperto d'arte (vedi articolo a fianco), e in alcune circostanze avrebbe anche manifestato intenzioni suicide.
Una possibilità che non viene esclusa, anche se non esistono prove a riscontro (non sono stati trovati messaggi d'addio). Al contrario la ricostruzione degli attimi precedenti l'accaduto mal si concilierebbe, per gli inquirenti, con l'ipotesi autolesionistica: Franco Riccomi sarebbe arrivato solo a San Terenzo, e per raggiungere questo angolo di paradiso fra San Terenzo e la Baia Blu, nel parco spezzino di Falconara a Lerici, dovrebbe aver camminato per oltre un'ora (un atteggiamento insolito in caso di suicidio).
Ritenuta ancor meno probabile poi l'altra ipotesi, quella di Riccomi vittima di un'aggressione omicida. In ogni caso molte risposte si attendono dall'esame autoptico che sarà effettuato a Pisa.

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