Il Tirreno

Montecatini

Anselmi trascina il Pd sopra il 50%

Giorgio Pasquinucci

Il candidato del Pdl Pazzaglia non compatta il partito che però da solo ritrova la forza di An e lista civica

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 PIOMBINO. Gianni Anselmi è per la seconda volta sindaco. Un indubbio successo personale, oltre che della coalizione che lo ha sostenuto. Del resto c'era da aspettarselo e gli improvvisati bookmaker della politica accettavano alla vigilia del voto solo scommesse sulla possibilità che superasse o meno il 70% dei consensi. Soprattutto dopo il riuscito accordo tra il Pd, l'Idv e la nuova formazione di Sinistra e libertà, che è riuscita ad unificare forze (Sd, Verdi, Ps e lista Fedi) che altrimenti da sole rischiavano di non essere neppure rappresentate in consiglio comunale, come è accaduto al Pdci che pur appoggiava la coalizione.
 Anselmi ha ottenuto 13.919 voti e il 66,88%. 1.165 in meno di quelli che aveva portato a casa nel 2004, con una coalizione però diversa. Cinque anni fa fu infatti appoggiato dallo Sdi (5,4%), dalla Margherita (6,8%), Nuova Piombino (7,9%), Pdci (2,18%) e dai Ds che ottennero il 45,6%. La seconda elezioni Anselmi la deve per il 51,06% al Pd. Ma la sua giunta dovrà fare i conti con il 7,68% di Sinistra e libertà e il 5,42 dell'Italia dei valori.
 Il quadro del centrosinistra è sostanzialmente immutato. E anche la ricerca dei flussi interni si muove dentro percentuali molto limitate. Appare però evidente che il Pd non è riuscito a tenere i voti dei Nuova Piombino, nonostante che nella scorsa legistatura uno dei suoi fondatori, Carlo Torlai, abbia aderito ai democaratici, come pure l'assessore uscente Elisa Murzi. E' molto probabile, dunque, che proprio da quel pacchetto di voti abbia attinto l'Idv, nelle cui liste sono presenti alcuni dei personaggi che dettero anni fa vita alla prima lista civica piombinese.
 Il Pd, pur confermandosi il partito di maggioranza assoluta, si mantiene sotto di un punto rispetto alla somma dei voti di Ds e Margherita del 2004. Alle comunali va meglio che alle Europee ma, pure prendendo con la dovuta precauzione il confronto, perde 3.213 voti e il 6,37% rispetto alle politiche del 2008.
 Ancora più complessa la situazione nel centrodestra, all'interno del quale nella campagna elettorale si sono consumate polemiche accese.
 Federico Pazzaglia è riuscito solo in parte a ricompattare in sede locale il Pdl, che ha ottenuto 3.474 voti e il 17,36%. Un dato che però non sembra così male alla luce della presenza di due liste, il polo di centrodestra di Amerini (3,63%) e i Moderati per Piombino di Batistoni (2,42%), ma anche del fatto che l'Udc si è almeno in parte riappropriata, col candidato sindaco Luigi Coppola, di gran parte dei voti (forse anche di più) che cinque anni fa aveva fatto confluire nella lista civica "Per la tua città", raccogliendo 868 voti e il 4,34%. Da non dimenticare che nel 2004, l'assenza di una lista del Pdl avvantaggiò moltissimo quella di Alleanza nazionale, che riuscì a sfondare il tetto del 10% guadagnadosi tre consiglieri.
 Nella scorsa legislatura il centrodestra rappresentata 3.868 elettori (16,97%) con cinque consiglieri. Una forza analoga a quella che nel nuovo consiglio sarà costituita dal solo Pdl. In più all'opposizione ci saranno Coppola e Amerini, che probabilmente manterranno un ruolo autonomo nei confronti sia della maggioranza che del Pdl.
 Rifondazione comunista ha subito invece e proprio tracollo rispetto a cinque anni fa, quando per la prima volta riuscì a ottenere tre consiglieri. Torrino Checcoli è riuscito ad incassare solo 1.149 (5,74%), più di quanto gli serviva ad entrare in Consiglio, ma per poco più di un centinaio di voti insufficiente ad ottenere il secondo rappresentante. Nel 2004 Rifondazione, guidata dal candidato sindaco Michela Batistoni raccolse 2.073 voti e il 9,75%.
 Sinistra e libertà è riuscita a ottenere i due saggi che si era prefissati come obiettivo minimo, uno è di area socialista, l'altro proveniente dalla file di Sinistra democratica. I Verdi non saranno rappresentati, ma basta dare un'occhiata alle preferenza per capire che qualcosa non ha funzionato nel loro tradizionale elettorato, su cui pesano forse le divisioni prodotte della vicenda dei fanghi di Bagnoli.

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