Sicurezza
montecatini
Dai rubinetti uscirà acqua delle terme
David Meccoli
Il via libera alle prove tecniche è arrivato dopo l'incontro con l'amministratore unico Fiori
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MONTECATINI. Ci vorrà un altro anno per vedere l'acqua di proprietà delle Terme sgorgare direttamente dai rubinetti di casa. L'incontro tra l'amministratore unico termale, Giovanni Fiori e il direttore di Acque Toscane, Mauro Alfieri, si è concluso positivamente e già questa estate potrebbero partire i necessari rilevamenti tecnici per appurare portata e caratteristiche dell'acqua della sorgente Ricciolina di sopra (situata a nord del parco delle Panteraie, nei pressi della Grotta Maona).
Acqua che doveva finire nelle tavole degli italiani, ma potrebbe invece essere dirottata nelle condotte idriche.
Le Terme avevano nei mesi scorsi individuato un nuovo (potenziale) filone d'oro con la scoperta di sorgenti d'acqua oligominerale in zona Canfittori (precisamente a Ricciolina di sopra), a nord di Montaccolle. Si erano così poste l'obiettivo di produrre acqua da tavola e integratori salini energizzanti. Tutto era cominciato con l'affidamento da parte del Comitato scientifico (coordinato dal direttore sanitario delle Terme, Antonio Galassi) all'Università di Pisa di verificare la possibilità di tornare alla produzione industriale di bottiglie di acqua termale terapeutica.
Ma l'ateneo pisano era andato oltre: c'era stato sì un aggiornamento della validazione delle proprietà dell'acqua terapeutica, ma anche la scoperta di una fonte di acqua oligominerale e di una con integratori salini.
In via generica, come ci spiegò lo stesso Fiori, sono necessari 5 litri di acqua al secondo per riempire 25 milioni di bottiglie all'anno e giustificare quindi un investimento. A Montecatini si scoprì che la portata era di 14,9 litri al secondo e, calcolando certi periodi più secchi (coincidenti con i mesi estivi), ciò avrebbe consentito l'imbottigliamento tra i 30 e i 50 milioni di bottiglie l'anno. Ma l'entusiasmo di Fiori è stato troncato sul nascere dalle aziende di acque minerali che, a livello nazionale, non hanno risposto all'invito a collaborare per la gestione del patrimonio oligominerale termale.
L'attenzione si era così dirottata verso l'acquedotto. Attualmente, infatti, l'acqua si butta in un rio che scorre vicino alla sorgente, mentre potrebbe essere sfruttata sia per gli stabilimenti (anche per le nuove realizzazioni), sia per contrastare la siccità estiva, che qualche anno fa ha messo in ginocchio gli alberghi cittadini. Tanto più che la sorgente si trova in un'area non troppo distante dal luogo dove sorgeranno tre nuovi pozzi dell'azienda idrica, da dove parte un vecchio acquedotto di proprietà delle Terme utilizzato in passato per l'acqua dolce in afflusso agli stabilimenti a valle. Tecnicamente, come ci aveva detto il direttore di Acque Toscane, Mauro Alfieri, l'intervento sarebbe fattibile, visto che nella zona passa la conduttura che porta l'acqua dall'impianto di Vico al serbatoio Dami, che è la principale fonte di rifornimento idrico di Montecatini.
«Con Fiori - dice Alfieri - ci siamo già incontrati e abbiamo deciso di fare una verifica delle caratteristiche dell'acqua e della portata della sorgente nei mesi di luglio e agosto. Al limite, nel caso di una forte siccità estiva (ma non c'è alcun elemento che, al momento, porti a questa eventualità), potremmo già intervenire quest'anno con un collegamento. Ma l'iter regolare dovrebbe essere quello di fare le verifiche, coinvolgere l'Autorità d'ambito e il Comune e essere operativi nel 2010. L'accordo potrebbe concretizzarsi con la cessione dell'acquedotto dalle Terme al Comune (che lo utilizzerebbe per l'alimentazione idrica) oppure, nel caso l'acqua fosse classificata come industriale, con una vendita diretta tra Terme e Acque Toscane».
Acqua che doveva finire nelle tavole degli italiani, ma potrebbe invece essere dirottata nelle condotte idriche.
Le Terme avevano nei mesi scorsi individuato un nuovo (potenziale) filone d'oro con la scoperta di sorgenti d'acqua oligominerale in zona Canfittori (precisamente a Ricciolina di sopra), a nord di Montaccolle. Si erano così poste l'obiettivo di produrre acqua da tavola e integratori salini energizzanti. Tutto era cominciato con l'affidamento da parte del Comitato scientifico (coordinato dal direttore sanitario delle Terme, Antonio Galassi) all'Università di Pisa di verificare la possibilità di tornare alla produzione industriale di bottiglie di acqua termale terapeutica.
Ma l'ateneo pisano era andato oltre: c'era stato sì un aggiornamento della validazione delle proprietà dell'acqua terapeutica, ma anche la scoperta di una fonte di acqua oligominerale e di una con integratori salini.
In via generica, come ci spiegò lo stesso Fiori, sono necessari 5 litri di acqua al secondo per riempire 25 milioni di bottiglie all'anno e giustificare quindi un investimento. A Montecatini si scoprì che la portata era di 14,9 litri al secondo e, calcolando certi periodi più secchi (coincidenti con i mesi estivi), ciò avrebbe consentito l'imbottigliamento tra i 30 e i 50 milioni di bottiglie l'anno. Ma l'entusiasmo di Fiori è stato troncato sul nascere dalle aziende di acque minerali che, a livello nazionale, non hanno risposto all'invito a collaborare per la gestione del patrimonio oligominerale termale.
L'attenzione si era così dirottata verso l'acquedotto. Attualmente, infatti, l'acqua si butta in un rio che scorre vicino alla sorgente, mentre potrebbe essere sfruttata sia per gli stabilimenti (anche per le nuove realizzazioni), sia per contrastare la siccità estiva, che qualche anno fa ha messo in ginocchio gli alberghi cittadini. Tanto più che la sorgente si trova in un'area non troppo distante dal luogo dove sorgeranno tre nuovi pozzi dell'azienda idrica, da dove parte un vecchio acquedotto di proprietà delle Terme utilizzato in passato per l'acqua dolce in afflusso agli stabilimenti a valle. Tecnicamente, come ci aveva detto il direttore di Acque Toscane, Mauro Alfieri, l'intervento sarebbe fattibile, visto che nella zona passa la conduttura che porta l'acqua dall'impianto di Vico al serbatoio Dami, che è la principale fonte di rifornimento idrico di Montecatini.
«Con Fiori - dice Alfieri - ci siamo già incontrati e abbiamo deciso di fare una verifica delle caratteristiche dell'acqua e della portata della sorgente nei mesi di luglio e agosto. Al limite, nel caso di una forte siccità estiva (ma non c'è alcun elemento che, al momento, porti a questa eventualità), potremmo già intervenire quest'anno con un collegamento. Ma l'iter regolare dovrebbe essere quello di fare le verifiche, coinvolgere l'Autorità d'ambito e il Comune e essere operativi nel 2010. L'accordo potrebbe concretizzarsi con la cessione dell'acquedotto dalle Terme al Comune (che lo utilizzerebbe per l'alimentazione idrica) oppure, nel caso l'acqua fosse classificata come industriale, con una vendita diretta tra Terme e Acque Toscane».
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