Finanza
In tanti all'addio a Giuseppe
Franca Capecchi
Presenti alla cerimonia gli amministratori del Montalbano
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LAMPORECCHIO. «Addio Giuseppe, nostro fratello, amico, padre, marito esemplare»: con queste parole Don Sebastiano ha salutato per l'ultima volta, a nome di tutta la comunità di Lamporecchio, Giuseppe Santamaria, il giovane operaio rimasto schiacciato da un braccio meccanico venerdì scorso, durante il turno serale di lavoro nella fabbrica Manici Metallici di Larciano.
In tante, tantissime persone, oltre trecento, si sono ritrovate ieri nella chiesa di Santo Stefano per rendere omaggio a Giuseppe e alla sua famiglia. Presenti anche il sindaco di Lamporecchio Aldo Morelli e il viesindaco di Larciano Antonio Pappalardo, coi labari dei rispettivi Comuni.
La cronaca di questo giorno di lutto racconta il dolore e la commozione di tanti giovani, uomini e donne che conoscevano e apprezzavano Giuseppe, ma anche tanta rabbia per l'ennesima morte sul lavoro. Una rabbia dolente espressa dal fratello maggiore di Giuseppe, che dopo l'omelia appassionata dei due parroci, don Francesco della parrocchia di Mastromarco, e don Sebastiano della parrocchia di Lamporecchio, ha preso la parola.
Controllando a fatica l'emozione, l'uomo ha dato corpo e voce alla disperazione sua e degli altri familiari: «Perché non è ammissibile dover morire per guadagnarsi il pane. Perché ormai sono troppi i morti sul lavoro. Sempre più spesso una famiglia perde il proprio caro che va a lavorare, perché le misure di sicurezza non vengono applicate e così i giovani migliori ci lasciano, così come ci ha lasciato il nostro caro Giuseppe».
Parole che hanno scatenato la commozione nei presenti. La stessa commozione che si coglieva nei visi di una piccola folla di amici ed ex compagni di lavoro, radunati fuori dalla chiesa, in attesa di veder uscire il feretro. In tanti lo conoscevano, Giuseppe.
Aveva iniziato a lavorare giovanissimo, a 17 anni, «sempre cercando di migliorare - racconta Roberto, un ex collega con le lacrime agli occhi - e sapere quanto amava la vita, la famiglia, il lavoro, e quanto entusiasmo metteva negli impegni, fa ancora più male».
Gli fa eco un'amica della moglie. «Ancora non riusciamo a credere che non tornerà più. Non è possibile, non è ammissibile - dice con il pianto in gola Antonella - morire così. Non lasceremo Luciana e i suoi piccoli figli da soli. Ci batteremo con lei e per lei, affinché sia fatta giustizia sulla morte di suo marito. Aveva soltanto 35 anni, Giuseppe. Se ci sono delle responsabilità, dovranno essere accertate e denunciate».
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