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Casinò, Viareggio contro Montecatini

Fabrizio Brancoli
Casinò, Viareggio contro Montecatini

La Versilia boccia l’alternanza estate-inverno: lo vogliamo sempre

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MONTECATINI. Si fa rotta sulla zona del liceo, poi si svolta a destra verso la stazione e ci si dirige al casello. Mezzoretta di autostrada, poi il traffico urbano e l’arrivo. Dal cuore di viale Verdi a piazza Nieri e Paolini, nel centro di Viareggio, ci sono 53 km e 80 metri.

I satelliti fanno miracoli: ora misurano anche la distanza esatta tra il municipio di Montecatini e quello della città versiliese, oggi guidata dalla giunta di centrodestra di Luca Lunardini, Pdl, matrice Forza Italia. Ma qualcosa, in quei chilometri, deve essere andato perso. Qualche certezza è rotolata via, come una pallina sfuggita a un croupier maldestro.

A Viareggio il sindaco Pdl dice che la città vuole il casinò, certo, ma lo vuole 12 mesi su 12, senza concessioni alla stagionalità e quindi all’alternanza con Montecatini (dove il Pdl ha indicato come sede il Kursaal). Invece, 53,80 km più a est, cioè qui, il candidato sindaco, dello stesso Pdl, annuncia un imminente patto con Viareggio per dividere a metà il calendario dell’eventuale arrivo delle roulette.

Alberto Lapenna si spinge anche a piazzare una pubblicità elettorale sulla stampa, con un impegno piuttosto stringente. Nei primi cento giorni annuncia un «accordo stagionale con il Comune di Viareggio» e la conseguente «firma del protocollo d’intesa». Forse è una fuga in avanti. O forse è la verità e Lapenna fa bene a dirla; ma a Viareggio non l’avevano raccontata.
Questa informazione, appunto, si è smarrita lungo la Firenze-Mare. A Viareggio la storia del protocollo d’intesa neppure arriva; e Lunardini - ignaro della mossa pre-elettorale del suo collega di partito - continua a lavorare per i dodici mesi, altro che sei.

Poi in scena arriva un terzo protagonista. È il weekend scorso - lo stesso della pubblicità sul protocollo di intesa - quando una donna da capelli color rame scende da un’auto blu sul lungomare di Viareggio. È Michela Brambilla, neoministro al turismo. Il primo a stringerle la mano è il sindaco Lunardini, che la accompagna nel salone del grand hotel Principe di Piemonte per un incontro pubblico. Di cosa si parla? Di casinò. La Brambilla usa toni molto incoraggianti: dice che Berlusconi vede di buon’occhio l’estensione di case da gioco in Italia; è più cauta riguardo ai tempi («Lo scenario è complesso, non chiedetemi una data») ma, insomma, tifa per il sì. Quanto alla Toscana, Lunardini chiede per la sua città il pacchetto pieno, gioco tutto l’anno. Il ministro invece guarda con favore a quello che vuole Lapenna: alternanza Viareggio-Montecatini e tutti (mezzi) contenti. Lo stesso giorno, Lapenna e Brambilla si sono incontrati e certo qualcosa sul casinò se lo sono detti. Che ne pensa Viareggio?

«È una trattativa aperta - spiega Lunardini - noi il casinò lo chiediamo per intero. Poi vediamo come finisce... Se stagionale dovrà essere, lo prenderemo stagionale». Soluzione che, però, non convince gli esponenti del comitato promotore della casa da giochi a Viareggio. Un comitato con adesioni in prevalenza di centrodestra, con esponenti influenti localmente.

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