Proteste
montecatini
«Urlavo ma nessuno è intervenuto»
Pietro Barghigiani
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Renato Fabbeni nel letto del reparto di chirurgia La causa. La lite innescata dal rimprovero a un ragazzo che con un tuffo aveva travolto il bimbo di 8 anni dell'uomo poi aggredito
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MONTECATINI. «Li ho rimproverati perché in un tuffo in piscina avevano travolto mio figlio facendogli male. E loro, dopo qualche discussione, hanno reagito avventandosi contro di me. In tre mi tenevano e uno mi picchiava. Urlavo come un disperato e nessuno che si sia mosso per farli smettere». Il volto da pugile che ha visto vincere di Renato Fabbeni, 43 anni, di Borgo, magazziniere a Monsummano, racconta più di tante parole cosa significa iniziare una discussione senza sapere chi si ha davanti.
Gli occhi, contornati da ematomi, sono due fessure.
Cerotti sul naso e sulla testa. Una flebo nel braccio sinistro. Il volto tumefatto rende bene l'idea di cosa ha passato il magazziniere che da uno svago con i figli si è ritrovato massacrato a sangue per un banale battibecco.
Da domenica pomeriggio l'uomo è ricoverato in chirurgia a Pescia. Stamani sarà trasferito al Cto di Careggi nel reparto di chirurgia maxillo-facciale dove i medici decideranno se sottoporlo a intervento chirurgico per ricomporre le ossa spezzate evitando postumi permanenti.
Dal pestaggio da parte del gruppetto di albanesi è uscito con le fratture del setto nasale, dello zigomo sinistro e di alcune costole. Nel conto che arricchisce la cartella clinica anche varie escoriazioni al cuoio capelluto e a una gamba.
Fabbeni, come è nata l'aggressione?
«Con i miei due figli, il maschio di 8 anni e la femmina di 9, eravamo andati in piscina intorno alle 10. Volevo regalare ai miei bambini una giornata di relax. Stanno sempre a scuola e con il bel tempo abbiamo pensato di andare in piscina. Verso le due e mezzo quattro giovani albanesi hanno iniziato a tuffarsi in acqua. Uno nel lanciarsi ha urtato mio figlio».
È in quel momento che è partita la lite?
«No. Li ho rimproverati dicendo che era un momento di tranquillità per tutti e che dovevano fare più attenzione. Addirittura si sono scusati».
E allora cosa è successo per fare degenerare la discussione?
«Ci siamo allontanati dal punto in cui era avvenuto il contatto con gli albanesi, ma mentre ci spostavamo ho visto che mio figlio, ancora in lacrime, aveva come un'abrasione rossastra sul petto. Gli albanesi continuavano a parlottare tra loro. A quel punto rivolto al gruppetto gli ho detto: "È inutile che alziate la voce perché avete torto marcio". Poi mi sono sistemato a un altro ombrellone e con una vicina mi sono lamentato del modo maleducato di comportarsi di questa gente che non rispetta il prossimo».
Hanno sentito le sue parole?
«Sì. Abbiamo avuto un'altra discussione più accesa. Visto che la situazione stava degenerando ho preso il telefonino per chiamare il 113. Non ho fatto in tempo a dire "pronto" che mi sono saltati addosso. Erano in quattro. C'era chi mi teneva e chi mi menava. La cosa più brutta è che tutto questo è avvenuto davanti ai miei figli. Dopo aver assistito alla scena, che sarà durata almeno dieci minuti, sono rimasti sotto choc. Gridavo, ma nessuno ha mosso un dito per fermarli. Tra i clienti c'erano tanti albanesi. Ma la sorveglianza della piscina dov'era? Ora mi ritrovo in ospedale con la faccia ridotta in questo modo. E pensare che volevo solo passare una giornata tranquilla con i miei figli. Mi ha fatto molto piacere la visita domenica sera del sindaco di Buggiano, Daniele Bettarini. Da Montecatini non si è visto nessuno».
Gli occhi, contornati da ematomi, sono due fessure.
Cerotti sul naso e sulla testa. Una flebo nel braccio sinistro. Il volto tumefatto rende bene l'idea di cosa ha passato il magazziniere che da uno svago con i figli si è ritrovato massacrato a sangue per un banale battibecco.
Da domenica pomeriggio l'uomo è ricoverato in chirurgia a Pescia. Stamani sarà trasferito al Cto di Careggi nel reparto di chirurgia maxillo-facciale dove i medici decideranno se sottoporlo a intervento chirurgico per ricomporre le ossa spezzate evitando postumi permanenti.
Dal pestaggio da parte del gruppetto di albanesi è uscito con le fratture del setto nasale, dello zigomo sinistro e di alcune costole. Nel conto che arricchisce la cartella clinica anche varie escoriazioni al cuoio capelluto e a una gamba.
Fabbeni, come è nata l'aggressione?
«Con i miei due figli, il maschio di 8 anni e la femmina di 9, eravamo andati in piscina intorno alle 10. Volevo regalare ai miei bambini una giornata di relax. Stanno sempre a scuola e con il bel tempo abbiamo pensato di andare in piscina. Verso le due e mezzo quattro giovani albanesi hanno iniziato a tuffarsi in acqua. Uno nel lanciarsi ha urtato mio figlio».
È in quel momento che è partita la lite?
«No. Li ho rimproverati dicendo che era un momento di tranquillità per tutti e che dovevano fare più attenzione. Addirittura si sono scusati».
E allora cosa è successo per fare degenerare la discussione?
«Ci siamo allontanati dal punto in cui era avvenuto il contatto con gli albanesi, ma mentre ci spostavamo ho visto che mio figlio, ancora in lacrime, aveva come un'abrasione rossastra sul petto. Gli albanesi continuavano a parlottare tra loro. A quel punto rivolto al gruppetto gli ho detto: "È inutile che alziate la voce perché avete torto marcio". Poi mi sono sistemato a un altro ombrellone e con una vicina mi sono lamentato del modo maleducato di comportarsi di questa gente che non rispetta il prossimo».
Hanno sentito le sue parole?
«Sì. Abbiamo avuto un'altra discussione più accesa. Visto che la situazione stava degenerando ho preso il telefonino per chiamare il 113. Non ho fatto in tempo a dire "pronto" che mi sono saltati addosso. Erano in quattro. C'era chi mi teneva e chi mi menava. La cosa più brutta è che tutto questo è avvenuto davanti ai miei figli. Dopo aver assistito alla scena, che sarà durata almeno dieci minuti, sono rimasti sotto choc. Gridavo, ma nessuno ha mosso un dito per fermarli. Tra i clienti c'erano tanti albanesi. Ma la sorveglianza della piscina dov'era? Ora mi ritrovo in ospedale con la faccia ridotta in questo modo. E pensare che volevo solo passare una giornata tranquilla con i miei figli. Mi ha fatto molto piacere la visita domenica sera del sindaco di Buggiano, Daniele Bettarini. Da Montecatini non si è visto nessuno».
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