Il Tirreno

Montecatini

Dieci arresti per le rapine in villa

Luca Tronchetti
Dieci arresti per le rapine in villa

In trappola banda di albanesi che agiva anche in Valdinievole. Sequestrate dai carabinieri una pistola e una lupara Morto il capo dell’organizzazione.

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MONTECATINI. Volevano impadronirsi del mercato della prostituzione nel triangolo Altopascio-Montecatini-Pontedera e per procurarsi denaro erano pronti a tutto: dalle rapine, anche cruente, nelle ville della Piana, della Media Valle e della Valdinievole ai furti, dalle lesioni al sequestro di persona sino al tentato omicidio ai danni di un transessuale aggredito e pestato con mazza da baseball. Una banda senza scrupoli, composta da albanesi che soltanto sulla carta lavoravano come operai o muratori, è stata smantellata dai carabinieri che ieri mattina hanno arrestato dieci extracomunitari tutti residenti o domiciliati tra la Toscana e l’Emilia.

Tra loro non c’era la mente e capo indiscusso dell’organizzazione: l’albanese Maksim Progmi, 26 anni. È morto carbonizzato alcune settimane fa in un incidente stradale avvenuto in Emilia dove si era spostato, assieme ad altri componenti la gang, quando aveva capito di essere braccato dai militari. La sua auto è uscita di strada si è schiantata contro un palo della luce e ha preso fuoco. I nove albanesi finiti in manette - la decima è una donna ucraina, ritenuta l’aguzzina delle ragazze albanesi e dell’Est e accusata di sfruttamento della prostituzione - erano in Italia da una dozzina d’anni. Gente che si conosceva perché legata da vincoli di parentela o di amicizia e che, soprattutto, conosceva bene il territorio. Sapeva come e quando muoversi e si era divisa i ruoli. Chi lavorava saltuariamente nell’edilizia forniva agli altri i dati sull’abitazione da assaltare di notte.

Altri si muovevano nella zona per spiare i proprietari delle ville prese di mira e carpirne abitudini e orari. Altri ancora, i più esaltati, effettuavano i raid nelle case isolate o s’incaricavano di picchiare, derubare e violentare prostitute e transessuali costringendoli - di fatto - a lavorare sotto la protezione dell’organizzazione. Banditi senza scrupoli, che agivano armati. In un covo ad Altopascio i carabinieri hanno sequestrato una pistola calibro 7,65 e una doppietta con canne e calcio tagliati e matricola abrasa divenuta una lupara. Un’arma letale se fosse entrata in funzione in uno dei tentativi di rapina avvenuti al crocevia delle province di Lucca, Pisa e Pistoia. Una banda sul modello dell’Arancia Meccanica e che agiva sullo stesso territorio di un’altra organizzazione di albanesi smantellata mesi addietro dalla polizia. Per arrivare all’individuazione dei componenti l’associazione a delinquere è stato determinante l’arresto - il 4 ottobre 2008 - di uno dei quattro elementi facenti parte il commando che la sera precedente aveva assaltato una casa colonica in località Tavolaia a Marginone.

Incappucciati e armati di spranghe e mazze da baseball i malviventi, dopo aver sfondato la porta d’ingresso e poi quella della camera da letto, avevano minacciato di morte madre e figlia costringendole a consegnare tutti i loro averi: 120 euro, una spilla d’oro e una collana. La cattura dell’albanese - rifugiatosi in un casolare fatiscente, dove era stata nascosta anche la refurtiva, a poche decine di metri dalla villetta assaltata - è stata decisiva. E in sei mesi di pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali ha consentito ai carabinieri di documentare gli episodi criminali. E soprattutto di tenere sotto controllo la gang durante le scorribande notturne in modo da impedire la commissione di altri e più gravi reati.

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