La manifestazione
montecatini
Ecco chi può ampliare la casa e chi no
Ma le norme comunali permettono più delle nuove misure regionali
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MONTECATINI. L'abitazione monofamiliare, bifamiliare e i piccoli condomini fino a 350 mq di superficie possono essere ampliati. La villetta a schiera no. Gli edifici già allargati in passato sì, e pure quelli condonati. Ma non quelli che si trovano nel centro storico e nelle zone a rischio idrogeologico. La strada che porta all'allargamento delle case è più stretta e tortuosa di quanto è apparso finora: uno slalom fra i paletti messi dalla Regione per scongiurare la colata di cemento.
Ma a Montecatini i residenti da circa un anno possono ricorrere alle norme del piano regolatore che, in alcuni punti, sono anche più permissive di quelle regionali.
Afferma l'assessore all'urbanistica, Alessandro Sartoni: «Quello che ha disposto la Regione, arrivando in ritardo di un anno, lo avevamo già previsto e incluso nelle norme di piano approvate nella primavera 2008».
Dopo la pubblicazione della legge all'ufficio urbanistica sono arrivate le richieste di chiarimento di cittadini desiderosi di ingrandire casa. La risposta per tutti è stata semplice: le norme locali già in vigore prevedono già quello che indica la Regione. Anzi, anche qualcosa di più.
Le norme comunali. A differenza della legge regionale che esclude gli interventi nelle zone A (centri storici), a Montecatini le norme di piano regolatore consentono fino a 100 metri cubi di ampliamento, mentre la Regione prevede fino a un massimo di 70 metri quadrati. I cittadini avranno la possibilità di scegliere la soluzione migliore, per le proprie esigenze, tra quella comunale e l'alternativa regionale.
Dove non si può. Sono "allargabili" le abitazioni monofamiliari e bifamiliari e i piccoli condomini (massimo di 350 mq). Si tratta solo di alloggi residenziali. Ma non tutti potranno essere ampliati. Sono escluse, ad esempio, le abitazioni che ricadono nel centro storico e a Montecatini Alto. Ma anche le villette a schiera se la superficie utile lorda del complesso è superiore a 350 metri quadrati. Non si possono allargare gli edifici storici, quelli che insistono su aree soggette a piani attuativi comunali, quelli collocati in aree a rischio idrogeologico (lungo i corsi d'acqua). In Comune stanno esaminando le carte per capire quali saranno esattamente le zone a rischio idraulico e probabilmente dalla legge saranno escluse alcune zone a Serravalle. Si può invece intervenire nelle aree dove c'è il vincolo ambientale ma si deve avere l'ok della Sovrintendenza. Cosa si può fare. L'ampliamento - che ha come premessa l'installazione di sistemi di risparmio energetico - può raggiungere il 20% della superficie utile lorda, che non equivale alla superficie dell'appartamento ma va calcolata secondo le indicazioni della Regione. Siccome gli edifici ampliabili non possono avere superficie maggiore di 350 mq, va da se che l'aggiunta massima consentita è 70 metri quadrati. La parte eventualmente condonata in passato deve essere detratta dal calcolo. Con l'allargamento non si possono aumentare le unità immobiliari dell'edificio (cioè ricavare nuovi appartamenti) per i primi cinque anni dalla fine dei lavori. Poi si possono fare frazionamenti, senza scendere sotto i 45 mq ad appartamento. Devono essere rispettate le distanze minime da altri edifici, che sono di 5 metri per le abitazioni e di 10 metri per altri fabbricati. E non si possono avere deroghe per l'altezza. Può allargare la casa anche chi l'ha già fatto in passato. Un'abitazione che era 80 mq, portata successivamente a 100, potrà essere ampliata ulteriormente di 20 mq (il 20% di 100 metri quadrati). Questo solo per gli edifici il cui ampliamento con le vecchie norme è stato concluso prima del 31 marzo. Per quelli ancora in corso vale la nuova legge (cioè in questi casi vecchio e nuovo ampliamento non sono cumulabili).
Ricostruire ex novo. L'edificio può anche essere demolito e ricostruito e in tal caso l'ampliamento può arrivare al 35% della superficie lorda utile, purché si tratti di una casa che si trova in un centro abitato. E' una possibilità giudicata più interessante dagli operatori rispetto all'ampliamento, anche perché può essere aumentato il numero delle unità immobiliari.
L'intervento è consentito anche in edifici in cui sono presenti destinazioni d'uso diverse da quella abitativa (nel limite del 15% della superficie utile lorda). La ricostruzione può essere appetibile per grandi edifici in pessimo stato di conservazione da frazionare in piccoli appartamenti.
Decidersi alla svelta. La normativa resterà in vigore fino al 31 dicembre 2010, dopodiché si potrebbe tornare a un regime più restrittivo. Per avviare i lavori è sufficiente una dichiarazione di inizio attività (Dia) redatta da un tecnico.
Ma a Montecatini i residenti da circa un anno possono ricorrere alle norme del piano regolatore che, in alcuni punti, sono anche più permissive di quelle regionali.
Afferma l'assessore all'urbanistica, Alessandro Sartoni: «Quello che ha disposto la Regione, arrivando in ritardo di un anno, lo avevamo già previsto e incluso nelle norme di piano approvate nella primavera 2008».
Dopo la pubblicazione della legge all'ufficio urbanistica sono arrivate le richieste di chiarimento di cittadini desiderosi di ingrandire casa. La risposta per tutti è stata semplice: le norme locali già in vigore prevedono già quello che indica la Regione. Anzi, anche qualcosa di più.
Le norme comunali. A differenza della legge regionale che esclude gli interventi nelle zone A (centri storici), a Montecatini le norme di piano regolatore consentono fino a 100 metri cubi di ampliamento, mentre la Regione prevede fino a un massimo di 70 metri quadrati. I cittadini avranno la possibilità di scegliere la soluzione migliore, per le proprie esigenze, tra quella comunale e l'alternativa regionale.
Dove non si può. Sono "allargabili" le abitazioni monofamiliari e bifamiliari e i piccoli condomini (massimo di 350 mq). Si tratta solo di alloggi residenziali. Ma non tutti potranno essere ampliati. Sono escluse, ad esempio, le abitazioni che ricadono nel centro storico e a Montecatini Alto. Ma anche le villette a schiera se la superficie utile lorda del complesso è superiore a 350 metri quadrati. Non si possono allargare gli edifici storici, quelli che insistono su aree soggette a piani attuativi comunali, quelli collocati in aree a rischio idrogeologico (lungo i corsi d'acqua). In Comune stanno esaminando le carte per capire quali saranno esattamente le zone a rischio idraulico e probabilmente dalla legge saranno escluse alcune zone a Serravalle. Si può invece intervenire nelle aree dove c'è il vincolo ambientale ma si deve avere l'ok della Sovrintendenza. Cosa si può fare. L'ampliamento - che ha come premessa l'installazione di sistemi di risparmio energetico - può raggiungere il 20% della superficie utile lorda, che non equivale alla superficie dell'appartamento ma va calcolata secondo le indicazioni della Regione. Siccome gli edifici ampliabili non possono avere superficie maggiore di 350 mq, va da se che l'aggiunta massima consentita è 70 metri quadrati. La parte eventualmente condonata in passato deve essere detratta dal calcolo. Con l'allargamento non si possono aumentare le unità immobiliari dell'edificio (cioè ricavare nuovi appartamenti) per i primi cinque anni dalla fine dei lavori. Poi si possono fare frazionamenti, senza scendere sotto i 45 mq ad appartamento. Devono essere rispettate le distanze minime da altri edifici, che sono di 5 metri per le abitazioni e di 10 metri per altri fabbricati. E non si possono avere deroghe per l'altezza. Può allargare la casa anche chi l'ha già fatto in passato. Un'abitazione che era 80 mq, portata successivamente a 100, potrà essere ampliata ulteriormente di 20 mq (il 20% di 100 metri quadrati). Questo solo per gli edifici il cui ampliamento con le vecchie norme è stato concluso prima del 31 marzo. Per quelli ancora in corso vale la nuova legge (cioè in questi casi vecchio e nuovo ampliamento non sono cumulabili).
Ricostruire ex novo. L'edificio può anche essere demolito e ricostruito e in tal caso l'ampliamento può arrivare al 35% della superficie lorda utile, purché si tratti di una casa che si trova in un centro abitato. E' una possibilità giudicata più interessante dagli operatori rispetto all'ampliamento, anche perché può essere aumentato il numero delle unità immobiliari.
L'intervento è consentito anche in edifici in cui sono presenti destinazioni d'uso diverse da quella abitativa (nel limite del 15% della superficie utile lorda). La ricostruzione può essere appetibile per grandi edifici in pessimo stato di conservazione da frazionare in piccoli appartamenti.
Decidersi alla svelta. La normativa resterà in vigore fino al 31 dicembre 2010, dopodiché si potrebbe tornare a un regime più restrittivo. Per avviare i lavori è sufficiente una dichiarazione di inizio attività (Dia) redatta da un tecnico.
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