Sicurezza
Solo 18 anni all’assassino di Oksana
L'amarezza dei familiari: «Questa è la legge, ma non è giusto»
4 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. L'aveva colpita sulla testa con una bottiglia di liquore e, afferrato un coltello da cucina, le aveva vibrato un fendente al torace, per poi gettarla a terra e serrarle le mani attorno alla gola. Ma neppure tanta violenza non era bastata ad ucciderla: aveva dovuto soffocarla con un sacchetto di plastica. Poi l'aveva chiusa in un trolley per gettarla in un cassonetto dei rifiuti.
Per l'omicidio di Oksana Auskelyte, 27enne ballerina lituana di lap dance, ieri in tribunale a Pistoia Andrea Falaschi è stato condannato per rito abbreviato a 18 anni di reclusione.
La pena. Dal punto di vista esclusivamente giuridico, conti alla mano, una pena congrua rispetto a quelle che erano le accuse. Una pena che però non è andata giù ai familiari della giovane vittima. L'ex parà di San Miniato, domiciliato a Montecatini, muratore piastrellista 36enne, era accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il giudice dell'udienza preliminare, Alessandro Buzzegoli, nella sua sentenza di condanna ha ricalcato i conti fatti dallo stesso pm, Ornella Galeotti, nel chiedere la pena di 18 anni di reclusione. Esclusa la premeditazione (è stato considerato un reato d'impeto), la pena base da cui è partito il conteggio, grazie al riconoscimento delle attenuanti (pentimento, confessione) equivalenti alle aggravanti contestate, è stata 24 anni, il minimo previsto per l'omicidio non aggravato. Ai 24 anni è stato quindi applicato lo sconto di un terzo previsto dalla legge per coloro che chiedono di essere processati allo stato degli atti per rito abbreviato (senza aggravi di tempo e di spese per il sistema giudiziario): 16 anni. Stesso discorso per l'occultamento di cadavere: 3 anni meno un terzo, uguale 2 anni. Pena finale, 18 anni.
Danni. Oltre a ciò, il gup ha condannato Falaschi al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile, stabilendo una provvisionale di 500mila euro per la madre e di 250mila euro per la sorella della vittima, che si erano costituite parti civili nel processo. Soldi che probabilmente non avranno mai, visto che Falaschi non possiede ormai più niente: già da alcuni mesi ha fatto mettere in vendita tutti i suoi averi realizzando circa 80mila euro che in questi giorni saranno consegnati alla famiglia di Oksana.
I familiari. Ieri in aula, ad assistere al processo c'erano la mamma, Regina Zukauskiene, la sorella, Diana Auskelyte e la cugina di Oksana, alle quali, il loro avvocato, Claudio del Rosso ha spiegato attentamente i motivi giuridici che hanno portato a una pena così relativamente mite. «Non possiamo essere d'accordo con la legge italiana - ha commentato la cugina dopo la sentenza - A noi sembra troppo poco per un omicidio così. E' la legge, ma non è giusto. Per noi è tutto finito, abbiamo perso Oksana per sempre. E a lui che succede? Diciott'anni in galera non vogliono dire nulla: là lui mangia, beve e continua a vivere».
L'avvocato. «Tecnicamente, una sentenza ineccepibile - aggiunge l'avvocato Del Rosso - ma che lasci i familiari con l'amaro in bocca. E' stato molto difficile per me spiegare loro l'iter previsto dall'ordinamento giuridico italiano per il rito abbreviato. Devo dire che secondo me non si è trattato di un reato d'impeto, in quanto c'è stata una escalation ben precisa nella volontà di uccidere: i colpi di bottiglia, la coltellata, le mani attorno alla gola e, infine, il sacchetto sulla testa, per il quale Oksana è morta».
Il silenzio. Alla lettura della sentenza, Andrea Falaschi, assistito dall'avvocato Angelo Soccio, non ha avuto alcuna reazione: come spiegato anche in una lettera indirizzata al giudice e che il suo legale ha letto ieri mattina in aula, la sua unica aspettativa era quella di scontare in carcere la pena per il male che ha fatto.
«Noi ci aspettavamo una pena, qualsiasi pena - spiega l'avvocato - Dopo la sentenza ho parlato con il mio assistito: ha accettato questa condanna con tranquillità, senza alcun tipo di soddisfazione, come avrebbe fatto anche con una pena superiore. Nel quantificare la condanna, evidentemente il giudice ha tenuto conto del comportamento processuale dell'imputato, leale, corretto e coerente fin dall'inizio, dimostrando, pentendosi, di aver compreso il disvalore di ciò che aveva commesso».
Per l'omicidio di Oksana Auskelyte, 27enne ballerina lituana di lap dance, ieri in tribunale a Pistoia Andrea Falaschi è stato condannato per rito abbreviato a 18 anni di reclusione.
La pena. Dal punto di vista esclusivamente giuridico, conti alla mano, una pena congrua rispetto a quelle che erano le accuse. Una pena che però non è andata giù ai familiari della giovane vittima. L'ex parà di San Miniato, domiciliato a Montecatini, muratore piastrellista 36enne, era accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il giudice dell'udienza preliminare, Alessandro Buzzegoli, nella sua sentenza di condanna ha ricalcato i conti fatti dallo stesso pm, Ornella Galeotti, nel chiedere la pena di 18 anni di reclusione. Esclusa la premeditazione (è stato considerato un reato d'impeto), la pena base da cui è partito il conteggio, grazie al riconoscimento delle attenuanti (pentimento, confessione) equivalenti alle aggravanti contestate, è stata 24 anni, il minimo previsto per l'omicidio non aggravato. Ai 24 anni è stato quindi applicato lo sconto di un terzo previsto dalla legge per coloro che chiedono di essere processati allo stato degli atti per rito abbreviato (senza aggravi di tempo e di spese per il sistema giudiziario): 16 anni. Stesso discorso per l'occultamento di cadavere: 3 anni meno un terzo, uguale 2 anni. Pena finale, 18 anni.
Danni. Oltre a ciò, il gup ha condannato Falaschi al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile, stabilendo una provvisionale di 500mila euro per la madre e di 250mila euro per la sorella della vittima, che si erano costituite parti civili nel processo. Soldi che probabilmente non avranno mai, visto che Falaschi non possiede ormai più niente: già da alcuni mesi ha fatto mettere in vendita tutti i suoi averi realizzando circa 80mila euro che in questi giorni saranno consegnati alla famiglia di Oksana.
I familiari. Ieri in aula, ad assistere al processo c'erano la mamma, Regina Zukauskiene, la sorella, Diana Auskelyte e la cugina di Oksana, alle quali, il loro avvocato, Claudio del Rosso ha spiegato attentamente i motivi giuridici che hanno portato a una pena così relativamente mite. «Non possiamo essere d'accordo con la legge italiana - ha commentato la cugina dopo la sentenza - A noi sembra troppo poco per un omicidio così. E' la legge, ma non è giusto. Per noi è tutto finito, abbiamo perso Oksana per sempre. E a lui che succede? Diciott'anni in galera non vogliono dire nulla: là lui mangia, beve e continua a vivere».
L'avvocato. «Tecnicamente, una sentenza ineccepibile - aggiunge l'avvocato Del Rosso - ma che lasci i familiari con l'amaro in bocca. E' stato molto difficile per me spiegare loro l'iter previsto dall'ordinamento giuridico italiano per il rito abbreviato. Devo dire che secondo me non si è trattato di un reato d'impeto, in quanto c'è stata una escalation ben precisa nella volontà di uccidere: i colpi di bottiglia, la coltellata, le mani attorno alla gola e, infine, il sacchetto sulla testa, per il quale Oksana è morta».
Il silenzio. Alla lettura della sentenza, Andrea Falaschi, assistito dall'avvocato Angelo Soccio, non ha avuto alcuna reazione: come spiegato anche in una lettera indirizzata al giudice e che il suo legale ha letto ieri mattina in aula, la sua unica aspettativa era quella di scontare in carcere la pena per il male che ha fatto.
«Noi ci aspettavamo una pena, qualsiasi pena - spiega l'avvocato - Dopo la sentenza ho parlato con il mio assistito: ha accettato questa condanna con tranquillità, senza alcun tipo di soddisfazione, come avrebbe fatto anche con una pena superiore. Nel quantificare la condanna, evidentemente il giudice ha tenuto conto del comportamento processuale dell'imputato, leale, corretto e coerente fin dall'inizio, dimostrando, pentendosi, di aver compreso il disvalore di ciò che aveva commesso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
