Sicurezza
Anziano ucciso a sprangate la banda verso il processo
Pietro Barghigiani
Indagini chiuse: i quattro indagati in carcere accusati di omicidio volontario in concorso aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà
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MONSUMMANO. Omicidio volontario aggravato in concorso e rapina. Sono le accuse contenute nell'avviso di chiusura delle indagini notificato ai quattro indagati, ancora detenuti in carcere, per il delitto di Michele Galdi, il pensionato di 84 anni ucciso la sera del 21 febbraio nell'aia della sua abitazione in via del Fossetto a Cintolese.
Gli avvocati hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive.
Scaduto il termine la Procura della Repubblica valuterà la richiesta di rinvio a giudizio che appare scontata sulla base degli atti acquisiti nel corso delle indagini e, soprattutto, sulla scorta degli interrogatori resi dai protagonisti della rapina finita in tragedia.
Gli indagati. Sono state riempite centinaia di pagine di verbali da parte dei quattro indagati, tutti residenti a Monsummano: i fratelli Roviezzo, Samuele di 35 anni e Maurizio di 37, Gennaro Fastella, 45 anni, e E.S., albanese, minorenne al momento del fatto e che nel frattempo ha compiuto 18 anni. Fiumi di parole sgorgate dalle gole dei quattro protagonisti che sfociano, però, in mari diversi quando si tratta di stabilire chi imbracciava la mazza con cui è stato finito Michele Galdi dopo averlo percosso senza pietà.
Accuse al minorenne. Samuele Roviezzo dopo aver fornito una versione iniziale nella quale accusava il fratello Maurizio adesso punta l'indice contro l'albanese.
Stessa linea difensiva sposata anche dall'altro Roviezzo e da Gennaro Fastella.
L'immigrato respinge in toto l'ipotesi degli ex amici e indica in Samuele Roviezzo l'autore materiale dei colpi letali.
Le aggravanti. Tra la relazione dell'autopsia e le intercettazioni acquisite nelle ore successive alla scoperta del cadavere a carico dei sospettati, il pm Ornella Galeotti e i legali dei quattro indagati partono dallo studio di un faldone di oltre 400 pagine per costruire accusa e difesa su quello che avvenne la sciagurata sera del 21 febbraio.
Il capo d'imputazione di omicidio volontario in concorso viene aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà per il pestaggio letale. A carico dei quattro anche la rapina: non avendo trovato i soldi portarono via un cellulare lasciandosi alle spalle un morto.
Non sapevano di aver commesso un delitto. Samuele Roviezzo telefonò al 118 per segnalare la presenza di un uomo disteso in una corte.
Un ravvedimento tardivo che si rivelò determinante per le indagini: il luogotenente dei carabinieri Giuseppe Mignano riconobbe la voce del giovane registrata al telefono e dopo qualche ora i quattro erano in carcere.
L'autopsia. La novità principale emersa dall'autopsia è la causa del decesso. Non sarebbe stato un colpo sferrato alla testa dell'anziano a provocarne la morte, ma le bastonate inferte con un tubo di ferro sulla cassa toracica fino a fargli scoppiare il cuore.
L'arma del delitto è un tubo di ferro di 85 centimetri per un diametro di 3. Lo avrebbero trovato sul posto per contrastare la reazione di Galdi, anziano ma dal fisico ancora possente, al tentativo di rapina. I fori alle tempie, che in un primo momento potevano indurre a ipotizzare un colpo di pistola capace di trapassare il cranio da parte a parte, secondo i medici legali sarebbero stati provocati da due colpi di spranga. Si tratterebbe di ferite superficiali non in grado di causare la morte del pensionato, già conosciuto dalle forze dell'ordine per i suoi trascorsi in carcere per omicidio e storie di droga.
Quella che, stando all'autopsia, avrebbe fermato il cuore sarebbe stata la ripetuta serie di colpi contro il petto di Galdi fino ad arrivare allo schiacciamento della cassa toracica. Ammesso che la spranga possa anche essere passata di mano resta da chiarire chi ha avuto la forza di infliggere le ultime mazzate mortali.
Colpo: origine e tragedia. Dai verbali emerge un rapporto di stretta amicizia tra i Roviezzo e Fastella che spesso ospitava in casa sua i due fratelli. E proprio Fastella viene ritenuto l'ideatore del colpo.
Lui conosceva bene Michele Galdi, lo riteneva un secondo padre. Una frequentazione che lo aveva portato a sapere, o magari solo a sospettare, dell'esistenza di almeno 30mila euro nascosti dall'uomo.
Qualche giorno prima del 21 febbraio Fastella era stato a casa dell'anziano. Avevano bevuto insieme. Secondo l'accusa quella visita doveva servire a capire come muoversi una volta dentro la casa a caccia dei risparmi del pensionato.
I Roviezzo e l'allora minorenne albanese si sarebbero presentati alla porta, mentre Fastella li avrebbe attesi in auto sulla strada.
Quello che è successo da quando bussarono alla porta a quando fuggirono lasciando Galdi steso sull'aia di asfalto grezzo verrà ricostruito in aula.
Gli avvocati hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive.
Scaduto il termine la Procura della Repubblica valuterà la richiesta di rinvio a giudizio che appare scontata sulla base degli atti acquisiti nel corso delle indagini e, soprattutto, sulla scorta degli interrogatori resi dai protagonisti della rapina finita in tragedia.
Gli indagati. Sono state riempite centinaia di pagine di verbali da parte dei quattro indagati, tutti residenti a Monsummano: i fratelli Roviezzo, Samuele di 35 anni e Maurizio di 37, Gennaro Fastella, 45 anni, e E.S., albanese, minorenne al momento del fatto e che nel frattempo ha compiuto 18 anni. Fiumi di parole sgorgate dalle gole dei quattro protagonisti che sfociano, però, in mari diversi quando si tratta di stabilire chi imbracciava la mazza con cui è stato finito Michele Galdi dopo averlo percosso senza pietà.
Accuse al minorenne. Samuele Roviezzo dopo aver fornito una versione iniziale nella quale accusava il fratello Maurizio adesso punta l'indice contro l'albanese.
Stessa linea difensiva sposata anche dall'altro Roviezzo e da Gennaro Fastella.
L'immigrato respinge in toto l'ipotesi degli ex amici e indica in Samuele Roviezzo l'autore materiale dei colpi letali.
Le aggravanti. Tra la relazione dell'autopsia e le intercettazioni acquisite nelle ore successive alla scoperta del cadavere a carico dei sospettati, il pm Ornella Galeotti e i legali dei quattro indagati partono dallo studio di un faldone di oltre 400 pagine per costruire accusa e difesa su quello che avvenne la sciagurata sera del 21 febbraio.
Il capo d'imputazione di omicidio volontario in concorso viene aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà per il pestaggio letale. A carico dei quattro anche la rapina: non avendo trovato i soldi portarono via un cellulare lasciandosi alle spalle un morto.
Non sapevano di aver commesso un delitto. Samuele Roviezzo telefonò al 118 per segnalare la presenza di un uomo disteso in una corte.
Un ravvedimento tardivo che si rivelò determinante per le indagini: il luogotenente dei carabinieri Giuseppe Mignano riconobbe la voce del giovane registrata al telefono e dopo qualche ora i quattro erano in carcere.
L'autopsia. La novità principale emersa dall'autopsia è la causa del decesso. Non sarebbe stato un colpo sferrato alla testa dell'anziano a provocarne la morte, ma le bastonate inferte con un tubo di ferro sulla cassa toracica fino a fargli scoppiare il cuore.
L'arma del delitto è un tubo di ferro di 85 centimetri per un diametro di 3. Lo avrebbero trovato sul posto per contrastare la reazione di Galdi, anziano ma dal fisico ancora possente, al tentativo di rapina. I fori alle tempie, che in un primo momento potevano indurre a ipotizzare un colpo di pistola capace di trapassare il cranio da parte a parte, secondo i medici legali sarebbero stati provocati da due colpi di spranga. Si tratterebbe di ferite superficiali non in grado di causare la morte del pensionato, già conosciuto dalle forze dell'ordine per i suoi trascorsi in carcere per omicidio e storie di droga.
Quella che, stando all'autopsia, avrebbe fermato il cuore sarebbe stata la ripetuta serie di colpi contro il petto di Galdi fino ad arrivare allo schiacciamento della cassa toracica. Ammesso che la spranga possa anche essere passata di mano resta da chiarire chi ha avuto la forza di infliggere le ultime mazzate mortali.
Colpo: origine e tragedia. Dai verbali emerge un rapporto di stretta amicizia tra i Roviezzo e Fastella che spesso ospitava in casa sua i due fratelli. E proprio Fastella viene ritenuto l'ideatore del colpo.
Lui conosceva bene Michele Galdi, lo riteneva un secondo padre. Una frequentazione che lo aveva portato a sapere, o magari solo a sospettare, dell'esistenza di almeno 30mila euro nascosti dall'uomo.
Qualche giorno prima del 21 febbraio Fastella era stato a casa dell'anziano. Avevano bevuto insieme. Secondo l'accusa quella visita doveva servire a capire come muoversi una volta dentro la casa a caccia dei risparmi del pensionato.
I Roviezzo e l'allora minorenne albanese si sarebbero presentati alla porta, mentre Fastella li avrebbe attesi in auto sulla strada.
Quello che è successo da quando bussarono alla porta a quando fuggirono lasciando Galdi steso sull'aia di asfalto grezzo verrà ricostruito in aula.
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