Il Tirreno

Montecatini

Terme, uno sciopero apre la stagione

Dipendenti, albergatori e commercianti: che fine ha fatto il rilancio?

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MONTECATINI. L'ultima volta che dipendenti termali, albergatori e rappresentanti delle categorie economiche si erano riuniti per manifestare a difesa dell'azienda-simbolo di Montecatini, era il 25 gennaio 2006. Sfilarono in corteo ad Ascoli, sotto la sede di Vitawell, la società dell'ex re del benessere Mauro Scaramucci ormai diventato "odiato nemico" dei montecatinesi. Era stato lui che, a capo della Spa marchigiana, aveva ottenuto in gestione l'affitto dell'azienda, promettendo mirabolanti investimenti e finendo con il rimanere travolto nel fallimento del suo impero (nonostante il disperato tentativo di salvataggio con il "dirottamento" su suoi conti di 10 milioni del capitale sociale delle Terme).
 Oggi, a distanza di 27 mesi, si replica. Ma stavolta nel mirino di sindacati, lavoratori termali, albergatori, associazioni del commercio e commesse, tutti chiamati a raccolta alle 9 davanti al municipio, c'è la proprietà delle Terme, costituita da Comune e Regione.
 Come mai, a due anni dal ritorno della gestione delle Terme nelle mani degli enti pubblici, dell'atteso rilancio non si è ancora vista traccia? E' di questo che sindacati e categorie vogliono chiedere conto.
 E pensare che Comune e Regione al tramonto del secolo scorso avevano ricevuto in dote dallo Stato un'azienda con nove stabilimenti termali e un patrimonio immobiliare stimato (a seconda dell'interlocutore) dai 150 ai 300 milioni di euro (sì, c'è una bella differenza, ma a Montecatini succede anche questo). Era un'azienda ormai decotta, è vero. E Montecatini era diventata solo un pallido fantasma della "ville d'eaux" famosa nel mondo negli anni ruggenti della "belle époque". Colpa del "bulimismo" dei suoi imprenditori, che avevano preferito trasformare una città dalle atmosfere uniche in un "termificio". Erano gli anni dei curisti che piovevano grazie al sostegno della mutua, degli impiegati statali che "allungavano" le ferie con il certificatino che prescriveva le due settimane di fanghi, o il bicchierone d'aqua anti-stipsi. Tanto pagava Pantalone... E allora vai con i concertini di Nilla Pizzi al Gambrinus, gli spettacoli al Teatro Verdi, le capatine al night del Kursaal.
 Poi la sanità pubblica decise che queste spese non erano più sostenibili e il circo, piano piano, si ripiegò su se stesso. Lasciando sul terreno 250 alberghi alle prese con il problema di riconvertirsi verso un altro tipo di turismo, e un'azienda termale che cominciò a chiudere gli stabilimenti ormai vuoti (fino a tenerne in vita a malapena quattro).
 E questo declino non ha avuto un freno neanche dopo che la proprietà fu ceduta (gratuitamente) a Regione Toscana e Comune. Naufragato l'affidamento ai privati, i soci pubblici hanno deciso di gestire direttamente le Terme, avvalendosi di consigli di amministrazione indicati dalla politica seguendo il manuale Cencelli: tanti al centrosinistra (nominati dalla Regione) quanti al centrodestra (espressione del Comune). E' stato dato al famoso architetto Massimiliano Fuksas l'incarico di disegnare due piscine termali, come inizio di un progetto faraonico di rilancio che l'"archistar" ha battezzato "Villaggio termale".
 Ma c'è un però: l'intero piano industriale sfonda la cifra astronomica di 64 milioni, che per un'azienda che nel 2007 ha registrato una perdita d'esercizio di 3 milioni non è poco. Ora si è in attesa delle risposte delle banche a cui ci si è rivolti per i finanziamenti, sperando che arrivino in fretta perché nelle casse ci sono appena i soldi per pagare gli stipendi di maggio. Come far quadrare questi conti e far partire finalmente i cantieri? E' quello che hanno chiesto sindacati e categorie, alla proprietà, senza avere risposte chiare. Stamani, dopo il corteo lungo il nobile viale Verdi, torneranno a domandarlo al sindaco Ettore Severi.
Alessandro Gasperini

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