Il Tirreno

Montecatini

Ruben ospite di una casa famiglia

Pietro Barghigiani
Ruben ospite di una casa famiglia

Il padre: «Rapporto da ricostruire, lo porterò via quando sarà pronto»

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MONTECATINI. Lo hanno sistemato in una casa famiglia a Roma, assistito da uno psicologo, in attesa, forse già oggi, di incontrare suo padre.
 Il pellegrinaggio di Ruben Bianchi, il bimbo di 8 anni rapito dalla mamma svizzera Lucille Hunkeler nel luglio 2004, si arricchisce di una nuova tappa.
 Ma il significato del soggiorno nella capitale è ben diverso da quello vissuto finora in Africa, soprattutto nell'isola di São Tomé, con la mamma inseguita da un mandato di cattura internazionale per sequestro di persona.
 Nella casa famiglia il piccolo comincerà a conoscere di nuovo poco alla volta anche il padre Stefano Bianchi che non vede dal 18 luglio 2004. E quando sarà pronto la tappa successiva della sua nuova vita sarà nella casa del babbo a Colle di Buggiano.

 Parigi-Roma in un giorno. Il dottor Bianchi ieri mattina si trovava a Parigi. Il ministero degli Esteri gli aveva detto di essere all'aeroporto dove sarebbe atterrato il volo proveniente da Johannesburg con Ruben, Lucille e i funzionari dell'Interpol.
 «Non ci è sembrato il caso di incontrare il bimbo in un ambiente del genere e in presenza della madre - spiega al telefono il medico in viaggio verso Roma -. E così non l'ho potuto vedere. Gli scioperi dell'Air France hanno complicato le cose e sono stato costretto a prendere un'auto».

 Casa famiglia. Per tutto il pomeriggio il piccolo Ruben ha giocato negli uffici dell'aeroporto con i poliziotti e il dirigente del commissariato Giuseppe Picariello. Parla portoghese, anche se non ha dimenticato del tutto l'italiano. Sta bene e chi lo ha visto racconta di un bel bimbo tranquillo che vede del movimento intorno a lui ma non si preoccupa più di tanto. In serata uno psicologo si è preso cura del bambino che per i prossimi giorni sarà ospite di una casa famiglia.

 Nuovo rapporto. Dopo averlo ritrovato per Stefano Bianchi comincia ora un'altra sfida: instaurare un rapporto con il proprio figlio.
 «Mi sono preparato a questo appuntamento seguendo uno psicologo dell'infanzia - afferma il padre -. Ho lavorato su di me in previsione di questo momento. Fino a che lo specialista della casa famiglia non dirà che Ruben è pronto a lasciare la struttura non potrò portarlo via con me. Per questo in pratica mi trasferirò a Roma. Con tutto quello che ha passato Ruben ha bisogno di stabilità e io non vedo l'ora di dargliela. Spero che l'amore che provo per lui sia più forte della lingua, dell'assenza e della distanza».
 L'ex moglie. Bianchi, malgrado quello che ha dovuto passare, ha parole concilianti verso l'ex moglie.

 «Nei limiti del possibile se si ravvede e soprattutto smette di dare retta a certi consiglieri non sarò contrario a farle continuare un rapporto con Ruben. Lo faccio per lui. Il bimbo ha bisogno di entrambi i genitori e non deve subire le conseguenze della fine del nostro matrimonio».

 Standing ovation. Prima dell'inizio della gara Agricola-Carife lo speaker ha annunciato il rientro in Italia del bambino. Quando i tifosi hanno mostrato lo striscione con la scritta «Ruben giustizia è fatta» il Palamadigan è esploso in un applauso fragoroso durato oltre un minuto con gli spettatori in piedi felici e commossi. Una standing ovation per un'azione spettacolare che non si è vista in campo, ma in una storia a lieto fine.

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