Scoperta la raffineria dell’eroina
Paolo Nencioni
Droga tagliata male e venduta sottocosto: tre persone in manette
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MONTECATINI. L'"eroina dei poveri" usciva tutta da un anonimo appartamento di via del Popolino, una traversa di via Cava a Prato. Case nuove in mattoni rossi dalle quali la gente esce al mattino per andare al lavoro e rientra la sera, l'ideale per impiantare una bella attività illegale al riparo da sguardi indiscreti. Ai grossisti della droga, tutti residenti a Montecatini, è andata bene per mesi e mesi, fino a martedì sera, quando gli uomini della squadra mobile hanno fatto irruzione e hanno trovato quello che non si aspettavano: 73 chili tra eroina e sostanze da taglio, ma soprattutto macchinari per il confezionamento dei "panetti".
La "raffineria". Nell'appartamento al secondo piano di via Popolino 24 gli uomini della Narcotici, diretti dal vice questore di Prato Francesco Nannucci, hanno scoperto un vero e proprio laboratorio per la produzione di "mattoncini" da mezzo chilo di eroina: due presse che funzionavano con una pompa manuale ad aria compressa.
Su una c'era addirittura il "logo" dell'azienda, un rilievo metallico di forma esagonale, il marchio di fabbrica degli spacciatori.
Non una vera raffineria della droga, perché quelle ce le ha solo la mafia siciliana, ma tutto l'occorrente per tagliare l'eroina e confezionarla.
Le indagini. Alla palazzina di via Popolino la polizia è risalita in meno di sette giorni, in seguito alle indagini su due malori accusati la scorsa settimana da altrettanti tossicodipendenti in overdose.
Chi li ha visti ha capito subito che si erano iniettati robaccia in vena, eroina tagliata così male da mandare in crisi anche tossici di lungo corso.
Dai due si è risaliti agli spacciatori e poi ai fornitori.
Le attenzioni si sono appuntate su un giovane albanese e su un pachistano, fermati lunedì per un controllo "casuale".
Li hanno seguiti fin quasi a casa, poi martedì pomeriggio i poliziotti hanno bloccato il pachistano mentre usciva e lui non ha nemmeno provato a depistare. «È tutto di sopra» ha detto.
Il veleno. L'appartamento, preso in affitto dal pachistano all'inizio dell'anno, è praticamente vuoto: un letto, un divano e l'armamentario della droga.
Oltre alle due presse, numerosi attrezzi per mescolare l'eroina alla sostanza da taglio, una pistola Zastava 6.35 di fabbricazione cecoslovacca, proiettili, un po' di contanti, una maschera antigas. Ma l'attenzione dei poliziotti è stata attirata dalle sostanze usate per tagliare l'eroina, un po' di caffeina e una sostanza bianca maleodorante che non ha risposto a nessun reagente. È stata mandata al gabinetto regionale di polizia scientifica per capire che cos'è. Verosimilmente non è mortale, ma il questore Domenico Savi si è compiaciuto di aver tolto dal mercato un intruglio certamente dannoso. Per produrre i 73 chili di sostanza stupefacente trovata nella "raffineria", calcolano gli inquirenti, sono bastati 10 chili di eroina pura.
Gli arresti. In manette è finito il pachistano Rizwan Chaudhry Afsar, 33 anni, il "guardiano" della droga, insieme ai due cugini albanesi Oltian e Mexhan Herri, 22 e 19 anni, originari di Durazzo.
Tutti e tre sono immigrati regolari e hanno la residenza a Montecatini, il pachistano in via Petrarca, gli altri due in via Montale, (le case e un garage sono state perquisite nella notte). Erano i due cugini, secondo gli inquirenti, a far arrivare l'eroina dall'Albania a Montecatini. Poi la droga veniva spostata a Prato, tagliata, confezionata e smerciata nelle province di Prato, Firenze e Pistoia.
Concorrenza sleale. La premiata ditta pachistano-albanese vendeva eroina a prezzi stracciati: tra gli 8.500 e i 9.000 euro al chilo, poco più della metà del prezzo di mercato.
Se vogliamo, è un caso di concorrenza sleale nei confronti dei trafficanti più "onesti". Un prezzo da saldi di fine stagione ottenuto grazie all'uso massiccio di sostanza da taglio.
La coca sparita. Nell'appartamento di via Popolino sono stati trovati solo 20 grammi di cocaina, ma c'è il fondato sospetto che in quelle stanze ne sia passata molta di più.
Una delle due presse artigianali sequestrate dalla polizia serviva infatti a confezionare cilindretti di polvere bianca e gli spacciatori avevano fatto delle prove con la sostanza da taglio.
Se l'hanno acquistata, pagandola profumatamente, c'è da credere che la usassero.
Etica imprenditoriale. «Questo per me è un lavoro come un altro - ha confessato uno dei due cugini albanesi subito dopo l'arresto, prima di essere rinchiuso nel carcere della Dogaia - Io mi preoccupo solo di farlo bene. Il problema è di chi compra questa roba...».
La "raffineria". Nell'appartamento al secondo piano di via Popolino 24 gli uomini della Narcotici, diretti dal vice questore di Prato Francesco Nannucci, hanno scoperto un vero e proprio laboratorio per la produzione di "mattoncini" da mezzo chilo di eroina: due presse che funzionavano con una pompa manuale ad aria compressa.
Su una c'era addirittura il "logo" dell'azienda, un rilievo metallico di forma esagonale, il marchio di fabbrica degli spacciatori.
Non una vera raffineria della droga, perché quelle ce le ha solo la mafia siciliana, ma tutto l'occorrente per tagliare l'eroina e confezionarla.
Le indagini. Alla palazzina di via Popolino la polizia è risalita in meno di sette giorni, in seguito alle indagini su due malori accusati la scorsa settimana da altrettanti tossicodipendenti in overdose.
Chi li ha visti ha capito subito che si erano iniettati robaccia in vena, eroina tagliata così male da mandare in crisi anche tossici di lungo corso.
Dai due si è risaliti agli spacciatori e poi ai fornitori.
Le attenzioni si sono appuntate su un giovane albanese e su un pachistano, fermati lunedì per un controllo "casuale".
Li hanno seguiti fin quasi a casa, poi martedì pomeriggio i poliziotti hanno bloccato il pachistano mentre usciva e lui non ha nemmeno provato a depistare. «È tutto di sopra» ha detto.
Il veleno. L'appartamento, preso in affitto dal pachistano all'inizio dell'anno, è praticamente vuoto: un letto, un divano e l'armamentario della droga.
Oltre alle due presse, numerosi attrezzi per mescolare l'eroina alla sostanza da taglio, una pistola Zastava 6.35 di fabbricazione cecoslovacca, proiettili, un po' di contanti, una maschera antigas. Ma l'attenzione dei poliziotti è stata attirata dalle sostanze usate per tagliare l'eroina, un po' di caffeina e una sostanza bianca maleodorante che non ha risposto a nessun reagente. È stata mandata al gabinetto regionale di polizia scientifica per capire che cos'è. Verosimilmente non è mortale, ma il questore Domenico Savi si è compiaciuto di aver tolto dal mercato un intruglio certamente dannoso. Per produrre i 73 chili di sostanza stupefacente trovata nella "raffineria", calcolano gli inquirenti, sono bastati 10 chili di eroina pura.
Gli arresti. In manette è finito il pachistano Rizwan Chaudhry Afsar, 33 anni, il "guardiano" della droga, insieme ai due cugini albanesi Oltian e Mexhan Herri, 22 e 19 anni, originari di Durazzo.
Tutti e tre sono immigrati regolari e hanno la residenza a Montecatini, il pachistano in via Petrarca, gli altri due in via Montale, (le case e un garage sono state perquisite nella notte). Erano i due cugini, secondo gli inquirenti, a far arrivare l'eroina dall'Albania a Montecatini. Poi la droga veniva spostata a Prato, tagliata, confezionata e smerciata nelle province di Prato, Firenze e Pistoia.
Concorrenza sleale. La premiata ditta pachistano-albanese vendeva eroina a prezzi stracciati: tra gli 8.500 e i 9.000 euro al chilo, poco più della metà del prezzo di mercato.
Se vogliamo, è un caso di concorrenza sleale nei confronti dei trafficanti più "onesti". Un prezzo da saldi di fine stagione ottenuto grazie all'uso massiccio di sostanza da taglio.
La coca sparita. Nell'appartamento di via Popolino sono stati trovati solo 20 grammi di cocaina, ma c'è il fondato sospetto che in quelle stanze ne sia passata molta di più.
Una delle due presse artigianali sequestrate dalla polizia serviva infatti a confezionare cilindretti di polvere bianca e gli spacciatori avevano fatto delle prove con la sostanza da taglio.
Se l'hanno acquistata, pagandola profumatamente, c'è da credere che la usassero.
Etica imprenditoriale. «Questo per me è un lavoro come un altro - ha confessato uno dei due cugini albanesi subito dopo l'arresto, prima di essere rinchiuso nel carcere della Dogaia - Io mi preoccupo solo di farlo bene. Il problema è di chi compra questa roba...».
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