Il Tirreno

Montecatini

Lo sfogo di don Mario: «Lasciato solo»

Pietro Barghigiani
Lo sfogo di don Mario: «Lasciato solo»

Il parroco prende le distanze dalla petizione per allontanare i rom

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MONTECATINI. «Non voglio certo allontanare i rom. La mia firma su quella petizione è stata una forzatura da cui prendo le distanze. Il problema c’è e va risolto, ma da solo non ce la faccio. Istituzioni e comunità non mi aiutano». La firma di don Mario Avella, parroco della basilica di Santa Maria Assunta, è il secondo nel documento inviato a Comune e forze dell’ordine dopo quello del consigliere comunale di Forza Italia Mario Bagnoli. La missiva è chiara: via i nomadi che bivaccano e chiedono l’elemosina in piazza del Popolo.

«Non posso cacciarli». Il sacerdote fa appello alla carità cristiana della sua missione. «Non posso certo cacciarli - dice -. Anche loro sono creature di Dio. È una realtà con cui dobbiamo confrontarci senza fare vista di nulla. È indubbio che si dovrebbe trovare loro uno spazio adatto perché quello che occupano da tempo intorno alla chiesa non è di sicuro il più idoneo. Nei miei confronti si sono sempre comportati bene».

La petizione. Perché allora il nome del parroco compare nella petizione con cui viene chiesto l’allontanamento dei nomadi e maggiori controlli per i ragazzi che usano gli skate-board nei paraggi della chiesa? Risponde don Mario Avella: «Lungi da me l’idea di voler allontanare queste persone. Non condivido questo punto della petizione che ho firmato per sollevare un problema a cui nessuno per ora ha dato risposta. Il degrado nei dintorni della piazza non è tutta colpa dei rom. La notte questa zona diventa un luogo di incontro di tossicodipendenti. I nomadi sono solo una parte del disagio che viene avvertito da residenti e albergatori».

«Sono solo». Di fronte a un quadro di degrado progressivo don Avella si sente accerchiato e impotente. «Sono solo - afferma -. Non possono risolvere il problema dei nomadi con le mie forze. Nessuno, tra privati e istituzioni, si è dimostrato disponibile a cercare una soluzione che li togliesse dalla strada. Magari ci fosse qualcuno che mi dà una mano e mi aiuta. Ma finora non ce ne sono stati».

Bivacco rom. Da qualche giorno la comunità rom, composta da una ventina di persone, è più defilata rispetto all’occupazione dei giardinetti davanti alla basilica andata avanti per mesi. Ieri sei nomadi, in maggioranza donne, hanno bivaccato per gran parte del pomeriggio dietro la chiesa in un triangolo di verde che dà sulla piazzetta. Alcune scalze, altre con le infradito, immancabili i gonnelloni colorati. Sacchetti e resti dei pasti consumati stando sedute per terra lasciati tra l’erba. Il passaggio del gruppetto di rom non è passato inosservato. È la regola. Anche ieri come gli altri giorni quando i rifiuti anziché finire nei cassonetti rimangono all’aria aperta.

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