Il dolore
La Cdl reclama la testa
Ricavi diminuiti del 18% nel 2006. «Serve discontinuità»
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MONTECATINI. E’ bufera sulla gestione termale, alla luce dei dati del bilancio 2006. Il direttore generale Nicola Fortunati, ma anche (sia pure in misura minore) il presidente del Cda Giulio Baldi, sono entrati nel mirino della Cdl. Che in un comunicato congiunto, a firma dei coordinamenti comunali di Alleanza Nazionale, Forza Italia e Udc, ribadiscono in sostanza quanto affermato ieri dal partito di centro e anticipato dal Tirreno. Vale a dire che «è necessario un forte segnale di discontinuità», visto che ci sono «carenze gravi sul piano delle capacità gestionali presenti in azienda».
Tradotto: il centrodestra vuole almeno una testa, se non due. «I risultati della gestione termale, raffrontati con quelli degli anni precedenti (ricavi caratteristici passati da 5.304.000 euro a 4.330.000, con una flessione del 18%) impongono un momento di riflessione, se si vuole responsabilmente e realisticamente perseguire la realizzazione del progetto Fuksas e non limitarsi a vuote enunciazioni di intenti». E’ così che inizia la nota della Cdl, che spiega: «Il piano finanziario per la realizzazione del progetto si fonda su due elementi concorrenti: a) nuove risorse per euro 9.000.000 da raccogliere mediante aumento di capitale; b) una gestione corrente che produca la liquidità necessaria a rimborsare prestiti bancari per euro 20.000.000. I disastrosi risultati gestionali del 2006, meglio evidenziati nel documento allegato (che pubblichiamo nella tabella qui a fianco, ndr), e l’ulteriore tendenziale peggioramento (meno 6%) nel primo scorcio del 2007, impongono una riconsiderazione della questione.
Mentre rimane inalterata la fiducia circa le strategie di fondo del piano di rilancio, si evidenziano carenze gravi sul piano delle capacità gestionali presenti in azienda, che rischiano di minare la credibilità dell’azienda stessa circa la propria attitudine a sostenere il piano di rimborso dei prestiti». La volontà di An, FI e Udc di sostenere il piano di rilancio e di portarlo a compimento rimane inalterata, «ma proprio per questo - dicono - per assicurarsi il sostegno convinto del sistema bancario, e perché l’ulteriore aumento di capitale non appaia un atto di irresponsabilità verso i cittadini che dovranno subire sacrifici in altri servizi a causa della destinazione di fondi alle Terme, è necessario che venga dato un forte segnale di discontinuità, che coinvolga i soggetti cui affidare la gestione corrente e le deleghe gestionali».
In altre parole: dimissioni. «Non saremmo credibili verso i soci, verso le banche e verso i cittadini - concludono - se, dopo il peggior risultato degli ultimi 10 anni in termini di progressione del deficit aziendale, facessimo finta di niente lasciando tutto com’è. Sarebbe come ammettere che non vi è speranza di rigenerare la gestione termale. Ma in questo caso sarebbe un gesto di vera irresponsabilità deliberare un nuovo aumento di capitale per destinare alle Terme ulteriori risorse pubbliche che avrebbero il solo scopo di ripianare le perdite prodotte. Ci affidiamo quindi al senso di responsabilità di tutti affinché si possa assegnare di comune accordo all’azienda un nuovo assetto gestionale credibile, consequenziale alle chiare indicazioni che emergono dai risultati aziendali e ispirato all’interesse del rilancio aziendale».
Tradotto: il centrodestra vuole almeno una testa, se non due. «I risultati della gestione termale, raffrontati con quelli degli anni precedenti (ricavi caratteristici passati da 5.304.000 euro a 4.330.000, con una flessione del 18%) impongono un momento di riflessione, se si vuole responsabilmente e realisticamente perseguire la realizzazione del progetto Fuksas e non limitarsi a vuote enunciazioni di intenti». E’ così che inizia la nota della Cdl, che spiega: «Il piano finanziario per la realizzazione del progetto si fonda su due elementi concorrenti: a) nuove risorse per euro 9.000.000 da raccogliere mediante aumento di capitale; b) una gestione corrente che produca la liquidità necessaria a rimborsare prestiti bancari per euro 20.000.000. I disastrosi risultati gestionali del 2006, meglio evidenziati nel documento allegato (che pubblichiamo nella tabella qui a fianco, ndr), e l’ulteriore tendenziale peggioramento (meno 6%) nel primo scorcio del 2007, impongono una riconsiderazione della questione.
Mentre rimane inalterata la fiducia circa le strategie di fondo del piano di rilancio, si evidenziano carenze gravi sul piano delle capacità gestionali presenti in azienda, che rischiano di minare la credibilità dell’azienda stessa circa la propria attitudine a sostenere il piano di rimborso dei prestiti». La volontà di An, FI e Udc di sostenere il piano di rilancio e di portarlo a compimento rimane inalterata, «ma proprio per questo - dicono - per assicurarsi il sostegno convinto del sistema bancario, e perché l’ulteriore aumento di capitale non appaia un atto di irresponsabilità verso i cittadini che dovranno subire sacrifici in altri servizi a causa della destinazione di fondi alle Terme, è necessario che venga dato un forte segnale di discontinuità, che coinvolga i soggetti cui affidare la gestione corrente e le deleghe gestionali».
In altre parole: dimissioni. «Non saremmo credibili verso i soci, verso le banche e verso i cittadini - concludono - se, dopo il peggior risultato degli ultimi 10 anni in termini di progressione del deficit aziendale, facessimo finta di niente lasciando tutto com’è. Sarebbe come ammettere che non vi è speranza di rigenerare la gestione termale. Ma in questo caso sarebbe un gesto di vera irresponsabilità deliberare un nuovo aumento di capitale per destinare alle Terme ulteriori risorse pubbliche che avrebbero il solo scopo di ripianare le perdite prodotte. Ci affidiamo quindi al senso di responsabilità di tutti affinché si possa assegnare di comune accordo all’azienda un nuovo assetto gestionale credibile, consequenziale alle chiare indicazioni che emergono dai risultati aziendali e ispirato all’interesse del rilancio aziendale».
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