Il Tirreno

Montecatini

Il sindaco si arrende e dà le dimissioni

Luigi Spinosi

Mangiantini: «Bocciato dai Ds e dai vertici del mio stesso partito»

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PONTE BUGGIANESE. Alla fine sono arrivate: richieste dall’opposizione e provocate dalle spaccature interne alla maggioranza, il sindaco Marco Mangiantini ha annunciato le sue dimissioni. L’annuncio è arrivato venerdì sera in consiglio comunale, poco prima delle 23. L’annuncio era nell’aria. Anzi, tra i ben informati era dato per sicuro già da prima che iniziasse il consiglio: la decisione era maturata infatti la mattina stessa, alla luce di quanto era accaduto (o forse sarebbe meglio dire non accaduto) nelle 24 ore precedenti, quando il tentativo di formare una nuova giunta da parte di Mangianti era stato bloccato da una serie di veti incrociati, arrivati non solo dai Ds locali, ma anche dai vertici provinciali e regionali del suo stesso partito, la Margherita. Da qui la presa d’atto dell’impossibilità di continuare e la decisione di rimettere il mandato. L’annuncio è arrivato a consiglio inoltrato (ultima delle comunicazioni del sindaco) quando cominciava già a farsi largo l’ipotesi che le indiscrezioni circolate in città fossero in realtà solo voci infondate, invece...

«Comunico le mie dimissioni - ha esordito Mangiantini - motivate dall’impossibilità a ricostituire la giunta. La mia proposta di una giunta di garanzia non hanno trovato approvazione da parte dei Ds e nemmeno da parte della Margherita a livello provinciale e regionale». Tutti a casa dunque? Non è detto. La legge - lo ha ricordato lo stesso sindaco - prevede venti giorni di tempo prima che le dimissioni diventino efficaci. E queste dimissioni, ha specificato Mangiantini, «non sono irrevocabili». Resta da vedere se venti giorni saranno sufficienti per ritrovare quell’accordo tra i partiti del centrosinistra. Un’impresa non facile viste le rotture che hanno caratterizzato sin da subito il centrosinistra pontigiano, spezzato in due anime (Margherita e Rifondazione da una parte, Pdci e Verdi dall’altra), con continui rimpasti di giunta. Una situazione precipitata nelle ultime settimane, con i consiglieri Ds e Pdci usciti dalla maggioranza a garantire il solo appoggio esterno, a cui hanno fatto seguito le inevitabili dimissioni dei due assessori Ds.

Dal regolamento urbanistico alla gestione degli impianti sportivi fino al più recente bilancio di previsione (ma l’elenco potrebbe continuare) sono molti i motivi di contrasto sorti nella (ex) maggioranza, con i “ribelli” (Ds e Pdci) che chiedevano un dibattito interno per risolvere le divisioni e sbloccare lo stallo in cui, di fatto, versava l’amministrazione pontigiana. Ma quel dibattito interno, se c’è stato, non ha portato evidentemente risultati. E la mossa di Mangiantini è comunque destinata a sbloccare la soluzione, ponendo un limite certo al confronto: se in venti giorni l’accordo non viene trovato si torna al voto. Scettiche le reazioni dell’opposizione che, per voce del capogruppo Federica Pagni, ha messo in guardia la maggioranza dal fare una mossa di facciata, per ritrovarsi tra venti giorni nella stesa situazione di adesso. Ipotesi smentita dal capogruppo dei Democratici di Sinistra Marianna Sorini per la quale, se non si risolve la crisi, è «impensabile continuare per altri due anni ad andare avanti in questo modo».

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