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Bellei junior, l'imperatore del trotto

Paolo Allegri

Sfolgorante carriera del figlio di Nello: 11 vittorie negli ultimi tre mesi

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MONTECATINI. Viaggio nel regno dell’imperatore di tutti i trotti. I tifosi lo chiamano “Il figlio del vento”, all’anagrafe fa Enrico Bellei, figlio d’arte di papà Nello, il celebre “Ivan”, guidatore che vinse per ben 11 volte lo scudetto dei driver e che quest’anno in agosto il Sesana ricorderà avendo intestato il gran premio dei quattro anni, l’antico Dante, al magico driver che vestiva la giubba della scuderia Kyra. Enrico indossa sempre in corsa la sua giubba, in neroverde.

Nato per guidare, domenica scorsa l’Imperatore ha conseguito ad Agnano l’ennesimo successo di una sfolgorante carriera, il Città di Napoli vinto guidando Ismos Fp. Da tre mesi a questa parte le sue vittorie non si contano più. Sono ben 11 i GP vinti negli ultimi 90 giorni. Ha mani d’oro, intuito, senso del traguardo. E soprattutto rispetta il cavallo come nessuno. Non usa il frustino. Quando muove per affiancare il cavallo di testa quasi sempre porta a casa la corsa. Nato a Firenze il 3 maggio del 1963, Enrico ha ottenuto il primo successo nell’aprile del 1982 in sulky ad Ippogrifo. Per lui le statistiche documentano uno score di 12 frustini d’oro conquistati dal 1992 al 2006 e una collezione di gran premi che ormai si avvicina a quota 100.

Il primo successo in una classica l’ha ottenuto nel 1994 (l’Orlandi con Mc Cluckey). Le sue vittorie più significative sono state il Derby nel 1997 e il Gran Premio d’Europa nel 1998 con Uronometro, e il Lotteria del 1997 in sediolo a Wesgate Crown. All’estero ha conquistato le Buddenbrock-Rennen (Berlino) con Dino As nel 1997, annata in cui l’Enrico nazionale stabilisce il suo record di vittorie stagionali nei gran premi (13 in Italia più la vittoria in Germania con Dino As). La storia del Figlio del Vento insaziabile cacciatore dello scudetto dei driver inizia nel ’92.

Dalla sua faretra questo arciere formidabile estrasse 204 frecce che colpirono il centro dell’arco. Nel ’95 vince il titolo con 276 successi. Il superamento di quota 300 nel’96 con 323 successi. È una crescita inarrestabile quella del top driver nazionale, 324 vittorie nel ’97 per alzare ancora l’asticella e superarsi prima nel ’99 (364 centri) e festeggiare il duemila con il record assoluto di vittorie per un guidatore italiano: 422.

Numeri fenomenali che scorrono sul display assieme ai video delle sue imprese, quasi sempre guidate di spettacolare qualità. Bellei è sinonimo di vittorie in serie. Ricordiamo un’impresa rimasta negli annali: giovedì 3 luglio 2003 all’ippodromo di Firenze realizzò un filotto di vittorie, sei successi in una serata magica, dove tutto per lui sembrava facile: in testa in 300 metri e in totale controllo fino al traguardo. E l’applauso convinto del competente pubblico fiorentino all’ultima delle 6 vittorie, quasi una standing ovation per celebrare l’ennesima perla dell’Enrico nazionale.

Bellei in sulky è perfetto. Tempismo, mani buone, grande abilità tattica al servizio di un parco cavalli adeguato e programmato con senso strategico e uso del turn-over così che spesso i trottatori che interpreta corrono sotto categoria, moltiplicando in maniera esponenziale le chances di successo. Oltre a delle mani di velluto, Bellei possiede un’altra dote importante: conosce alla perfezione tutti gli avversari che incontra in pista: «Mi piace essere informato - commenta - e appena ho un attimo di tempo mi metto davanti alla tv e mi guardo le cassette delle corse. Conosco le caratteristiche di molti cavalli e questo in pista mi dà un vantaggio nell’interpretare lo schema di gara, nel leggere la corsa prevedendo le mosse dei rivali di turno».

Un imperatore che se in pista ha scritto imprese strepitose, fuori dalle corse è piacevolmente immerso nel messaggio sublime della sua paternità, due meravigliosi bambini, una femmina e un maschio frutto della bella storia d’amore con la bionda nordica Maryo, trascorsi da discreta amazzone alla sella. Storie di sport e di vita che si tingono di sogni e traguardi che si rinnovano, alzando le braccia verso il cielo come un albero che con i suoi rami si protende verso il blu.

Un colore che fa molto Francia e Paris-Vincennes, il regno dove l’Imperatore di tutti i trotti pensava di trasferirsi qualche anno fa, perché quel palcoscenico ammantato di gloria dove un tempo i trottatori normanni dominavano la madre di tutte le corse, nel ragazzo che aveva visto in tv correre Bellino II, Ideal du Gazeau e Ourasi, rappresentava l’isola su cui sbarcare nell’affermarsi driver mondiale, con tutta la fascinazione di un romanzo salgariano. E chissà che un giorno dal palazzo reale sulla collina di Montecatini muova una carrozza con l’Imperatore e le sue principesse, direzione Parigi per la gran recita di un Prix d’Amérique da vincere con un campione dalla classe inarrivabile e cristallina vestito del made in Italy. E se fosse un figlio di Varenne?

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