Finanza
Domenica lattrice Caterina Vertova porta in scena Mia figlia vuole portare il velo
Donne, Islam e diritti sul palco del Montand
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Lattrice Caterina Vertova interpreta Se mia figlia vuole portare il velo 2 MINUTI DI LETTURA
MONSUMMANO. Dopo anni di dibattito sul "velo", il mondo occidentale torna a interrogarsi sulla propria identità e sulle relazioni con la comunità islamica che vive al suo interno. E lo farà anche domenica alle 21 al teatro Yves Montand, quando in scena saliranno Caterina Vertova e Alice Torriani (e con la partecipazione in video di Alessandro Haber) per "Mia figlia vuole portare il velo". Al centro della questione ci sono le donne musulmane: è ammissibile portare il velo in una società che ha fatto della laicità e dell'emancipazione femminile due dei suoi cardini? Il testo scritto da Sabina Negri è liberamente tratto da: "Lettera a mia figlia che vuol portare il velo", di Leila Djitli, giornalista di origine algerina che vive a Parigi. Il romanzo ha raggiunto la vetta delle classifiche francesi. La trama vede protagonista Fatima, una donna franco-algerina che si è sempre battuta per l'integrazione, la libertà, i diritti delle donne musulmane. Jasmine è sua figlia, ha 25 anni e il giorno seguente si deve laureare in medicina. I preparativi per festeggiare l'importante traguardo, che racchiude in sé anche il valore dell'emancipazione, sono in corso. Ma improvvisamente Jasmine rivela alla madre che vuole portare il velo. Le sue parole tagliano l'aria, paralizzano i preparativi della festa, fanno crollare le certezze. Fatima inghiotte la rabbia, cerca di dominare la delusione, ma deve rinunciare a proibire. Il marito, che è sempre stato estraneo alle loro vite, viene chiamato in causa senza successo. Si riapre così uno scenario sul quale si agitano i grandi temi del rapporto uomo-donna, delle diversità, della fede e dell'integralismo. Lo scontro sembra destinato a inasprirsi e ad aprire ferite profonde. Ma, alla fine, le due donne trovano un terreno comune, quello dell'amore e del rispetto.
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