Il Tirreno

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I CONSIGLI DELL’ESPERTO

Tumori, famiglie in prima fila

Gian Ugo Berti

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 Un ruolo anche giuridico ovvero d'operatore sanitario con tanto di supporto economico e previdenziale per i familiari che assistano un malato di tumore (150 mila casi in Toscana). Ed ancora: i pazienti dovrebbero usufruire a livello domiciliare dei livelli essenziali d'assistenza (Lea). Maggiore valorizzazione, infine, per le associazioni no profit. È quanto emerge da una ricerca presentata per la prima volta in Italia da Censis, Roche, Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia: "Ad alta voce".  I pazienti - è emerso nella sede dell'incontro al Senato della Repubblica - giudicano adeguata l'assistenza del Servizio sanitario nazionale, bocciano invece la rete dei servizi sociali e chiedono cure sempre più personalizzate e dai minori effetti collaterali. Vedono poi il rischio che i tagli finanziari compromettano l'uso dei farmaci innovativi. Attualmente il tumore è considerato una "malattia sociale di massa". Il 57% ha superato la malattia da 5 anni.  Nel convegno, cui hanno dato il loro contributo organizzativo, l'Associazione Oncologica Pisana (P.Trivella), le Associazioni Tumori Toscana di Prato e Siena, si è fra l'altro stigmatizzato come un farmaco "innovativo" impieghi due anni, una volta approvato dagli organismi europei, prima di poter essere approvato in Italia. Il problema è comunque anche locale, dove le Regioni vanno in ordine sparso, senza un collegamento di rete. Il dubbio è che il malato finisca per andare a scegliersi la regione o l'Asl capace di avvicinarsi alle proprie esigenze di salute. Oggi,infatti, l'unico sostentamento assistenziale rimane, dove esiste, la famiglia.

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