Il Tirreno

Montecatini

Nella frazione è in corso la mostra di opere del pittore tedesco Ulrich Strube

San Quirico, il paradiso degli artisti

Al centro Ulrich Strube con, a destra, l’assessore Stefano Cirrito
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Al centro Ulrich Strube con, a destra, l’assessore Stefano Cirrito

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 PESCIA. Nel ventennale della sua frequentazione della Svizzera Pesciatina e, in particolare, della frazione di San Quirico, nella cui casa canonica soggiorna per due brevi periodi ogni anno, Ulrich Strube, grafico e pittore di Lipsia (Germania), espone alcune sue opere fino al 31 agosto agosto nella restaurata compagnia di San Quiricino che si trova davanti alla chiesa parrocchiale.  Strube ha tratto ispirazione per le sue opere dallo spettacolare "orto" della chiesa, una terrazza circondata dalle mura medievali che si apre sull'intera Valleriana, e le ha realizzate con tecnica mista - acquarello e tempera - su carta prodotta dalla cartiera Magnani. L'affezione e la fedeltà al territorio della montagna pesciatina sono stati espressi da Strube, fra l'altro, con l'invio di manodopera della sua città per i lavori di ristrutturazione di un immobile della parrocchia e con la diffusione della conoscenza dell'ambito pesciatino attraverso l'associazione Deutsch-Italienische Gesellschaft di Lipsia. La mostra è stata inaugurata alla presenza dell'assessore alla Cultura Stefano Cirrito che ha omaggiato l'artista di un riconoscimento da parte del Comune di Pescia. Eseguito un simpatico rinfresco nell'"orto" che ha ispirato l'artista.  Ulrich Strube, classe 1955, è nato e cresciuto a Lipsia, dove, accanto alla sua principale attività di grafico, svolge quella di pittore che riproduce le atmosfere della sua "Piccola-Parigi" o che, con fine ironia, rappresenta personaggi politici. Una serie di opere è nata nell'"orto della chiesa" di San Quirico di Valleriana, luogo non solo di ispirazione artistica ma anche di ristoro fisico e spirituale.  All'età di cinque anni voleva diventare un grande artista e restava affascinato dai profumi dei colori ad olio e della trementina che provenivano dall'appartamento di Zehtmeier, amico e collega di Max Schwimmer, il quale è sempre stato il suo modello di pittore e come lui, di sera, nella Germania orientale a regime socialista, con capelli lunghi, jeans consumati e un cappellaccio in testa frequentava le bettole della città, dove faceva schizzi su scatole di fiammiferi e sottobicchieri, piccole opere che vendeva subito. Girava per la città sempre con un pennello e un lapis in tasca e con alcuni tubetti di colori che diluiva con un goccio di acqua o di caffè o di birra, per cui si poteva parlare più che di acquarelli di "birrelli"!  Con il pittore pesciatino Giorgio Adocchi e la pittrice genovese Daniela Carati ha costituito una "rete artistica" grazie alla quale ha portato le loro opere in Svizzera e al parlamento europeo. Nel 1989 fu premiato dalla Deutsche Jean-Gebser-Akademie "magna cum laude".

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